TOSCANA - Arezzo
SCHEDA :Chiesa della SS. Annunziata 5
TITOLO : S. Antonio Abate.

UBICAZIONE: Arezzo, chiesa della SS. Annunziata (già S. Maria delle Lacrime) - Finestra s VI sup.

PROVENIENZA: collocazione originaria.

DIMENSIONI: 256 x 59.

CRONOLOGIA: 1521 (documentata: anticipo pagamento 4/12/1520; saldo 5/3/1521).

AUTORE: Guillaume de Marcillat (documentato).

COMMITTENZA: Giovanni di Antonio Apolloni del Pelozo.

SOGGETTO: a 1 putti alati con arme Apolloni; a 2-3 S. Antonio Abate.

NOTE CRITICHE: La vetrate, ritenuta dispersa dal Mancini e da altri autori posteriori, è invece stata riconosciuta quale originale del Marcillat ed identificata grazie alla precisa descrizione dell’opera contenuta nei libri contabili del Maestro, laddove in data 5/3/1521 si può leggere del pagamento effettuato per l’avvenuta esecuzione di una finestra "…ne la eclesia de la Compagnia de la Nunziata de Santa Maria de le Lachrime d’Arezzo di vetro biancho e frizo intorno e in mezo la figura di Santo Antonio abbate di vetro colorito e l’arma di ditto Giovanni (di Antonio Apolloni) a piede …".
Dal punto di vista compositivo colpisce la semplicità dell’impostazione , priva dei consueti fondali architettonici, e la scelta del vetro incolore per il fondo: tuttavia, un tale partito era già stato impiegato dal Marcillat in precedenza nella vetrata con S. Paolo per S .Maria del Calcinaio a Cortona del 1517, e tornerà in seguito nella monofora con la Maddalena sempre per la chiesa dell’Annunziata del 1525 (vedi finestra N V).
Nonostante l’apparente semplicità i piani spaziali sono comunque ben scanditi nel loro succedersi in profondità grazie all’effetto di "sfondato" creato dallo sporgere della ghirlanda vegetale, della croce astile e del muso del porco rispetto al livello della cornice.
Ulteriori confronti con la vetrata del Calcinaio sono stati colti nel modellato dei volti e nel trattamento minuto delle barbe dei due personaggi.
Il Santo, vestito di bianco, azzurro e vinaccia per richiamare i colori araldici della casa Apolloni (bianco, azzurro e rosso), presenta la consueta ampiezza d’impostazione , amplificata dallo scorcio dal basso, tuttavia –forse a causa di una lieve sproporzione avvertibile tra la parte superiore e quella inferiore del corpo, non sappiamo quanto da imputare ai rimaneggiamenti subiti- alcuni autori (Atherly) hanno ritenuto di dover attribuire l’opera alla mano di un collaboratore del Marcillat , forse quello stesso cui hanno assegnato anche l’esecuzione dell’occhio con S. Girolamo del 1520 (vedi Annunziata, finestra N IV).
Alla mano di un collaboratore forse è lecito pensare soprattutto per la parte inferiore della vetrata: noi sappiamo dalle fonti che fin dai tempi del periodo romano (1506-1515) e di quello cortonese (1515-1519) il Marcillat si era più volte dedicato –e vi tornò anche in seguito- al tema della vetrata araldica , ma in questa opera ciò che lascia perplessi è la qualità esecutiva delle due figurette: largamente influenzati da modelli michelangioleschi, i due putti presentano però una fattura meno serrata del consueto, con alcuni cedimenti nel ductus e con l’inspiegabile assenza della seconda ala in entrambe le figure; anche il livello dell’esecuzione tecnica non pare il consueto, essendo rilevabile un esteso danneggiamento della grisaille originale, condotta peraltro senza quel mordente che l’aveva e l’avrà invece resa protagonista, insieme al giallo d’argento, di molti superlativi brani in monocromo nelle vetrate per la Cattedrale aretina (vedi ad esempio la Vocazione di S. Matteo, finestra s VIII, e Cristo e l’Adultera, finestra s V).

STATO DI FATTO: La vetrata è stata interessata da vari interventi conservativi, anche in antico: al 1593 risale infatti la prima operazione generale di riassetto delle vetrate dell’Annunziata, con rintelaiatura e ripiombatura condotte per mano di Leonardo Bruschi. Tali interventi, con l’aggiunta di vetri a risarcire le lacune, vennero ripetuti –sebbene le fonti documentarie spesso non specifichino l’entità e spesso neanche la localizzazione dei danni e delle relative integrazioni, parlando in generale dell’intero complesso vetrario della chiesa- nei secoli successivi, fino a giungere ai più moderni restauri del 1958 commissionati allo Studio Tolleri di Firenze: durante questa ultima campagna non vennero effettuati i grafici e le relazioni, pertanto risulta difficile valutare l’entità di tali restauri, peraltro condotti affrettatamente a causa del fallimento della ditta.
La vetrata presenta un esteso processo di degrado della grisaille, avvertibile soprattutto nella parte inferiore , laddove parte del modellato dei putti appare non più percepibile: tale fenomeno compare anche nella cornice a fregio, realizzata in grisaille. Anche in questa vetrata, e segnatamente nella parte inferiore, sono presenti veri piombi di frattura che si inseriscono fastidiosamente nella lettura delle immagini.
L’analisi non ravvicinata dell’opera in situ non consente di specificare ulteriormente i danneggiamenti: si rinvia pertanto l’esame ravvicinato ad un prossimo ed auspicabile intervento conservativo.

BIBLIOGRAFIA: vedi Bibl. Arezzo –Marcillat

REF. FOTOGRAFICHE:

ESTENSORE: Marina Del Nunzio (aprile 2000).