TOSCANA - Arezzo
SCHEDA : Cattedrale 5
TITOLO : Cacciata dei mercanti dal Tempio

UBICAZIONE: Arezzo, Cattedrale - Finestra s VI (bifora).

PROVENIENZA: collocazione originaria.

DIMENSIONI: cm.510 x 70 ciascuna luce (dimensioni stimate con la vetrata in situ).

CRONOLOGIA: 1524 (documentata: allogata 1/6/1522; terminata 3/3/1524).

AUTORE: Guillaume de Marcillat (documentato).

COMMITTENZA: Opera del Duomo (iscrizione nell’oculo O P(er) A con segno di abbreviazione nell’asta della P).

SOGGETTO: Cacciata dei Mercanti dal Tempio.

NOTE CRITICHE: La presente vetrata rappresenta –assieme alla contemporanea bifora con Cristo e l’Adultera (vedi finestra s V)- forse uno tra i massimi raggiungimenti dell’opera del Marcillat: in essa infatti si manifesta apertamente tutta l’originalità compositiva del Maestro, unita ad una profonda sapienza tecnica, di origine franco-fiamminga, che si connota in senso virtuosistico.
In questa opera il Marcillat riprende, sviluppa e amplifica suggerimenti già adombrati nelle precedenti vetrate per S. Maria del Popolo a Roma (1508-10 ca.) (vedi) e tutti quegli spunti culturali approfonditi durante i soggiorni romani (1506-1515; 1518-1519), vissuti a stretto contatto e con l’ambito michelangiolesco e con quello del classicismo della cerchia raffaellesca, nonché quanto già impostato nelle bifore precedentemente eseguite sempre per la Cattedrale di Arezzo (vedi finestre s VII, s VIII, s IV).
Colpisce immediatamente l’impostazione spaziale della scena, architettonicamente complessa, scandita su più piani in profondità ed in altezza sui consueti tre livelli, e caratterizzata in senso aulico non soltanto dal riferimento agli ordini "all’antica", ma anche dalla ricerca dell’effetto monumentale e scenografico, raggiunto grazie ad una buona padronanza del procedimento prospettico "all’italiana".
All’interno di tale partito, prendono vita ed agiscono i singoli personaggi, per la maggioranza dei casi concepiti con ampi riferimenti a modelli michelangioleschi e nella costruzione anatomica e nella resa dinamica del gesto, sostenuto da un robusto disegno (si veda ad esempio l’uomo chinato a raccogliere monete in basso a sinistra, colto in un potente scorcio).
Tale disegno però non sempre riesce a mantenere una tale tensione plastica, scivolando invece altrove –come anche nei contemporanei affreschi delle volte della navata centrale del Duomo- in forzature e bruschi strappi (come ad esempio nelle figure dei mercanti che scendono dalla scalinata del Tempio). All’animazione generale dei personaggi e al loro scattante dinamismo fa riscontro per converso la monumentale staticità della figura del Cristo, sereno nel volto e ponderato nel gesto.
Nelle origini francesi del Marcillat (La Chatre (Berry)1467-Arezzo 1529) va invece ricercata la ragione del virtuosismo coloristico e tecnico del Maestro: accanto ad un sapiente uso della grisaille e della "sanguigna" per gli incarnati e alle lumeggiature al giallo d’argento, ci colpiscono gli effetti pittorici dei panneggi, la ricerca del dettaglio prezioso (come nel corpetto dell’uomo in basso a sinistra, o nella stessa simulazione dei diversi tipi di marmo), l’accostamento coloristico brillante ma insolito per l’Italia (verde, viola, blu, rosso) e soprattutto la minuziosa resa del particolare in senso realistico nelle fisionomie, negli abbigliamenti e negli oggetti di varia natura che compaiono in abbondanza nella scena.

STATO DI FATTO: La vetrata venne interessata nel 1528 dal rifacimento di circa mezzo mq. per opera del Marcillat stesso, a seguito di un danneggiamento provocato da alcuni soldati fiorentini.
L’opera, diversamente rispetto ad altre della Cattedrale aretina (vedi finestre s IV, s V e finestra W occhio della facciata), non ha subito in tempi recentissimi interventi conservativi; tracce però di una continua "manutenzione" sono svelate dagli svariati piombi di frattura che si inseriscono nella trama degli antelli, interferendo.
Lo stato di conservazione generale dell’opera appare nel complesso abbastanza soddisfacente, tuttavia la tenuta della grisaille appare in alcuni limitati brani indebolita. L’indagine non ravvicinata della vetrata in situ non permette di specificare ulteriormente i danneggiamenti: si rimanda pertanto ad un prossimo intervento conservativo, più che mai auspicabile poiché –come è emerso dal restauro delle tre vetrate già indagate- le superfici esterne appaiono aggredite da patine di depositi polverosi, substrato per l’innesto di batteri e funghi, coagenti accanto all’umidità nel processo in atto di degrado del vetro fino alla polverizzazione: è pertanto necessario sottolineare la necessità di tale provvedimento, volto alla salvaguardia globale dell’opera, da preservare non soltanto nei suoi valori pittorici, ma anche da isolare dall’umidità esterna e dagli altri fattori di degrado con un indispensabile sistema di protezione e climatizzazione.

BIBLIOGRAFIA: vedi Bibl. Arezzo –Marcillat.

REF. FOTOGRAFICHE: Archivio A.P.T., Arezzo (Foto Ugo Baldesi)

ESTENSORE: Marina Del Nunzio (aprile 2000).