TOSCANA - Arezzo
SCHEDA :Chiesa della SS. Annunziata  7
TITOLO : Incontro di Gioacchino e Anna.

UBICAZIONE: Arezzo, chiesa della SS. Annunziata (già S. Maria delle Lacrime). Coro, finestra s II (monofora).

PROVENIENZA: Arezzo, chiesa della SS. Annunziata. Vano murato al di sopra dell’organo e della Cappella Ricciardi.

DIMENSIONI: 143 x 77,5 cm.

CRONOLOGIA: prima metà del XVI secolo.

AUTORE:

COMMITTENZA: famiglia Ricciardi di Arezzo (attribuzione).

SOGGETTO: L’incontro di Gioacchino ed Anna alla Porta Aurea.

NOTE CRITICHE: Quest’opera appartiene ad un gruppo di vetrate della chiesa aretina della SS. Annunziata alquanto problematiche per stile ed attribuzione: non mai menzionate in trattazioni specifiche sul tema vetrario, tali opere sono ricordate in compilazioni divulgative a carattere locale che, ad onta della diversità stilistica e cronologica esistente tra alcune di esse, tendono a riportarle in blocco all’attività di Guillaume de Marcillat, in base a singoli richiami presenti soltanto in alcune di esse – come in questo caso o in quello del S. Girolamo e S. Nicola (vedi Arezzo, SS. Annunziata 6) – con l’opera dell’insigne artista.

In effetti il Marcillat, dopo aver lavorato a Roma e a Cortona, si era trasferito ad Arezzo (1519), incidendo profondamente in senso innovativo sulla tradizione vetraria locale, grazie anche all’opera di divulgazione capillare intrapresa in varie provincie della Toscana dai suoi allievi e collaboratori.

Del resto il Marcillat stesso, oltre che per il Duomo di Arezzo e per la chiesa di S. Francesco, aveva lavorato in più riprese per la SS. Annunziata, realizzando una perduta Annunciazione, un S. Girolamo, un S. Antonio abate, l’Assunzione della Vergine, lo Sposalizio della Vergine e una S. Maria Maddalena (vedi Arezzo, SS. Annunziata 1-5), opere che testimoniano – non senza contraddizioni come nell’Assunzione – un suo passaggio dallo stile più dinamico e michelangiolesco che aveva dominato nelle bifore per il Duomo ad una concezione più raccolta e pacata, anzi quasi più vicina ad alcune soluzioni del periodo romano (1508-1515, vedi Roma. S. Maria del Popolo 1 e 2) e cortonese (1515-1519, vedi Cortona (Arezzo), S. Maria del Calcinaio 1 e 2).

Questa vetrata ha subito inoltre delle traversie interpretative dal punto di vista iconografico: l’Inventario della Soprintendenza del 1913 individua le due figure nelle Sante Lucilla e Flora, mentre la maggioranza della periegetica locale (Pasqui- Viviani, Castri, Paoloni, Coradini, Tafi) interpreta la scena come la Visitazione, seguita da parte della critica (Atherly), o come incontro della Vergine con S. Anna (Del Vita, Falciai, Tavanti), mentre soltanto recentemente (Luchs 1985) si è giunti alla corretta identificazione dei due personaggi, ad evidenza uno maschile ed uno femminile, con Gioacchino ed Anna presso la Porta Aurea di Gerusalemme.

L’opera è stata presa in considerazione soprattutto da G. Virde (1990), che ha aperto una nuova via di interpretazione dei documenti esistenti: infatti l’autrice parte dalle considerazione della presenza della figura di un riccio, che interrompe la continuità della trabeazione, per legarlo in senso araldico alla famiglia dei Ricciardi di Arezzo come possibili committenti dell’opera, ai colori dell’arme dei quali parrebbe alludere anche la forte preponderanza dell’azzurro intenso ed irreale del cielo ed il verde smeraldo del fondo.

Del resto originariamente la vetrata era collocata proprio al di sopra della Cappella concessa dalla Compagnia della SS. Annunziata nel 1518 a Francesco di Antonio Ricciardi e la Virde ritiene che la vetrata debba essere collocata cronologicamente tra il 1518 ed il 1528, anno della morte di Francesco Ricciardi.

La Virde prosegue poi notando l’estrema originalità dell’impianto, laddove è la cornice stessa a formare ilusionisticamente la sagoma della Porta, la perizia nel condurre i fregi antichizzanti in monocromo al giallo d’argento – tradizionale nell’opera del Marcillat -, una certa somiglianza d’immagine con l’analogo episodio illustrato dal Marcillat in una delle due serliane romane di S. Maria del Popolo (1508-1510), ma anche alcune lacune tecniche nel commettere le tessere e nell’occultare i legamenti dei piombi seguendo il disegno prestabilito.

Il vaglio di questi fattori fa concludere all’Autrice che al Marcillat potrebbe spettare l’ideazione generale della scena, soprattutto per quanto vi è di innovativo ed originale, mentre l’esecuzione sarebbe da ascrivere ad un collaboratore, forse da individuare in Stagio di Fabiano Sassoli in quanto, nei libri mastri della bottega del Marcillat, a lui è intestato un conto in data 28/7/1527 per l’acquisto di 5 libbre di occhi di vetro e di un certo quantitativo di vetro colorato da impiegare in una non specificata finestra della SS. Annunziata.

Ed in effetti, se l’ "invenzione" compositiva dell’ambientazione, il richiamo a modelli decorativi classici ed una maggior compostezza delle figure che sostituiscono allo slancio affettivo dell’episodio romano di S. Maria del Popolo un dialogo più intimo fatto di sguardi e gesti trattenuti potrebbero far pensare al Marcillat dell’ultimo periodo, quello in cui è palese il recupero del "classicismo", alcune lacune esecutive tenderebbero ad escludere un intervento diretto della mano del Maestro.

Si potrebbe trattare pertanto di un collaboratore dotato, simile ma forse non eguale all’esecutore del S. Girolamo e S. Nicola (vedi Arezzo, SS. Annunziata 6), forse da rintracciare non tra i nomi più noti del Pastorino, di Michelangelo Urbani e del figlio Urbano, di Maso Porro per confronto con le loro opere, ma piuttosto tra quelli che, frequentando la bottega del Maestro, ne colsero lo spirito pur senza raggiungere la fama.

Pertanto l’ipotesi lanciata dalla Virde, lungi dallo stabilire un termine perentorio – anche perché Stagio di Fabiano Sassoli, pur essendo familiare al Maestro, aveva comunque un suo retroterra culturale ben diverso, di sapore vagamente arcaicizzante, come dimostrano le luci del Duomo di Arezzo da lui condotte con Domenico Pecori dal 1513 – apre però un confronto e sottolinea la portata dell’impatto e della diffusione dei modi del Marcillat all’interno della tradizione culturale italiana.

STATO DI FATTO: La vetrata si presenta mutila nella parte inferiore e probabilmente la sua situazione è stata aggravata dallo spostamento di vano, attuato forse in concomitanza col restauro del 1958-59, e dal conseguente adattamento alla nuova finestra.

Dettagli su tale decisione e sull’intervento di restauro, effettuato dalla ditta Tolleri di Firenze, non ne esistono in quanto, a causa del fallimento della ditta, non vennero eseguiti tutti i dovuti rilievi.

Precedentemente, si ha notizia nel 1593 di un’opera generale di riassetto di tutte le finestre della chiesa per mano di Leonardo Bruschi, con rintelaiatura e ripiombatura delle vetrate.

Nuovi interventi vennero messi in opera nell’ ‘800, ma è difficile poterne stabilire natura ed estensione a causa della genericità delle fonti documentarie.

Attualmente le condizioni dell’opera appaiono alquanto precarie, per il modo in cui oggi risultano commesse le tessere e per la presenza di varie ragnatele di piombi di frattura, altamente deturpanti come nel caso della testa di S. Anna.

Anche lo stato delle grisaglie presenta alcuni punti di cedimento che sarebbe opportuno verificare.

Come dimostrato dai restauri eseguiti negli ultimi anni su diverse vetrate italiane ,si è notato come le superfici esterne dei vetri mostrino spesso un processo in atto di corrosione dovuto ad un’azione combinata dei depositi di sporco e dell’umidità: sarebbe pertanto auspicabile che anche questa vetrata fosse sottoposta alle medesime indagini e ad analoghe cure volte all’arresto del degrado, attraverso il risanamento delle superfici e la protezione delle stesse con una controvetrata atta a creare un sistema di areazione isotermico per la vetrata, unite poi ad un intervento di restituzione dell’immagine.

BIBLIOGRAFIA: vedi Bibl. Arezzo SS. Annunziata

REF. FOTOGRAFICHE:

ESTENSORE: Marina Del Nunzio (gennaio 2001).