| TOSCANA - Arezzo |
| SCHEDA : Cattedrale 4 |
| TITOLO : Resurrezione di Lazzaro |
UBICAZIONE: Arezzo, Cattedrale - Finestra s IV (bifora).
PROVENIENZA: collocazione originaria.
DIMENSIONI: cm. 580 x 100 ciascuna luce.
CRONOLOGIA: 1520 (documentata: allogata 14/10/1519; terminata 18/10/1520).
AUTORE: Guillaume de Marcillat (documentato).
COMMITTENZA: Opera del Duomo (iscrizione nell’oculo O P(er) A con segno di abbreviazione nell’asta della P).
SOGGETTO: Resurrezione di Lazzaro.
NOTE CRITICHE: La vetrata, la più grande tra quelle
eseguite per la Cattedrale aretina, venne realizzata contemporaneamente a quella
con la Vocazione di S. Matteo (vedi finestra s VIII): e strette analogie legano
le due opere, soprattutto nell’impostazione spaziale e prospettica e nell’uso
di quinte architettoniche antichizzanti e fastosamente ricche, anche
coloristicamente parlando, grazie alla simulazione delle caratteristiche di
marmi di differenti qualità.
Ancora una volta la scena è suddivisa in tre registri sovrapposti, ma in questo
caso assistiamo ad una deroga dallo schema consueto: infatti, mentre Cristo si
trova nel livello intermedio, che –come di norma- è quello in cui avviene l’azione,
Lazzaro è invece collocato più in basso, quasi a segnare col proprio corpo il
passaggio tra il primo ed il secondo registro.
Le figure, sempre più numeroso rispetto alle opere precedenti, si mostrano
ampie e ben calibrate, spesso caratterizzate da un ductus lineare costruttivo e
dinamico, di origine michelangiolesca, come ad esempio nella figura di spalle in
basso a sinistra e nell’Apostolo che libera Lazzaro dalle bende. Altrove
invece, come nella figura di Lazzaro, il segno si fa meno stringente e procede
con più difficoltà per scorciature brusche ed abbreviazioni, così come poi
ritroveremo anche negli affreschi delle volte della navata centrale cui il
Maestro attenderà appena terminata l’esecuzione di questa vetrata.
All’ animazione e alla partecipazione degli astanti, dai sontuosi paludamenti,
fa riscontro per converso la monumentale ponderazione della figura del Cristo,
solenne nel gesto e memore della compostezza dei modelli raffaelleschi.
Lo studio e l’assimilazione degli esempi della cultura italiana dell’inizio
del secolo si traducono però in una tecnica esecutiva, ad altissima qualità,
di origine nordica: all’educazione di stampo franco-fiammingo del Maestro
rimandano infatti la conduzione del tratteggio delle grisaglie, spesso con più
tonalità, la minuta indagine e caratterizzazione fisiognomica dei personaggi,
il gusto per il dettaglio e per la resa realistica, la gamma cromatica che
privilegia i rossi e i viola in accostamento ai verdi, ai gialli e al blu, ed
infine la consumata maestria nella simulazione di stoffe damascate e velluti
operati, ottenuta con l’uso di vetri placcati ed incisi, poi ombreggiati di grisaille
e lumeggiati di giallo d’argento.
Esemplare in tal senso è il brano a destra con le sorelle di Lazzaro, Marta e
Maria, che presentano nel loro abbigliamento un vero campionario di mirabili
artifizi tecnici generatori di un effetto di straordinario mimetismo (ad esempio
l’effetto "vellutato" delle maniche ottenuto con ombreggiature di grisaille).
E proprio a tali procedimenti si riferisce il Vasari allorquando, nel descrivere
la vetrata, nota che "…in questa opera sono squagliamenti infiniti di
colore sopra colore nel vetro…",alludendo proprio ai vetri incisi con
vari strati di materia di colore diverso, ottenuti attraverso ardui processi
creativi e pertanto di piuttosto limitata diffusione, almeno per quanto riguarda
l’Italia; per tale ragione, anche l’elemento dell’uso estensivo dei vetri
placcati e incisi, contribuisce a fare del ciclo delle bifore aretine del
Marcillat una sorta di unicum nel panorama delle vetrate italiane.
STATO DI FATTO: Il restauro della vetrata è stato
condotto nel 1989 a cura del prof. S. Papucci e di A. Becattini e R. Cappelletti
dello Studio Polloni di Firenze: i vetri sono stati sottoposti a lavaggi con
acqua distillata ed impacchi di E.D.T.A. e carbonato di ammonio per eliminare i
depositi sulla faccia esterna della vetrata, responsabili, accanto all’umidità,
del processo di degrado dei vetri; parimenti si è provveduto alla pulitura
delle superfici interne con una soluzione leggera di carbonato di ammonio.
Si è poi passato alla bonifica dei piombi e alla relativa saldatura delle
rotture. Le tessere fratturate sono state rincollate e dunque eliminati i piombi
di frattura deturpanti; il restauro pittorico si è limitato a leggere
integrazioni a freddo. Tutte le fasi sono state documentate con relazioni e
rilevamenti grafici e fotografici.
A seguito del restauro, la vetrata è stata esposta –assieme all’occhio
della chiesa di S. Francesco sempre in Arezzo (vedi)- nell’ambito della
mostra, curata dalla Soprintendenza ai Beni A.A.A.S. di Arezzo e dalla Diocesi
di Arezzo, Cortona e Sansepolcro, "Guillaume de Marcillat pittore della
luce. Due vetrate dopo il restauro" (Arezzo, Cattedrale, 16 novembre – 17
dicembre 1989).
Tuttavia nel maggio 1994 la vetrata ha subito un intervento straordinario a
causa di un atto vandalico compiuto da alcuni ladri che, per fuggire, avevano
danneggiato (febbraio 1994) il pannello in basso a destra (cm 130 x 100),
soprattutto nella sua parte sinistra, causando la frattura di 51 tessere e dei
piombi.
Si è iniziato come primo atto a ricostruire il disegno della parte danneggiata
sulla base dei grafici e delle fotografie relativi al restauro del 1989, al fine
di determinare esattamente l’andamento della trama dei piombi e la forma delle
tessere lesionate.
Tutti i frammenti raccolti sono stati identificati e raggruppati a seconda della
tessera di appartenenza e dunque sono stati rincollati a ricostituire le tessere
originarie, talora anche avvalendosi di un supporto di vetro incolore
appositamente sagomato nelle dimensioni della lacuna da reintegrare: gli
incollaggi sono stati eseguiti "in costola" con resine
fotopolimerizzabili con raggi U.V., mentre per i frammenti necessitanti del
supporto l’incollaggio è stato realizzato con resine epossidiche a guazzo.
Diverso invece il caso di 8 frammenti risultati dispersi (dimensioni da pochi mm
a 2 cm) per i quali, previa campionatura delle grisaglie e delle velature, sono
stati eseguiti nuovi frammenti sostitutivi.
Il settore danneggiato è stato poi ritessuto con piombi trafilati a mano; il
pannello è stato poi stuccato a guazzo e ricollocato nel telaietto portante
originale.
Il restauro pittorico, necessario per reintegrare le cadute di colore, è stato
eseguito con colori a freddo. La ricollocazione del pannello nella vetrata è
avvenuta il 26 luglio 1994.
BIBLIOGRAFIA: vedi Bibl. Arezzo –Marcillat.
REF. FOTOGRAFICHE: Archivio A.P.T., Arezzo (Foto Ugo Baldesi)
ESTENSORE: Marina Del Nunzio (aprile 2000).