TOSCANA - Cortona
SCHEDA :Chiesa S. Maria del Calcinaio 1
TITOLO : Madonna della Misericordia.

 

UBICAZIONE: Cortona (Arezzo), chiesa di S. Maria della Grazie al Calcinaio. Facciata, finestra W I (occhio).

PROVENIENZA: collocazione originaria.

DIMENSIONI: diametro 210 cm (misure stimate con la vetrata in situ).

CRONOLOGIA: 1516 (documentata: allogata 8/10/ 1516).

AUTORE: Guillaume de Marcillat.

COMMITTENZA: famiglia Ridolfini di Cortona.

SOGGETTO: La Vergine, affiancata da Angeli, accoglie sotto il proprio manto i fedeli inginocchiati. Alla base della vetrata compare lo stemma dei Ridolfini.

NOTE CRITICHE: Guillaume de Marcillat, nativo del Berry, era giunto in Italia intorno al 1508, convocato dal Bramante su ordine del pontefice Giulio II, per attendere alla realizzazione delle due serliane con Storie della Vergine e dell’Infanzia di Cristo per la chiesa romana di S. Maria del Popolo (vedi, Roma, S. Maria del Popolo 1 e 2); in seguito, sotto Leone X, si era dedicato anche all’esecuzione di vetrate a carattere araldico per i Palazzi Vaticani, oggi non più esistenti.

Nel 1515, per invito del Monsignor Silvio Passerini, datario di Leone X, il Marcillat si trasferì a Cortona, inaugurando quindi il secondo periodo della sua attività italiana (1515-1519): tale fase è particolarmente significativa poiché segna una maturazione nello stile dell’Artista e funge da preludio a quella che poi sarà la terza e più evoluta fase del soggiorno aretino (1519-1529).

Proprio durante questo periodo cortonese il Marcillat inizierà a tessere i primi contatti con l’Opera del Duomo di Arezzo, e le prime vetrate eseguite per la Cattedrale aretina di S. Donato furono realizzate a Cortona (vetrata con S. Silvestro e S. Lucia e occhio con la Pentecoste); ed è sempre a partire da questa fase cortonese che il Marcillat iniziò a tenere due dettagliatissimi libri mastri, fonti preziose per la ricostruzione della carriera del Maestro, con la registrazione di tutte le commissioni ed i dati contabili di bottega.

Appena giunto a Cortona, il Marcillat eseguì dei lavori – ricordati anche dal Vasari – per il Passerini, volti all’abbellimento del palazzo del monsignore in vista della visita di Leone X, e riguardanti gli affreschi di facciata con stemma papale e le figure di Corito e Dardano e quarantaquattro vetrate: otto con figure, undici con stemmi e venticinque bianche, oggi tutte non più esistenti.

La seconda commissione di rilevanza (Febbraio 1516) fu la vetrata per la Cattedrale cittadina con la raffigurazione dell’Adorazione dei Magi e dei Pastori: oggi smembrata tra Londra e Detroit, l’opera mostra importanti caratteri di evoluzione nello stile del Maestro rispetto alle due serliane romane, e nell’uso di tipologie umane più raffinate e dai movimenti ampi e solenni, e nel rapporto tra figure e spazio, e in quella ricerca di ricchezza dei dettagli e di virtuosismo mimetico negli effetti (per esempio negli effetti di stoffato vellutato, damascato o operato ottenuti anche con l’uso di vetri placcati ed incisi) che poi diverrà propria e distintiva delle opere del periodo aretino (vedi Arezzo, Cattedrale 3-7).

A tale arricchimento dell’immagine corrisponde anche un approfondimento tecnico ed una maggior naturalezza e complessità nell’uso delle varie grisaglie, soprattutto negli incarnati, e nell’impiego combinato del giallo d’argento.

Di questo nuovo clima si mostra partecipe anche l’occhio del Calcinaio: all’interno di uno schema compositivo tradizionale e volutamente arcaicizzante, si dispongono le varie figure nitidamente individuate nelle loro scultoree volumetrie e nel loro colloquiare ampio, pacato e solenne.

I tipi umani sono stati fortemente individualizzati nella fisionomia e nell’espressione grazie ad un sottile lavoro sulle tonalità delle grisaglie ed anche la gamma cromatica generale appare decisa e caratterizzata da contrasti di colori profondi e brillanti con predominanza dei rossi, degli azzurri e dei viola.

Soprattutto, come nell’Adorazione di Cortona, di pochi mesi precedente all’occhio del Calcinaio, inizia a comparire un più insistito interesse per il particolare minuto e prezioso, reso con perizia tecnica di altissimo livello, come appare dagli abbigliamenti dei due personaggi di spicco inginocchiati in primo piano, manifestamente concepiti con la cura della resa illusionistica delle diverse specificità materiche delle stoffe, degli ornati, e della loro differente consistenza e lavorazione.

In particolare la ricchezza dei paramenti del pontefice che appare a sinistra sembra preludere a quella delle vesti sacre indossate da Onorio III nella raffigurazione di un suo incontro con S. Francesco nell’occhio della chiesa di S. Francesco ad Arezzo di ben otto anni più tarda (1524) (vedi Arezzo, S. Francesco 1).

Nonostante la presenza di caratteristiche poi riprese in opere seguenti, l’occhio del Calcinaio, da un punto di vista strettamente stilistico, ben si inserisce in quella che potremmo definire la prima produzione del Marcillat in Italia (1508-1517 ca.) (opere romane, cortonesi e prima vetrata per Arezzo con S. Silvestro e S. Lucia), caratterizzata da una tendenza all’equilibrio e alla composizione ponderata che da alcuni studiosi viene definita come "classicismo" e posta in relazione al soggiorno romano e ad una dibattuta familiarità del Maestro con l’ambito raffaellesco; a partire dal 1518 (occhio della Pentecoste di Arezzo) infatti assistiamo ad un mutamento che caratterizzerà la fase matura e più splendida dell’opera dell’Artista, dovuto all’inserimento di spunti e richiami sempre più evidenti – ma talora malintesi – a Michelangelo, soprattutto nelle anatomie dei corpi, nelle pose dinamiche e nella forza costruttiva del disegno e dello scorcio (1518-1524); a tale fase "manierista" succede poi un ultimo periodo (1524-1526), in cui, pur se tra contraddizioni (vedi l’occhio con l’Assunzione per la SS. Annunziata di Arezzo del 1525), il Marcillat pare tornare a composizioni più pacate ed equilibrate, anche nel rapporto tra figure ed architetture (vedi il citato occhio con Onorio III e S. Francesco o lo Sposalizio della Vergine per la SS. Annunziata di Arezzo del 1526).

Dal punto di vista iconografico i tre personaggi che emergono in primo piano per ricchezza di vesti e per cura nell’individuazione sono stati identificati nel pontefice Leone X, nell’imperatore Massimiliano d’Asburgo e , a sinistra, nel cardinale F. Soderini, vescovo di Cortona (Tafi).

STATO DI FATTO: La vetrata deve il suo effetto a vari interventi di manutenzione succedutisi nei secoli, che hanno anche portato alla sostituzione di alcuni brani.

Il restauro più importante è stato eseguito nel 1891 da Francesco Moretti, massima autorità in Italia Centrale per quel tempo, autore di interventi anche su altre opere del Marcillat e su molte vetrate umbre (Perugia, Orvieto), tutti accomunati da una ricerca del rigore scientifico non comune per il XIX secolo, rintracciabile ad esempio nell’introduzione inedita – ed ancor oggi praticata come criterio filologico – della siglatura delle tessere sostituite per il riconoscimento.

E tuttavia sarebbe auspicabile un nuovo intervento: come dimostrato dai restauri eseguiti negli ultimi anni sulle vetrate di Firenze, le superfici esterne dei vetri risultano preda di un processo in atto di corrosione dovuto ad un’azione combinata dei depositi di sporco e dell’umidità: sarebbe pertanto auspicabile che anche queste vetrata di facciata fosse sottoposta alle medesime indagini conoscitive e ad analoghe cure volte all’arresto del degrado, attraverso il risanamento delle superfici e la protezione delle stesse con delle controvetrate atte a creare un sistema di areazione isotermico per la vetrata.

Auspicabile sarebbe anche l’analisi dello stato di degrado delle grisaglie che in alcuni punti appaiono dilavate, con conseguente perdita di leggibilità del modellato, soprattutto in alcuni dei brani dei volti.

Indicata infine sarebbe la ricomposizione delle tessere fratturate, l’eliminazione delle deturpanti ragnatele di piombi di contenimento –soprattutto di quelle che tagliano il collo della Vergine, le mani del Soderini, ma anche di quelle che contengono le tessere del fondo in prossimità delle teste degli Angeli e alcune parti del manto della Vergine - con la conseguente integrazione pittorica a freddo delle attestature, nonché la mappatura di tutte le tessere sostituite nei precedenti restauri riferita al grafico dell’orditura del piombi.

BIBLIOGRAFIA: vedi Bibl. AREZZO – MARCILLAT.

REF. FOTOGRAFICHE:

ESTENSORE: Marina Del Nunzio (dicembre 2000).