| TOSCANA - Arezzo |
| SCHEDA : Cattedrale 7 |
| TITOLO : Pentecoste |
UBICAZIONE: Arezzo, Cattedrale - Finestra W (occhio della facciata).
PROVENIENZA: collocazione originale.
DIMENSIONI: diam. 350 cm.
CRONOLOGIA: 1518 (documentata: allogata 4/6/1518; terminata 21/10/1518).
AUTORE: Guillaume de Marcillat (documentato).
COMMITTENZA: Opera del Duomo (iscrizione OPERA).
SOGGETTO: La Pentecoste.
NOTE CRITICHE: L’opera, eseguita dal Marcillat quand’
egli dimorava ancora in Cortona (1515-1519), è la seconda ad essere stata
realizzata per la Cattedrale aretina, dopo la vetrata con S. Lucia e S.
Silvestro (1516 vedi finestra n III) e prima del ciclo delle cinque bifore della
navata meridionale con storie cristologiche (1519-1524 vedi finestre s IV, s V,
s VI, s VII, s VIII).
Dal punto di vista dell’inquadramento della scena, questa opera si lega a
quelle del periodo romano (1506-1515 vedi Roma, chiesa di S. Maria del Popolo) e
del periodo cortonese del Maestro, presentando un partito ancora piuttosto
semplificato, costituito da un diaframma architettonico caratterizzato da
elementi di rimando classicheggianti: rispetto alle opere precedenti però da
questa vetrata in poi cominciamo ad assistere a quell’eliminazione progressiva
del paesaggio -prima visibile in lontananza al di là delle architetture, come
nelle serliane di S. Maria del Popolo o nella monofora con S. Lucia e S.
Silvestro (vedi n III)- che sembra preludere a quella sorta di prevalere
assoluto dell’impianto architettonico e prospettico che si verificherà nelle
opere posteriori, a costituire quasi un elemento caratteristico e distintivo
della fase matura dell’artista; analogamente, anche la connotazione dei brani
architettonici è qui ancora piuttosto sobria, per trasformarsi poi in una
visione più liberamente creativa, anche a livello coloristico.
Più difficile è la valutazione del dato stilistico: la vetrata infatti ha
subito nel tempo vari interventi di restauro, integrazione e manomissione (vedi
oltre), per cui elementi incongrui o stridenti sono venuti ad interpolare la
trama originaria falsandone la leggibilità.
Al Marcillat appare risalire almeno l’impianto generale delle figure, che,
rispetto alla produzione precedente, segna un maggior accostamento a modelli
michelangioleschi, volto ad un accrescimento delle potenzialità
plastico-volumetriche e dinamiche dei personaggi: tale tendenza sembrerà
accentuarsi vieppiù nelle opere del periodo aretino (1519-1529), e pittoriche e
su vetro.
Sempre al Marcillat risale, come concezione generale, l’inserimento di
particolari iconografici desueti, come ad esempio il dettaglio del gesto dell’Apostolo
in ginocchio, di spalle, in primo piano, che si porta una mano al volto a
schermare gli occhi per non rimanere abbagliato dal manifestarsi della luce e
della presenza divina: un atto simile ricomparirà infatti nella vetrata
circolare della chiesa della SS. Annunziata di Arezzo, raffigurante l’Assunzione
della Vergine (1525- vedi), compiuto da uno degli Apostoli a sinistra.
E probabilmente ancora al Marcillat risale, al di là delle integrazioni e
sostituzioni, la scelta cromatica, affine –pur se non identica nella
distribuzione delle quantità in rapporto tra loro- a quella delle altre opere,
che appare privilegiare un esteso impiego dei rossi, dei viola e dei vinaccia,
dei blu in contrapposizione ai gialli e ai verdi.
Colpisce invece l’assenza degli inserti virtuosistici nei panneggi tesi a
simulare stoffe damascate o operate, elemento in un certo senso distintivo dell’opera
del Marcillat, almeno rispetto al panorama italiano: e proprio nelle estese
sostituzioni potrebbe essere ricercata la causa dell’assenza di tale
componente di difficilissima esecuzione e quindi ardua riproducibilità.
Nei brani sicuramente autentici si riconosce la "mano" dell’Autore,
soprattutto dalla conduzione della grisaille, ora più potente e pastosa
a suggerire effetti volumetrici, ora più leggera e tratteggiata a far balenare
un sottile chiaroscuro. Tutto il resto appare come ricostruzione se non
addirittura –nei volti dei personaggi- come fredda intromissione dovuta al
tipo di "metodologia" seguita nella prassi del restauro ottocentesco.
STATO DI FATTO: La vetrata ha subito vari interventi, a
partire da quello del 1529 del Marcillat stesso che rifece completamente la
testa ad uno dei personaggi, sebbene non specificato. Successivamente, a seguito
del danneggiamento della parte superiore della vetrata dovuto ad una bufera, nel
1828 R. Zaballi e A. Magi "ricostruirono" le parti perdute con pesanti
interpolazioni, modificando addirittura il tracciato dei piombi originari per
farli aderire ai nuovi vetri.
Nel 1909 la vetrata fu nuovamente restaurata da Francesco Moretti, che
intervenne soprattutto nella parte centrale e destra dell’opera, siglando
tutte le tessere sostituite con una M.
Nel 1998 la vetrata è stata oggetto di un nuovo restauro da parte del prof. S.
Papucci e di A. Becattini e R. Cappelletti dello Studio Polloni di Firenze:
perfettamente funzionale si è rivelato il telaio, formato da una serie di
piatti di ferro di 30 mm e da una parte mobile superiore "ad incastro"
per trattenere i nove antelli.
Nelle operazioni di pulitura è stata riscontrata sulle superfici esterne una
patina tenace di depositi polverosi, substrato per innesti di batteri e funghi
responsabili –con l’umidità- del processo di degrado del vetro, che è
stata eliminata con lavaggi con acqua distillata ed impacchi di E.D.T.A. e di
carbonato di ammonio; quest’ultimo, in soluzione leggera, è stato impiegato
per la pulitura delle superfici interne dai depositi di polvere e nero fumo.
E’ stata poi ripulita e saldata l’orditura dei piombi. Si è provveduto al
rincollaggio delle tessere fratturate e gli antelli sono stati stuccati a
guazzo. Durante quest’ultimo restauro non sono stati eseguiti interventi
integrativi.
Il restauro pittorico – a freddo- è stato limitato al reintegro delle lacune
e delle velature.
I pannelli sono stati poi ricollocati tra la struttura fissa del telaio e quella
mobile ad incastro. Si è provveduto inoltre a restaurare la controvetrata di
protezione, realizzata con vetro "cattedrale" bianco tessuta a piombi
con disegno a "rulli", colmandone le lacune.
Tutte le operazioni sono state documentate con relazioni e rilevamenti grafici e
fotografici e con la mappatura delle tessere sostituite nel corso dei precedenti
restauri.
BIBLIOGRAFIA: vedi Bibl. Arezzo –Marcillat.
REF. FOTOGRAFICHE: Archivio A.P.T., Arezzo (Foto Ugo Baldesi)
ESTENSORE: Marina Del Nunzio (aprile 2000).