TOSCANA - Cortona
SCHEDA : C. di S. Maria delle Grazie al Calcinaio 0
Vetrate esistenti           vetrate perdute

L’edificio venne edificato fuori dal tessuto urbano quale santuario per ospitare un’immagine della Vergine che si riteneva avesse nel 1484 operato un miracolo; la costruzione, avviata nel 1485 da Francesco di Giorgio Martini, impegnò l’artista sino alla sua morte, nel 1501. I lavori poi proseguirono ad opera di Pietro di Domenico di Nozzo [o Norbo] con la voltura della cupola; e nel 1519 fu realizzato il ciborio per ospitare l’immagine della Vergine.

Costruita dopo l’esperienza urbinate la chiesa si rivela opera della maturità dell’artista per la rara essenzialità volumetrica: un’ampia e luminosa aula a croce latina confluisce nei tre bracci uguali di transetto e abside creando uno spazio netto e cristallino. Vaste volte a botte mediano l’imposta della cupola riversando una luminosità diffusa sulle terse pareti. La simmetria compositiva rispecchia quell’ideale geometrico espresso da Francesco di Giorgio nel suo Trattato: "che i vuoti fossero sopra i vuoti, i pieni sopra i pieni, i sostegni sopra i sostegni, secondo gli assi preordinati, porte e finestre contro porte e finestre per retta linea e corda". Una simmetria compositiva estesa anche alla finestratura: in asse con le finestre rettangolari a timpano del primo registro si situano infatti i grandi occhi soprastanti nel secondo registro; e la loro partitura è sottolineata dalla linearità delle cornici in pietra arenaria nettamente stagliate sull’intonaco candido. La stessa essenzialità dei volumi si avverte all’esterno nel nitore delle superfici non alterato da aggetti esorbitanti delle modanature.

Verosimilmente non appartiene al progetto di Francesco di Giorgio la chiusura delle finestre con vetrate multicolori che avrebbero interrotto il sobrio candore dei paramenti murari. Il programma di invetriatura dedicato principalmente alla glorificazione della Vergine, fu dunque avviato solo nel 1516, ed attuato con il concorso di vari mecenati esponenti di una classe emergente desiderosa di adeguarsi ai modelli più avanzati del mondo artistico contemporaneo. Perdute ormai numerose vetrate, il programma iconografico è oggi ricostruibile solo attraverso le fonti (Marcillat, Vasari, Pinucci). Nel gennaio 1516 il Marcillat nei suoi registri annota la commissione da parte di Sandra Sernini, di una vetrata rettangolare, per la finestra absidale (fin I, perduta) raffigurante Il Salvatore fra gli Angeli ; e nel settembre dello stesso anno nel soprastante occhio absidale fu posta in opera la grande vetrata donata da Margherita Bernardina (fin I sup.); il soggetto di questa vetrata – anch’essa perduta - è noto dalla descrizione del Mancini: "seduta sul sole, posando i piedi sulla luna, la Vergine fra due angioli col Figlio nel grembo, da destra l’Evangelista Giovanni, da sinistra S. Girolamo in veste cardinalizia" . Fortunatamente si è conservato l’occhio in controfacciata raffigurante la Madonna della Misericordia (v. Cortona C di S. Maria del Calcinaio 1), allogato al Marcillat nell’ottobre 1516. I lavori procedettero celermente; nel gennaio e nel settembre 1517 furono approntate le due vetrate per le finestre nelle testate del transetto, raffiguranti rispettivamente S. Paolo e S. Onofrio (Finestre n. II, sII), donate l’una da Pietro Ridolfini, l’altra da Giambattista Vagnuzzi. Di queste l’unica superstite è il S.Paolo, l’altra è scomparsa. La finestratura comprendeva originariamente altre vetrate purtroppo perdute: il Pinucci riportando una memoria di padre Costantino Ghini, elenca altre vetrate non citate né dal Marcillat né dal Vasari e già perdute al tempo del Pinucci: i due occhi sovrastanti le due vetrate di S . Paolo e S. Onofrio (finestre nII sup. e sII sup); occhi raffiguranti la Visitazione e l’Epifania; ed una vetrata raffigurante S. Sebastiano situata nella fin.nIII; indicazione confermata da una vecchia fotografia pubblicata dallo Stegmann nell’edizione originale del suo libro. La stessa vetrata è indicata nel 1909 anche dal Mancini, ma nella fin. sIII; per cui giustamente la Luchs ipotizza che la vetrata, originariamente situata nella fin. nIII, sia stata spostata nella corrispondente finestra del lato sud a seguito del restauro condotto da Francesco Moretti (1890).