TOSCANA - Arezzo
SCHEDA : Cattedrale 2
TITOLO : Battesimo di Gesù

UBICAZIONE: Arezzo, Cattedrale di S. Donato - Finestra s VII (bifora).

PROVENIENZA: collocazione originaria.

DIMENSIONI: cm. 500 x 70 ciascuna luce (dimensioni stimate con la vetrata in situ).

CRONOLOGIA: 1519 (documentata: allogata 2/12/1518; terminata 15/10/1519).

AUTORE: Guillaume de Marcillat (documentato).

COMMITTENZA: Opera del Duomo (iscrizione nell’ oculo O P(er) A con segno di abbreviazione nell’asta della P).

SOGGETTO: Battesimo di Cristo.

NOTE CRITICHE: Le notizie sulla vita e l’opera dell’artista di origine francese (La Chatre (Berry)1467-Arezzo 1529) ci giungono dal Vasari –suo allievo- e dai libri mastri della bottega del Maestro, che riguardano il periodo toscano. Dopo aver realizzato a Roma le due vetrate di S. Maria del Popolo (1508-10 ca.) (vedi) ed altre opere disperse, il Marcillat si trasferì dapprima a Cortona e poi ad Arezzo, iniziando un proficuo rapporto con l’Opera del Duomo aretino e in veste di vetraio e in quella di pittore.
Già precedentemente alla realizzazione di questa bifora, l’autore aveva composto sempre per la Cattedrale aretina una vetrata con le figure di S. Lucia e S. Silvestro (1516) e l’occhio con la Pentecoste (1518, poi rimaneggiato dall’artista nel 1529) (vedi). La presente bifora non è che la prima realizzata per una serie di cinque raffiguranti storie cristologiche, eseguite tra il 1519 e il 1524 per la navata meridionale della Cattedrale cittadina (vedi finestre s IV, s V, s VI, s VIII).
Già dalle opere del periodo romano era emerso l’orientamento del Marcillat, tendente a raggiungere una fusione tra le novità della pittura toscana ed umbra a cavallo tra il XV ed il XVI secolo e la grande tradizione tecnica nordica: se ductus pittorico e procedimenti tecnici (uso di grisaglie colorate e all’ematite, impiego di vetri placcati, etc.) rimandavano alle esperienze della vetraria franco-fiamminga, viceversa le soluzioni adottate per l’impianto delle figure e per il rapporto tra figure e spazio rinviavano invece allo studio delle innovazioni apportate nell’ambito della cultura italiana.
Nelle opere aretine questa duplice componente sembra vieppiù approfondita ed articolata, e si puntualizzano rimandi e citazioni.
Contrariamente alle seguenti, questa vetrata, dato il tema, presenta un’ambientazione paesaggistica, che si arricchisce di spunti ed inserti miniaturistici soprattutto negli antelli inferiori, mentre, per quanto riguarda lo slontanare dei piani, l’effetto prospettico viene reso –come nelle opere anteriori di Roma, Cortona e della stessa Arezzo- con l’ impiego di varie tonalità di verde chiaro, cui si contrappongono le note più scure delle presenze arboree, in una visione che raffinatamente gioca sulle larghe campiture cromatiche per creare un effetto quasi "aereo"; tuttavia, così come sarà nelle opere posteriori a configurazione spaziale di tipo architettonico, anche in questa vetrata la composizione si snoda su tre livelli dal basso verso l’alto e l’azione si trova collocata nel registro mediano.
Diversamente dalle altre vetrate realizzate per la Cattedrale aretina, questa opera poi è incentrata soltanto su pochi personaggi, raffigurati quindi con una scala più ampia: solenni infatti appaiono le figure del Cristo e del Battista nel loro isolamento e nella loro compostezza statuaria, raggiunta attraverso una sapiente modellazione con la grisaille e una buona conduzione nello scorcio, altrove non altrettanto ben padroneggiato.
Attorno a questo nucleo centrale e all’incontro degli sguardi dei protagonisti ruotano tutti gli altri attori: ed anche in questi brani appare evidente la duplice natura dell’arte del Marcillat: da un lato abbiamo le figure dell’anziano che si toglie le calzature e dell’Eterno che sembrano richiamare noti modelli italiani, dal Signorelli al Michelangelo della volta della Sistina, dall’altro la caratterizzazione minuta degli angeli, dei personaggi di contorno e dell’ambiente stesso rimanda all’educazione nordica del Maestro; e sempre a tale ambito è da riferire la scelta della gamma cromatica, giocata sul predominio dei rossi, dei viola e dei blu in contrasto con i gialli ed i verdi, e l’uso –d’ora in poi sempre più esteso e virtuosistico- dei vetri placcati ed incisi ad ottenere particolari effetti decorativi nelle vesti delle figure e persino giochi luministici, come ad esempio nel caso della "mandorla" dell’Eterno. Da notare inoltre l’effetto di trasparenza dell’aureola del Battista che lascia intravvedere la conformazione del capo, la foggia della capigliatura e parte del volto del personaggio retrostante, reso attraverso un sapiente lavoro con la grisaille; tale artifizio sarà presente anche posteriormente nella vetrata , sempre per la Cattedrale, con la Vocazione di S. Matteo (vedi finestra s VIII) nel dettaglio della figura dell’anziano ( il "S. Pietro" della descrizione vasariana) in basso a sinistra di scorcio.
In sintesi, questa vetrata si pone come anello di congiunzione e snodo di passaggio tra le opere romane per S. Maria del Popolo, equilibrate e classiche, e quelle successive e più "manieriste" per la Cattedrale aretina, che rappresentano il raggiungimento della piena maturità artistica da parte dell’autore, e nell’originalità compositiva e nei mezzi espressivi, e nelle scelte e soluzioni tecniche.

STATO DI FATTO: Diversamente da altre vetrate della Cattedrale aretina (vedi finestre s IV, s V e finestra W occhio di facciata) questa opera non è stata oggetto in tempi recentissimi di interventi conservativi; tracce di una continua "manutenzione" sono però rivelate dai diffusi piombi di frattura che rinsaldano tessere danneggiate, talora deturpando la trama originaria del brano.
Lo stato di conservazione generale non appare ottimale, essendo presenti alcune alterazioni nella tenuta della grisaille che modificano la percezione del modellato, indebolendolo; tuttavia l’esame non ravvicinato della vetrata in situ non consente di specificare ulteriormente i danneggiamenti: si rimanda pertanto ad un prossimo intervento conservativo, più che mai auspicabile poiché –come è emerso dal restauro delle tre vetrate già indagate- le superfici esterne appaiono aggredite da patine di depositi polverosi, substrato per l’innesto di batteri e funghi, coagenti accanto all’umidità nel processo in atto di degrado del vetro fino alla polverizzazione: è pertanto necessario sottolineare la necessità di tale provvedimento, volto alla salvaguardia globale dell’opera, da preservare non soltanto nei suoi valori pittorici, ma anche da isolare dall’umidità esterna e dagli altri fattori di degrado con un indispensabile sistema di protezione e climatizzazione.

BIBLIOGRAFIA: vedi Bibl. Arezzo –Marcillat.

REF. FOTOGRAFICHE: Archivio A.P.T. Arezzo (Foto Ugo Baldesi)

ESTENSORE: Marina Del Nunzio (aprile 2000).