TOSCANA - Cortona
SCHEDA :Chiesa S. Maria del Calcinaio 2
TITOLO : S. Paolo

UBICAZIONE: Cortona (Arezzo), chiesa di S. Maria delle Grazie al Calcinaio. Finestra n II (?) (monofora).

PROVENIENZA: .la collocazione attuale probabilmente non è quella originale: stando alle indicazioni del Pinucci in questa finestra era allogata la vetrata di S. Onofrio e nella finestra del transetto sud si trovava il S. Paolo; mentre dalle fonti più tarde risulta situata in questa finestra. E’ probabile che le due vetrate siano state scambiate di collocazione a seguito dei restauri compiuti da francesco Moretti nel 1890.

DIMENSIONI: mq.1,363

CRONOLOGIA: 1517 (documentata: 24/11/1517).

AUTORE: Guillaume de Marcillat.

COMMITTENZA: famiglia Ridolfini di Cortona.

SOGGETTO: S. Paolo, con spada e libro, è sovrastato da una conchiglia a padiglione con filze di perle sostenuta da un putto alato. Alla base della vetrata, a sinistra, compare lo stemma Ridolfini.

NOTE CRITICHE: La vetrata appartiene alla prima fase stilistica dell’opera del Marcillat: se l’intero percorso artistico del Maestro, nativo del Berry, in terra d’Italia suole essere scandito in tre fasi cronologiche (1508-1515 periodo romano; 1515-1519 periodo cortonese; 1519-1529 periodo aretino), esse però non corrispondono esattamente alle tappe del mutamento stilistico riscontrabili nelle opere.

Pertanto, a prescindere dalla localizzazione geografica, si può parlare di una prima fase stilistica (1508-1517, corrispondente alle opere romane, cortonesi e alle prime per Arezzo eseguite a Cortona) definita "classicista" e spesso posta in relazione da alcuni critici con l’esperienza romana ed un’ipotizzata consuetudine del Maestro con la cerchia raffaellesca; di una seconda fase stilistica (1518-1524), corrispondente alle opere più note per Arezzo, in cui sempre più evidenti – ed esasperate – appaiono le citazioni michelangiolesche nelle tipologie, nelle pose, negli scorci, e tutta la vetrata, anche nell’intelaiatura architettonica, assume un accento marcatamente "manierista"; ed infine una terza fase stilistica (1524-1526), in cui il Maestro, non senza contraddizioni e ripensamenti, pere recuperare il senso di equilibrio e misura della prima fase.

La vetrata con S. Paolo fu commissionata dopo che il Marcillat aveva già eseguito altre opere per la chiesa del Calcinaio, e cioè l’occhio di facciata con la Vergine della Misericordia del 1516 (v. Cortona C. S. Maria del Calcinaio 1), commissionato dalla medesima famiglia Ridolfini, l’occhio della Cappella Maggiore con la Vergine ed il Bambino, gli Angeli, S. Giovanni Evangelista e S. Girolamo (documentata al 17/8/1516) – oggi non più esistente – su commissione di Margherita Bernardina, ed altre opere anch’esse oggi perdute, come le vetrate con stemmi Venuti e Ridolfini per la Sagrestia della chiesa (1516), o la Vergine col Salvatore ed Angeli eseguita per Sandra Sernini, o il S. Onofrio commissionato da G. B. Vagnucci (1517), opere tutte ricordate nei due libri mastri del Marcillat corredati dalle relative annotazioni contabili e di bottega.

Le opere di questa prima fase stilistica – comprendenti dunque anche le due serliane romane di S. Maria del Popolo (vedi Roma C. di S. Maria del Popolo 1 e 2) e la celebre Natività per il Duomo di Cortona ora divisa tra Londra e Detroit – sono caratterizzate dalla ricerca del rigore compositivo, la chiarezza espositiva ed il progressivo approfondimento nell’uso espressivo e decorativo di alcuni mezzi tecnici, quali le grisaglie a più toni, il giallo d’argento ed i vetri placcati ed incisi, a preludio dell’esplosione virtuosistica della seconda fase.

Di questa vetrata colpisce la semplicità dell’impianto, con la sola figura che si staglia contro il fondo neutro: tuttavia il S. Paolo, dal calibro ampio ma ben ponderato, appare vivificato da un leggero movimento rotatorio e dall’ancheggiamento tipico delle figure di questa fase stilistica del Maestro - si veda ad esempio la S. Lucia del Duomo aretino del 1516 (v. Arezzo Cattedrale 1).

Anche lo spazio attorno all’immagine sembra acquisire profondità grazie all’inserzione – non inconsueta in alcune opere del Maestro - di determinati elementi che fungono da indicatori dei vari piani in successione, quali la punta della spada dietro il piede del Santo, lo scorcio del braccio destro della figura, il libro che si dispone obliquamente sovrapponendosi ai limiti del fondo, e la conchiglia in alto – motivo arcaicizzante a carattere simbolico – che con la propria profondità sembra creare un effetto di nicchia tridimensionale.

Altrettanto sobria ma incisiva appare la scelta cromatica, basata su colori brillanti e compatti, ravvivata dall’uso raffinato delle grisaglie nel volto e nella barba del Santo.

Questa singolare impostazione dell’opera, così essenziale ma curata, tornerà in almeno due altre occasioni, e precisamente nelle vetrate con S. Antonio Abate (1520-1521) e S. Maria Maddalena (1525) per la chiesa aretina della SS. Annunziata (v. Arezzo C. della SS. Annunziata 4 , 5 ): le due opere, appartenendo a due fasi stilistiche diverse, quella "manierista" e quella estrema del recupero del "classicismo", mostrano come la pur variegata attività del Marcillat sia stata attraversata orizzontalmente, ed in tutto il suo percorso dalla prima all’ultima fase, da temi e da schemi ricorrenti e coerenti.

STATO DI FATTO: La vetrata deve il suo effetto a vari interventi di manutenzione succedutisi nei secoli, che hanno anche portato alla sostituzione di alcuni brani.

Il restauro più importante è stato eseguito nel 1892 da Francesco Moretti, massima autorità in Italia Centrale per quel tempo, autore di interventi anche su altre opere del Marcillat e su molte vetrate umbre (Perugia, Orvieto), tutti accomunati da una ricerca del rigore scientifico non comune per il XIX secolo, rintracciabile ad esempio nell’introduzione inedita – ed ancor oggi praticata come criterio filologico – della siglatura delle tessere sostituite per il riconoscimento.

A tale intervento va comunque ricondotta l’inserzione del fregio a monocromo che funge da cornice alla vetrata, eseguito sulla falsariga delle bordure antichizzanti realizzate dal Marcillat con il giallo d’argento, come ad esempio quelle visibili nelle riquadrature di alcune delle vetrate della chiesa della SS. Annunziata di Arezzo.

E tuttavia sarebbe auspicabile un nuovo intervento: come dimostrato dai restauri eseguiti negli ultimi anni sulle vetrate di Firenze, le superfici esterne dei vetri risultano preda di un processo in atto di corrosione dovuto ad un’azione combinata dei depositi di sporco e dell’umidità: sarebbe pertanto augurabile che anche queste vetrata fosse sottoposta alle medesime indagini conoscitive e ad analoghe cure volte all’arresto del degrado, attraverso il risanamento delle superfici e la protezione delle stesse con delle controvetrate atte a creare un sistema di areazione isotermico per la vetrata.

Auspicabile sarebbe anche l’analisi dello stato di degrado delle grisaglie, soprattutto ai fini di una corretta lettura del modellato in alcuni passaggi dell’incarnato.

Indicata infine sarebbe la ricomposizione delle tessere fratturate, l’eliminazione delle deturpanti ragnatele di piombi di contenimento con la conseguente integrazione pittorica a freddo delle attestature, nonché la mappatura di tutte le tessere sostituite nei precedenti restauri riferita al grafico dell’orditura del piombi.

BIBLIOGRAFIA: vedi Bibl. AREZZO – MARCILLAT.

REF. FOTOGRAFICHE:

ESTENSORE: Marina Del Nunzio (dicembre 2000).