TOSCANA - Arezzo
SCHEDA :Chiesa della SS. Annunziata  6
TITOLO : S. Girolamo e S. Nicola.

UBICAZIONE: Arezzo, chiesa della SS. Annunziata (già S. Maria delle Lacrime). Finestra n VII sup. (monofora).

PROVENIENZA: collocazione originaria.

DIMENSIONI: 136 x 78 cm.

CRONOLOGIA: prima metà del XVI secolo.

AUTORE:

COMMITTENZA: famiglia Forti di Arezzo.

SOGGETTO: S. Girolamo e S. Nicola di Bari con sfondo architettonico raffigurante una nicchia con catino a conchiglia. Iscrizioni: HIERONIMVS NICOLAVS.

NOTE CRITICHE: La vetrata appartiene ad un gruppo di opere della chiesa dell’Annunziata alquanto problematico dal punto di vista attributivo, poiché alcune di esse – come in questo caso – presentano delle evidenti coincidenze con lo stile di Guillaume de Marcillat.

Il Marcillat infatti, dopo aver ,lavorato a Roma e a Cortona, nel 1519 si era trasferito ad Arezzo, realizzando vetrate per il Duomo, per la SS. Annunziata (vedi Arezzo, SS. Annunziata 1-5) e per la chiesa di S. Francesco, e dunque lasciando un profondo segno nella cultura locale con la sua arte: arte in continua evoluzione, caratterizzata da una evidente rielaborazione del michelangiolismo e della Maniera nelle vetrate per il Duomo (e nei contemporanei affreschi delle navate) e poi, dal 1524 in avanti – ma non senza ripensamenti come nell’Assunzione della Vergine per la SS. Annunziata – volta verso il recupero del "classicismo" e dell’equilibrio che avevano connotato gli esordi della carriera italiana del Maestro.

In particolare, il Marcillat aveva iniziato a lavorate per la SS. Annunziata già dal 1520, con l’occhio con S. Girolamo, proseguendo poi negli anni seguenti con l’Assunzione, lo Sposalizio della Vergine e con la perduta Annunciazione.

Il Vasari stesso nella Vita del Marcillat cita le opere principali eseguite per la chiesa, menzionandone poi genericamente altre tre: di queste due sono state identificate nel S. Antonio abate e nella Maddalena grazie alle registrazioni esistenti nei libri mastri di bottega dell’Artista, mentre permane incertezza sulla terza, stante la presenza nella chiesa di quel citato gruppo di vetrate che presentano più o meno stringenti analogie con lo stile del Maestro.

Tali vetrate non sono state prese in considerazione dagli studi monografici sul Marcillat, ma risultano citate in opere a carattere divulgativo locale, in cui vengono per lo più assegnate indiscriminatamente al Maestro, al di là delle differenze formali esistenti tra una vetrata e l’altra.

Gli unici studi recenti sull’argomento sono quelli della Atherly, della Luchs e soprattutto della Virde (1990), che ha affrontato il tema dal punto di vista archivistico e documentario.

In base alle testimonianze della Soprintendenza (Inventario 1913) e ai rilievi fotografici del restauro (1959-60), la studiosa ha ricostruito l’aspetto originario della vetrata, che prevedeva in basso la presenza dell’arme della famiglia Forti: il primo membro della famiglia ad essere accettato nella Compagnia della SS. Annunziata fu Nicola di Pietro Forti nel 1541 e a lui potrebbero alludere e la figura di S. Nicola e il leone attributo di S. Girolamo, in quanto animale araldico dello stemma dei Forti.

Se così fosse la vetrata si collocherebbe oltre un decennio dopo la morte del Marcillat (1529) – salva l’ipotesi che i Forti abbiano fatto dono della vetrata alla Compagnia ancor prima di farne parte – e dunque sarebbe opera di un valido allievo o collaboratore del Maestro (per la Atherly lo stesso cui riferire anche la Maddalena).

Ed in effetti il livello stilistico e quello qualitativo dell’esecuzione sono elevatissimi, tanto da far pensare se non alla mano del Maestro quantomeno al riferimento ad un suo cartone (Virde), ed in più nell’opera compaiono molti punti di aggancio con varie realizzazioni del Marcillat: la stessa architettura di inquadramento, caratterizzata dal nicchione a conchiglia bramantesco, era già stata impiegata in modo analogo dal Maestro nella parte centrale del frontespizio della bifora con Cristo e l’Adultera nel Duomo aretino (1524) e pare tornare anche nella cattedra di S. Agostino nella vetrata di Monte San Savino (1524),attribuita all’esecuzione di Maso Porro su cartone o disegno del Marcillat; anche nel S. Paolo della chiesa del Calcinaio a Cortona (1517) era già stato sfruttato il riferimento allusivo alla conchiglia e alle sue capacità spaziali di contenimento della figura.

La presenza inoltre ed il rilievo conferito al fregio con motivi antichizzanti in monocromo rimanda senz’altro al repertorio decorativo scelto dal Maestro per la caratterizzazione delle architetture e dei fondali delle cinque bifore di Arezzo, nonché alle incorniciature di svariate altre vetrate (S. Girolamo e Maddalena alla SS. Annunziata, occhio della chiesa di S. Francesco) e alla perizia tecnica virtuosistica del Marcillat nell’uso del giallo d’argento e delle grisaglie.

E sempre a modi tipici dell’Artista rimanda anche la scansione dei vari piani spaziali in successione prospettica, affidata a dettagli disposti su livelli sfalsati, come ad esempio il braccio destro di S. Nicola in scorcio con il pastorale e il braccio sinistro del Santo stesso che, sorreggendo le sfere d’oro, appare sovrapporsi al fregio architettonico e quindi fuoriuscire dallo spazio della nicchia: sistemi analoghi erano stati impiegati dal Marcillat nel S. Paolo del Calcinaio e nel S. Antonio abate della SS. Annunziata.

Altri accostamenti sono stati colti anche nella scelta delle tipologie umane (tipologia del volto di S. Nicola vicina a quella della Maddalena della SS. Annunziata), nella caratterizzazione dei dettagli (trattamento della barba di S. Girolamo simile a quello del Sacerdote dello Sposalizio della Vergine) e nell’impostazione dei panneggi( ricadute delle pieghe della veste di S. Nicola simili a quelle del Sacerdote dello Sposalizio della Vergine e del S. Silvestro nel Duomo; perlinature delle bordure analoghe a quelle che compaiono nelle vesti di Onorio III dell’occhio di S. Francesco e di Leone X nell’occhio del Calcinaio; damascatura delle stoffe con motivo di fiore con petali bifidi ricorrente nei personaggi a sinistra della Cacciata dei Mercanti e del Cristo e l’Adultera del Duomo) (Virde).

Tutta questa serie di accostamenti e l’alto livello esecutivo farebbero dunque pensare ad uno dei collaboratori del Maestro tra i più dotati: escludendo quindi i molteplici garzoni e aiuti di bottega che conosciamo dalle note dei libri mastri, i nomi degli allievi di maggior spicco del Maestro risultano quelli del Pastorino, cui il Marcillat lasciò in eredità gli arnesi da lavoro ed i vetri immagazzinati, di Michelangelo Urbani da Cortona e del figlio Urbano, e di Maso Porro.

Il confronto però tra le opere più note di questi allievi, quali l’occhio della Cattedrale di Siena (Pastorino), le vetrate di S. Biagio a Montepulciano (Urbani) e la vetrata di Monte San Savino (Maso Porro), e la nostra vetrata della SS. Annunziata non sembra condurre a risultati soddisfacenti che permettano di focalizzare l’attenzione su uno dei nomi noti: pertanto l’analisi della vetrata di Arezzo anziché indicare delle conclusioni si pone piuttosto come stimolo per l’apertura di un nuovo dibattito sull’eredità del Marcillat nella cultura italiana.

STATO DI FATTO: Per la storia degli interventi di restauro subiti dalle vetrate della chiesa si ha notizia nel 1593 di un’opera generale di riassetto di tutte le finestre della SS. Annunziata per mano di Leonardo Bruschi, con rintelaiatura e ripiombatura delle vetrate.

Nuovi interventi vennero messi in opera nell’ ‘800, ma è difficile poterne stabilire natura ed estensione a causa della genericità delle fonti documentarie.

L’ultimo intervento risale al 1958-59 e fu effettuato dalla ditta Tolleri di Firenze, ma non ne esiste la documentazione, se non alcune fotografie, in quanto, a causa del fallimento della ditta, non vennero eseguiti tutti i dovuti rilievi.

Come dimostrato dai restauri eseguiti negli ultimi anni su vetrate italiane di diversa localizzazione geografica, le superfici esterne dei vetri mostrano nella maggioranza dei casi un processo in atto di corrosione dovuto ad un’azione combinata dei depositi di sporco e dell’umidità: sarebbe pertanto auspicabile che anche questa vetrata di facciata fosse sottoposta alle medesime indagini e ad analoghe cure volte all’arresto del degrado, attraverso il risanamento delle superfici e la protezione delle stesse con una controvetrata atta a creare un sistema di areazione isotermico per la vetrata.

Auspicabile sarebbe anche l’analisi dello stato di degrado delle grisaglie che in più punti appaiono deteriorate.

Indicata infine sarebbe la ricomposizione delle tessere fratturate, l’eliminazione delle deturpanti ragnatele di piombi di contenimento con la conseguente integrazione pittorica a freddo delle attestature, nonché la mappatura di tutte le tessere eventualmente sostituite nei precedenti restauri riferita al grafico dell’orditura del piombi.

BIBLIOGRAFIA: vedi Bibl. Arezzo SS. Annunziata

REF. FOTOGRAFICHE:

ESTENSORE: Marina Del Nunzio (gennaio 2001).