TOSCANA - Arezzo
SCHEDA :Chiesa della SS. Annunziata  9
TITOLO : Putti e monogramma di Cristo.

UBICAZIONE: Arezzo, chiesa della SS. Annunziata (già S. Maria delle Lacrime). Finestra s III (monofora).

PROVENIENZA: collocazione originaria.

DIMENSIONI: base 88 x 67,5 cm.; luce 161,5 x 70 cm.

CRONOLOGIA: 1520 (iscrizione MDXX).

AUTORE:

COMMITTENZA: Nicola di Nicola Spadari (attribuzione).

SOGGETTO: a1 due putti aureolati sostengono uno stemma; a 2-5 sulla vetrata, composta di "rulli" bianchi e di elementi di raccordo colorati e rosette, spicca il monogramma raggiante di Cristo.
La cornice è formata da una sequenza di festoni, tavolette poligonali in prospettiva alternate a cilindretti, spirali di foglie d’acanto avvolte su bastoni e targhe con cerchi divisi in tre settori contraddistinti dalle lettere "N" "I" e "C" e croce di S. Andrea tagliata.

NOTE CRITICHE: La vetrata appartiene ad un gruppo di opere della chiesa della SS. Annunziata dalla delicata vicenda critica ed attributiva; generalmente non considerate negli scritti dedicati all’arte vetraria, tali vetrate vengono invece ascritte in blocco – nonostante le differenze stilistiche – dalla periegetica locale all’opera di Guillaume de Marcillat, attivo ad Arezzo dal 1519 al 1529 ed autore di svariate vetrate per la SS. Annunziata (vedi Arezzo, SS. Annunziata 1-5).

In realtà, tra tutte queste vetrate attribuite, soltanto due, quella con S. Girolamo e S. Nicola e quella con Gioacchino e Anna alla Porta Aurea, possono essere ricondotte ad un ambito di influenza del Maestro, ma probabilmente non ad un suo intervento diretto (vedi Arezzo, SS. Annunziata 6-7).

Anche questa vetrata è stata riferita dagli scrittori locali al Marcillat (Del Vita, Falciai),mentre altrove si è addirittura ipotizzato – nonostante la differenza nelle dimensioni – che la parte superiore potesse in origine essere costituita dalla citata vetrata con Gioacchino ed Anna (Inventario Soprintendenza 1913).

Più recentemente G. Virde (1990) si è occupata dell’opera, notandone la data iscritto (1520) e ponendola in relazione con la concessione fatta dalla Compagnia della SS. Annunziata in data 3 Maggio in favore di Nicola Spadari della Cappella "…iuxta maium altarem a laterem sinistro quam cappellam dictus Nicolas possit et sibi liceat ornarem…", personaggio al quale parrebbero alludere anche le lettere "N" "I" e "C" inserite nelle targhe della cornice, formanti la prima parte del nome Nicola.

Sebbene lo stemma non identifichi alcuna famiglia nota a causa della sostituzione della parte centrale con un vetro giallo, la parte superiore di esso è interpretabile in guisa di "capo d’Angiò" come nello stemma Spadari, e tutta la vetrata risulta giocata sui toni del rosso e dell’azzurro, colori araldici della famiglia.

Del resto, un altro Spadari, Guaspari, fin dal 1518 aveva ottenuto il patronato di un’altra Cappella, sul lato opposto della chiesa, dove erano state collocate una vetrata araldica con l’arme di famiglia, oggi perduta, e, dal 1520, l’occhio con S. Girolamo eseguito dal Marcillat (vedi Arezzo, SS, Annunziata 1).

Un altro altare della potente famiglia aretina era poi nel Duomo, ornato con una raffigurazione di S. Francesco: tale particolare devozione sembra riproporsi anche nella struttura in terracotta dell’altare nella Cappella della SS. Annunziata (1526) ove compare nuovamente la figura del Santo stigmatizzato quale alter Christus e nella scelta stessa del soggetto della vetrata, il monogramma raggiato, simbolo prescelto a contraddistinguere i Francescani Minori (Virde).

L’analisi dello stile dell’opera condotta dalla Virde tenderebbe ad escludere il coinvolgimento del Marcillat nella realizzazione: nettamente evidente è infatti il divario stilistico e tecnico che nasce dal confronto tra la parte inferiore della nostra vetrata – con i due putti trattati in maniera approssimativa e non curata nella stesura delle grisaglie – e la parte inferiore della vetrata con S. Silvestro e S. Lucia nel Duomo (vedi Arezzo, Cattedrale 1), laddove i putti reggistemma condotti dalla mano del Marcillat appaiono più composti, curati, tratteggiati con sapiente maestria negli incarnati dal gioco delle grisaglie.

Anche il particolare della sommità dello stemma, unica parte originale dello scudo araldico, se paragonato con quello dell’arme Spadari che compare nell’occhio con S. Girolamo del Marcillat mostra tutta l’insicurezza dell’autore ignoto nell’esecuzione.

Infine anche la cornice presenta colori e motivi arcaicizzanti (Virde) non impiegati dal Marcillat, autore di splendide bordure con decori antichizzanti realizzati in monocromo al giallo d’argento.

Per l’insieme di tali fattori la studiosa si è mostrata propensa ad escludere questa vetrata dal corpus del Marcillat, anche perché l’opera non è ricordata nei libri mastri dell’Artista, e a riportarla ad un ambito produttivo locale: la difficoltà nell’ulteriore specificazione attributiva nasce dalla natura stessa della vetrata a rulli, tipologia molto comune e con parti figurative assai ridotte.

Tuttavia la Virde ha riscontrato analogie, ad esempio per la definizione degli interstizi tra disco e disco, con la vetrata col Volto Santo in S. Maria del Sasso a Bibbiena e con le vetrate Jacopi e Riccialbani in S. Maria Maddalena dei Pazzi a Firenze, entrambe prodotte nella bottega dei frati Gesuati di Firenze.

E’ dunque da ricordare che i Gesuati avevano iniziato a lavorare per Arezzo già dalla fine del XV secolo, producendo ad esempio nel 1478 la vetrata con S. Donato ed il Cristo risorto per il Duomo e che poi si erano definitivamente stanziati ad Arezzo nel 1504, partecipando forse alla prima campagna di invetriatura della SS. Annunziata nel 1509, realizzando - secondo le ipotesi della critica più recente – la vetrata con il Santo Vescovo del coro (vedi Arezzo, SS. Annunziata 8) e la vetrata centrale con la Vergine ed il Bambino (vedi Arezzo, SS, Annunziata 12).

STATO DI FATTO: Per la storia degli interventi di restauro subiti dalle vetrate della chiesa si ha notizia nel 1593 di un’opera generale di riassetto di tutte le finestre della SS. Annunziata per mano di Leonardo Bruschi, con rintelaiatura e ripiombatura delle vetrate.

Nuovi interventi vennero messi in opera nell’ ‘800, ma è difficile poterne stabilire natura ed estensione a causa della genericità delle fonti documentarie.

L’ultimo intervento risale al 1958-59 e fu effettuato dalla ditta Tolleri di Firenze, ma non ne esiste la documentazione, se non alcune fotografie, in quanto, a causa del fallimento della ditta, non vennero eseguiti tutti i dovuti rilievi.

Come dimostrato dai restauri eseguiti negli ultimi anni su diverse vetrate italiane ,si è notato come le superfici esterne dei vetri mostrino spesso un processo in atto di corrosione dovuto ad un’azione combinata dei depositi di sporco e dell’umidità: sarebbe pertanto auspicabile che anche questa vetrata fosse sottoposta alle medesime indagini e ad analoghe cure volte all’arresto del degrado, attraverso il risanamento delle superfici e la protezione delle stesse con una controvetrata atta a creare un sistema di areazione isotermico per la vetrata, unite poi ad un intervento di restituzione dell’immagine.

Nell’opera infatti sono presenti numerose ragnatele di piombi che raccolgono le tessere fratturate, soprattutto nella zona inferiore, deturpando le immagini; a ciò si aggiunge un cattivo stato di conservazione delle grisaglie che altera la percezione del modellato originale.

BIBLIOGRAFIA: vedi Bibl. Arezzo SS. Annunziata

REF. FOTOGRAFICHE:

ESTENSORE: Marina Del Nunzio (gennaio 2001).