TOSCANA - Cortona
SCHEDA :Chiesa S. Maria Nuova 5
TITOLO : Armi Laparelli

UBICAZIONE: Arezzo: Cortona, controfacciata, fin. wII (sul fianco destro della cappella Lavarelli).

PROVENIENZA: in situ

DIMENSIONI: cm. 76x158 (la misura si riferisce all'intero vano)

CRONOLOGIA: 1596

AUTORE: Urbano Urbani

COMMITTENZA: famiglia Laparelli

SOGGETTO: armi Laparelli

NOTE CRITICHE: la vetrata è costituita da semplici vetri a disco, senza decorazione negli interstizi. L'ornamento, se si esclude la cornice esterna con il classico motivo a racemi vegetali bianchi su fondo oro, è limitato alla parte centrale, dove si evidenziano le armi della famiglia Laparelli caratterizzate dal giglio di Francia. Esse sono circoscritte da una corona naturalistica formata da foglie di colore bianco inframezzate via via da inserti coloristici di una calda tonalità dorata, resa per mezzo del giallo d'argento, che si modellano nella forma di mele cotogne, pigne e, non a caso, di gigli. Anche lo stemma è ottenuto con questi due colori, l'oro e il bianco, abbinamento che contrasta con i colori araldici della casata, che sono l'oro e l'azzurro, come si può ricavare dal confronto con i blasonari a partire dal Cinquecento in poi. Le descrizioni araldiche infatti parlano di uno "scudo semipartito troncato, nel primo d'azzurro, nel secondo d'oro al giglio dall'uno all'altro; al terzo palato alternativamente d'oro e d'azzurro di quattro pezzi". Probabilmente in origine la cromia delle insegne era rispettata anche nella vetrata; si può congetturare che l'artista, per limitare l'ordito dei piombi, e conseguentemente il tempo di realizzazione, e quindi il costo del manufatto, abbia preferito, più sbrigativamente, applicare il colore a freddo sulle medesime lastre già lavorate parzialmente con il giallo d'argento. Quasi sicuramente anche le foglie della corona, che come un clipeo classico circonda le armi Laparelli, erano in origine tinteggiate di verde a freddo. Purtroppo tale prassi, segno di un'arte ormai al suo declino, utilizzata spesso in questo ciclo di vetrate da Urbano, non consente al colore di conservarsi a lungo nel tempo.

Dai documenti d'archivio è stato possibile ascrivere la vetrata ad Urbano Urbani, ma anche datarla con certezza al 1596: in questo medesimo anno infatti l'altare della cappella Laparelli fu ornato con la tavola della Natività della Vergine di Alessandro Allori. Tale data, scritta in numero romano nella forma "MDLXXXXVI", compare anche in un cartiglio nella parte inferiore della cornice che borda la vetrata.

STATO DI FATTO: a partire dal 2001 un restauro della competente Soprintendenza ha interessato le quattro vetrate di formato rettangolare della chiesa, fra le quali questa dei Laparelli. Prima di tale data la vetrata versava in un grave stato di degrado: alcuni dei vetri a disco erano mancanti o spezzati, qualche pezzo della cornice mancava. In relazione al decoro centrale risultavano mancanti superiormente un pezzo della corona floreale e altri vetri che costituivano la metà superiore dell'ornato in giallo d'argento che circonda lo scudo. Quest'ultimo, come si può arguire dai minuscoli frammenti che ancora rimanevano in loco, ripeteva l'andamento che nella stessa sezione il motivo ha nell'occhio Baldelli. Purtroppo questa parte è stata interpretata male, poiché si è cercato di duplicare nella parte superiore i motivi della parte inferiore.

Attualmente risulta incrinato uno dei vetri a disco sopra la corona floreale.

REF. FOTOGRAFICHE: Giovanna Virde

ESTENSORE: Giovanna Virde (luglio 2005)

BIBLIOGRAFIA

fonti archivistiche

Archivio Storico del Comune di Cortona, Opere riunite del Duomo e di S. Maria Nuova, Debitori e creditori G. 44, cc. 149r, 184r, 185r

testi a stampa

-PIETRO MATRACCHI, Giorgio Vasari e altri autori nella fabbrica di S. Maria Nuova a Cortona, Cortona, Calosci, 1998, pp. 180-181.

-GIOVANNA VIRDE, Un epigono del Marcillat: Urbano Urbani e il ciclo di vetrate tardo-cinquecentesco di Santa Maria Nuova a Cortona, in Mitteilungen des Kunsthistorischen Institutes in Florenz, XLVIII, 2004, fasc. 1/2, pp. 129-164, per la vetrata in questione pp. 142-143.