TOSCANA - Arezzo
SCHEDA : Cattedrale 3
TITOLO : Vocazione di S. Matteo

UBICAZIONE: Arezzo, Cattedrale di S. Donato - Finestra s VIII (bifora).

PROVENIENZA: collocazione originaria.

DIMENSIONI: cm. 480 x 70 ciascuna luce (dimensioni stimate con la vetrata in situ).

CRONOLOGIA: 1520 (documentata: allogata 14/10/1519, terminata 28/7/1520).

AUTORE: Guillaume de Marcillat (documentato).

COMMITTENZA: Opera del Duomo (iscrizione nell’oculo O P(er) A con segno di abbreviazione nell’asta della P).

SOGGETTO: Vocazione di S. Matteo.

NOTE CRITICHE: La vetrata, consegnata nel 1520 insieme a quella con la Resurrezione di Lazzaro (vedi finestra s IV), è la seconda ad essere stata eseguita dal Maestro per la Cattedrale aretina, dopo quella con il Battesimo di Cristo (vedi finestra s VII): ed in effetti ben rappresenta una sorta di passaggio intermedio in quel percorso di evoluzione interna che culminerà poi nelle due vetrate messe in opera nel 1524, che si pongono come traguardo insuperato dell’intera produzione del Marcillat (vedi finestre s V e s VI) e come testi riassuntivi del complesso procedere inventivo e compositivo dell’autore.
Processo creativo che prende le mosse dalla tradizione vetraria franco-fiamminga e si arricchisce via via degli echi della cultura italiana a cavallo tra XV e XVI secolo: importante in questo iter soprattutto il primo soggiorno romano (1506-1515 ca. vedi Roma, chiesa di S. Maria del Popolo), durante il quale il Marcillat venne in contatto con i modelli michelangioleschi e quelli della cerchia raffaellesca; il sovrapporsi ed il fondersi di tutte queste istanze diverranno la base stilistica, compositiva e tecnica grazie alla quale le opere aretine sono considerate come esemplari della maturità artistica ed espressiva del Marcillat.
Ed in effetti questa opera si pone coerentemente in un punto intermedio del processo evolutivo interno che lega le cinque bifore di Arezzo: soprattutto l’impianto spaziale, adattandosi al taglio verticalizzato della finestra, comincia ad assumere quell’articolazione su più piani sfalsati che appare preludere alla complessità e monumentalità architettonica delle due vetrate del 1524 (Cacciata dei Mercanti dal Tempio; Cristo e l’Adultera).
Anche in questa vetrata ricorre la tipica tripartizione in registri sovrapposti, ma ciò che appare innovativo rispetto alle opere precedenti è un più ardito uso della prospettiva architettonica ed una volontà maggiore di connotazione degli edifici in senso aulico, ottenuta ricorrendo al lessico classicista e ad un’ "imitazione dell’antico" più marcata: del resto l’esecuzione di tale vetrata si pone infatti a seguito di un ulteriore soggiorno dell’artista a Roma (novembre 1518-luglio 1519).
Le figure mantengono un andamento ampio, memore e della potenza plastica e dinamica di Michelangelo e della compostezza raffaellesca ( vedi le figure maschili a sinistra e a destra in primissimo piano), ma iniziano a moltiplicarsi e ad animare la scena. Ed iniziano a comparire anche alcune peculiarità che sono quasi la "sigla" del Maestro, come ad esempio l’imperfetta scorciatura degli arti inferiori (vedi il personaggio seduto a destra), che poi diverrà elemento comune e ricorrente nelle opere successive.
Questi fraintendimenti di spunti michelangioleschi possono essere ritrovati infatti anche nella produzione pittorica del Marcillat: e proprio immediatamente successiva alla realizzazione di questa vetrata è la commissione per il Maestro dell’affrescatura di tre volte della nave centrale della Cattedrale (allogate il 31/12/1520), laddove le forzature appaiono ancor più evidenti.
Di sapore nettamente nordico sono invece la brillantezza dei colori e degli accostamenti arditi, il gusto per dettaglio miniaturistico, il virtuosismo nell’ imitazione, ad esempio, delle stoffe damascate o ricamate o delle diverse qualità di marmi, il ductus raffinato nel condurre il tratteggio della grisaille, l’uso dell’ematite per gli incarnati e l’impiego estensivo e non comune in Italia di vetri placcati ed incisi per i panneggi, resi poi più plastici da tocchi di grisaille e più ricchi da rialzi in giallo d’argento.§Da notare alla base della figurazione due riquadri con storie della vita di S. Matteo (S. Matteo resuscita la figlia del re d’Etiopia; martirio del Santo) in monocromo al giallo d’argento, e l’effetto di trasparenza dell’aureola del personaggio anziano (il "S. Pietro" della descrizione vasariana) in basso a sinistra in scorcio, che lascia intravedere la conformazione del capo dell’uomo, ottenuto con un sapiente impiego della grisaille, e già sperimentato nella vetrata, sempre per la Cattedrale aretina, con il Battesimo di Cristo (vedi finestra s VII) nella figura del Battista.

STATO DI FATTO: La vetrata, diversamente rispetto ad altre della Cattedrale aretina (vedi finestre s IV, s V e finestra W occhio della facciata), non ha subito in tempi recentissimi interventi conservativi; tracce però di una continua "manutenzione" sono svelate dagli svariati piombi di frattura che si inseriscono nella trama degli antelli, interferendo, e dall’inserto del volto di S. Matteo che appare come una sostituzione integrale operata in tempi moderni dell’originale perduto.
Lo stato di conservazione generale dell’opera appare nel complesso abbastanza soddisfacente, tuttavia la tenuta della grisaille appare in alcuni limitati brani indebolita. L’indagine non ravvicinata della vetrata in situ non permette di specificare ulteriormente i danneggiamenti: si rimanda pertanto ad un prossimo intervento conservativo, più che mai auspicabile poiché –come è emerso dal restauro delle tre vetrate già indagate- le superfici esterne appaiono aggredite da patine di depositi polverosi, substrato per l’innesto di batteri e funghi, coagenti accanto all’umidità nel processo in atto di degrado del vetro fino alla polverizzazione: è pertanto necessario sottolineare la necessità di tale provvedimento, volto alla salvaguardia globale dell’opera, da preservare non soltanto nei suoi valori pittorici, ma anche da isolare dall’umidità esterna e dagli altri fattori di degrado con un indispensabile sistema di protezione e climatizzazione.

BIBLIOGRAFIA: vedi Bibl. Arezzo –Marcillat.

REF. FOTOGRAFICHE: Archivio A.P.T., Arezzo (Foto Ugo Baldesi)

ESTENSORE: Marina Del Nunzio (aprile 2000).