| TOSCANA - Arezzo |
| SCHEDA : Cattedrale 6 |
| TITOLO : Cristo e l’Adultera |
UBICAZIONE: Arezzo, Cattedrale - Finestra s V (bifora).
PROVENIENZA: collocazione originaria.
DIMENSIONI: cm. 530 x 70 ciascuna luce.
CRONOLOGIA: 1524 (documentata: allogata 1/6/1522; terminata 13/6/1524). Iscrizione: ANNO DO(mi)NI MDXXIIII.
AUTORE: Guillaume de Marcillat (documentato).
COMMITTENZA: Opera del Duomo (iscrizione nell’oculo O P(er) A con segno di abbreviazione nell’asta della P).
SOGGETTO: Cristo e l’Adultera.
NOTE CRITICHE: La
vetrata venne eseguita contemporaneamente a quella con la Cacciata dei Mercanti
dal Tempio (vedi finestra s VI) e svariati legami possono essere colti tra le
due opere che unanimemente vengono considerate i capolavori, per inventiva
compositiva e perizia tecnica, dell’intera produzione del Maestro.
Anche in questa vetrata ritroviamo l’impostazione dell’immagine su tre
registri sovrapposti e soprattutto ammiriamo nuovamente il sontuoso apparato
architettonico d’ambientazione: anzi, in questa opera il prospetto di fondo
sembra assumere un’importanza maggiore che non nelle bifore precedenti,
diventando addirittura elemento preponderante della scena.
Si tratta infatti di un alto edificio a due ordini (nella cornice tra i due
piani è l’iscrizione POSUERUNT ADVERSUM ME MALA PRO BONIS), connotato in
maniera classica ma fastosamente coloristica, e fortemente caratterizzato dall’inserimento
del nicchione centrale a conchiglia, di sapore bramantesco: diversamente da
quanto appare nelle altre opere aretine, ora l’episodio sembra svolgersi in un
luogo chiuso o delimitato e l’elemento architettonico si pone come diaframma
nei confronti dell’esterno (vedi per converso i porticati aperti delle
finestre s VIII, s VI, s IV, che stabilivano un rapporto dialettico con lo
spazio circostante) e come imponente frontescena per l’accadere dell’azione.
I personaggi, come di consueto, fondono echi e reminiscenze di quei modelli
michelangioleschi e raffaelleschi appresi durante i soggiorni romani, non senza
lievi disparità qualitative nell’esecuzione e nella resa: se le figure del
Cristo, dell’Adultera e degli astanti del secondo registro sono potentemente
tratteggiate grazie ad un disegno costruttivo che nulla toglie però alla
compostezza, nelle tre figure dei Farisei in primissimo piano sono invece
riscontrabili alcune forzature, e nella posa e nella scorciatura degli arti
inferiori, fenomeno presente anche in altre vetrate del Duomo (ad esempio
finestre s VIII, s VI) e negli affreschi delle volte che il Marcillat stava
contemporaneamente conducendo.
Sapientissima anche in questa opera si rivela la tecnica di esecuzione e
mirabile si mostra la resa dei dettagli più minuti, fattori ricollegabili all’educazione
di stampo franco-fiammingo dell’Autore: raffinata è la conduzione
differenziata delle stesure di grisaille, più incisiva e ricca laddove
bisogna indurre l’effetto del volume, e altrove più tenue, in punta di
pennello, a suggerire, anche ricorrendo a tonalità differenti, la delicatezza
degli incarnati: a tale preziosità si accompagna la ricercatezza dei dettagli e
degli effetti ottenuti col giallo d’argento
Ancora una volta stupisce poi l’illusionismo mimetico con cui il Maestro è
riuscito a restituirci l’immagine della varia natura dei marmi, degli
ornamenti, delle stoffe, nell’ultimo caso ottenuta ricorrendo all’uso di
vetri placcati e incisi: famosi tra tutti –e già sottolineati dal Marchini- l’effetto
"vellutato" della veste rossa puntinata di bianco dell’Adultera
realizzato con vigorosi tocchi di grisaille sul vetro rosso plaqué
inciso e l’esempio del copricapo del Fariseo in primo piano a destra ottenuto
con vetro blu inciso a motivi vegetali poi rialzati col giallo d’argento (per
l’uso di tali tecniche –non particolarmente diffuse in Italia- vedi anche le
finestre s VIII con la Vocazione di S. Matteo e soprattutto s IV con la
Resurrezione di Lazzaro, entrambe del 1520).
STATO DI FATTO: L’intervento
di restauro è stato effettuato tra il 5 aprile e il 5 luglio 1995 dal prof. S.
Papucci e da A. Becattini e R. Cappelletti dello Studio Polloni di Firenze. Già
la fase di rimozione dell’opera si è presentata delicatissima poiché la
vetrata risultava murata nella pietra per circa 3 cm per lato, creando zone di
tensione e di fratturazione per i vetri delle tessere perimetrali. Una volta
liberata, con piccoli scalpelli, la vetrata –privata delle bacchette esterne
di sostegno- è stata sottoposta a pulitura: per rimuovere i depositi di polvere
e nero fumo dalle superfici interne si è impiegata una soluzione di acqua
distillata e carbonato di ammonio; per le superfici esterne, già interessate da
un principio di polverizzazione del vetro, i depositi sono stati eliminati con
solventi e bisturi: per rallentare il processo di deterioramento del vetro è
stato poi steso un velo protettivo a base di ragia, olio di lino e cera d’api.
Si è passati poi alla pulitura e risaldatura dei piombi e si è provveduto ad
una nuova fasciatura esterna.
Il risanamento dei vetri fratturati ha riguardato soprattutto le tessere
perimetrali: i vetri più spessi sono stati saldati "in costola" con
resine fotosensibili ai raggi U.V., mentre per i vetri più sottili o
danneggiati ci si è avvalsi anche di un supporto incolore appositamente
sagomato. Le reintegrazioni sono state relative soltanto a frammenti
ridottissimi.
In accordo con la Soprintendenza competente si poi rimosso il piombo di frattura
che deturpava il volto dell’Adultera, ricomponendo le due parti di vetro in
modo corretto e con un leggero restauro pittorico.
Il restauro pittorico vero e proprio –eseguito a freddo- è stato limitato
alle cadute di colore.
Gli antelli, stuccati a guazzo, sono stati poi provvisti di nuove bacchette di
sostegno e di un telaio di alloggiamento in ferro che ha reso possibile il
recupero della visibilità di quelle parti perimetrali prima murate; è stato
inoltre posto un controtelaio in ottone e cristalli antisfondamento, che assolve
anche al compito di isolare termicamente la vetrata dall’esterno, arrestando
così il fenomeno del degrado e della polverizzazione del vetro a causa dell’umidità.
Tutte le fasi dell’intervento sono state documentate con relazioni e
rilevamenti grafici e fotografici.
BIBLIOGRAFIA: vedi Bibl. Arezzo –Marcillat.
REF. BIBLIOGRAFICHE: Archivio A.P.T., Arezzo (Foto U.Baldesi)
ESTENSORE: Marina Del Nunzio (aprile 2000).