TOSCANA - Arezzo
SCHEDA :Chiesa della SS. Annunziata 4
TITOLO : S. Maria Maddalena.

UBICAZIONE: Arezzo, chiesa della SS. Annunziata. (già S. Maria delle Lacrime) - Finestra n V sup.

PROVENIENZA: collocazione originaria.

DIMENSIONI: cm. 245 x 78.

CRONOLOGIA: 1525 (documentata: pagamento 29/10/1525).

AUTORE: Guillaume de Marcillat (documentato).

COMMITTENZA: Bartolomeo di Francesco Carbonati, ricordato nei documenti come Baccio del Carbonaio.

SOGGETTO: a1 arme Carbonati; a2 S. Maria Maddalena; a3 Angelo reggicartiglio. Iscrizioni: MVLIER QUE ERAT INCIVITATE (sic) PECCAT(rix); SANCTA MARIA MAGDALENA.

NOTE CRITICHE: L’opera, realizzata pressoché contemporaneamente –o subito a seguito- a quella con l’Assunzione della Vergine sempre per l’Annunziata (vedi), viene descritta nei registri del Marcillat come "…ne la navatta (sic) del canto sinistro tutta biancha a mandulle, uno frizo intorno e in mezo la figura di Santa Madalena con una sua (di Baccio del Carbonaio) arma a piede…".
Colpisce immediatamente la semplicità compositiva dell’opera, priva dei consueti fondali architettonici, e la scelta del vetro incolore per il fondo: in realtà un partito analogo era già stato impiegato dal Maestro nella vetrata con S. Paolo per S. Maria al Calcinaio a Cortona del 1517 ed in quella, sempre per l’Annunziata, con S. Antonio Abate del 1521 (vedi finestra S VI).
La Santa, vestita d’oro, di rosso e di blu a richiamare i colori araldici dei Carbonati, presenta la consueta ampiezza d’impostazione, amplificata dallo scorcio dal basso, nonché la solita ricchezza d’abbigliamento dovuta alla consumata abilità dell’autore nel saper rendere in maniera illusionistica le diverse qualità dei tessuti pregiati: se volessimo trovare un precedente per questa figura nell’opera del Marcillat, ritengo debba essere scorto nell’immagine di S. Lucia della vetrata con S. Lucia e S. Silvestro per la Cattedrale aretina del 1516 (vedi finestra n III) che, sebbene largamente integrata, mostra però un consimile calibro anatomico, una posa accostabile, un’analoga ponderazione ed una confrontabile ricchezza cromatica –basata sul contrasto del rosso, del giallo, del blu e del viola- che trova il suo punto di più felice creazione negli splendidi manti delle due Sante.
Nonostante il buon livello tecnico-esecutivo, e soprattutto nonostante l’opera venga citata come autografa nei libri dei pagamenti del Marcillat, parte della critica (Atherly) ha ritenuto di dover assegnare la vetrata all’intervento di un collaboratore del Maestro, analogamente a quanto avanzato anche per l’occhio con S. Girolamo del 1520 (vedi Arezzo, chiesa dell’Annunziata, finestra N IV) e per la monofora con S.Antonio Abate del 1521 (vedi ibidem, finestra S VI), secondo una visione più "riduttiva" dell’attività aretina dell’autore.
Nella vetrata sembra tornare un altro elemento caratteristico di più opere del Maestro, ossia l’incorniciatura a motivi antichizzanti realizzata a monocromo in grisaille; condotte con raffinatezza e maestria, tali cornici paiono appartenere a due tipologie distinte: la prima, strettamente aderente al modello classico appreso fin dal periodo del primo soggiorno romano (1506-1515), è un sobrio fregio con ovuli e listelli, così come appare nella vetrata con la Vocazione di S. Matteo del 1520 per la Cattedrale (vedi finestra s VIII) o nell’occhio della chiesa di S. Francesco del 1524 (vedi); la seconda tipologia, più variata e ricca, trae sì spunto da partiti decorativi antichi ma per poi rielaborarli in contaminazioni e varianti personalizzate, secondo un gusto vivace e creativo forse influenzato dalla pratica della cerchia raffaellesca: in questo caso elementi vegetali, schemi decorativi e foglie di acanto creano sequenze di estrema raffinatezza formale ed esecutiva, così come nella vetrata dell’Annunziata con S. Antonio Abate del 15121 (vedi finestra S VI) e nella nostra con S. Maria Maddalena.

STATO DI FATTO: Anche questa vetrata presumibilmente venne sottoposta nel 1593 a rintelaiatura e ripiombatura per mano di Leonardo Bruschi, secondo un piano di riassetto generale volto al risanamento di tutte le finestre della chiesa. Difficile è anche tentare di circoscrivere i vari interventi succedutisi nell’ ‘800 a causa dell’estrema genericità delle fonti documentarie. Del ‘900 è invece la campagna dello Studio Tolleri di Firenze (1958), tuttavia durante questo ultimo intervento non vennero approntati i rilievi grafici e le relazioni sullo stato di fatto e sulle integrazioni apportate. Pertanto difficile risulta stabilire a quale intervento risalgano la risarcitura sulla spalla sinistra della Santa che presenta uno stoffato diverso da quello del resto del mantello, ed il rimaneggiamento sul bordo della sottoveste e sul piede della Santa, che appare così incongruamente sollevato.
La vetrata presenta un diffuso processo di distacco delle grisaglie, soprattutto nella cornice, ed una perdita conseguente di parte del modellato nella capigliatura della Santa e in quella dell’Angelo. E’ soprattutto lo stato estremamente degradato della cornice, segnatamente nelle parti inferiori, ad apparire in tutta la sua drammatica evidenza: il fregio antichizzante, delicatamente reso con la grisaille, in alcune parti risulta ormai quasi illeggibile nelle sue linee originarie, mentre addirittura in alcuni brani –come nella targa sorretta dall’Angelo e nel basamento della figura ove compare il nome della Santa- notiamo un avvenuto distacco della grisaille che ha prodotto in più punti la ricomparsa del vetro incolore di base.
Anche in questa opera, seppure in maniera minore e meno invasiva, sono presenti dei piombi di frattura che interrompono il disegno originario dell’immagine (vedi nelle maniche della sottoveste della Santa).
L’esame non ravvicinato della vetrata in situ non consente di procedere in maniera più dettagliata: per un’analisi più particolareggiata si rimanda ad un prossimo, necessario e non più procrastinabile intervento conservativo.

BIBLIOGRAFIA: vedi Bibl. Arezzo –Marcillat

REF. FOTOGRAFICHE: Archivio A.P.T. Arezzo (Foto Ugo Baldesi)

ESTENSORE: Marina Del Nunzio (aprile 2000).