TOSCANA - Arezzo
SCHEDA :Chiesa della SS. Annunziata 2
TITOLO : Assunzione della Vergine.

UBICAZIONE: Arezzo, chiesa della SS. Annunziata. (già S. Maria delle Lacrime - Fin. I sup. (coro).

PROVENIENZA: Arezzo, chiesa della SS. Annunziata. Finestra W, occhio della facciata.

DIMENSIONI: diametro 256 cm.

CRONOLOGIA: 1525 (documentata: allogata 20/10/1524; terminata 1525).

AUTORE: Guillaume de Marcillat (documentato).

COMMITTENZA: Salvatore di Bernardo Gamurrini.

SOGGETTO: Assunzione della Vergine e arme Gamurrini.

NOTE CRITICHE: L’opera è una delle poche del Marcillat che –al pari del Battesimo di Cristo della Cattedrale aretina (vedi finestra s VII)- presenti un’ambientazione esclusivamente paesaggistica, amplificazione di quegli scorci naturalistici che erano comparsi fin dai tempi delle opere romane (vedi Roma, chiesa di S. Maria del Popolo, 1508-1510 ca.) e cortonesi per poi gradualmente essere riassorbiti in una visione prevalentemente architettonica: ed anche qui compare il modo tipico del comporre del Maestro, per larghe campiture di colori tenui nei primi piani e sempre più scuri e variegati nello slontanare verso l’orizzonte, quasi a suggerire una visione "aerea" dello spazio.
In tale ambientazione, da identificare con i Vangeli apocrifi nella valle di Josaphat, la scena rappresentata assume un carattere monumentale: nel partito inferiore gli Apostoli mostrano nella loro impostazione tutta la "dipendenza" del Marcillat dal modello michelangiolesco, cui si ispirano per le pose avvitate, per il pungente linearismo costruttivo e dinamico, per le anatomie risentite. E tuttavia contemporaneamente le stesse figure sembrano anche sviluppare un percorso emotivo che, attraverso i gesti e le espressioni –dunque attraverso la teoria degli affetti- esprime la personale ed individuale partecipazione all’evento.
Come di consueto, la gamma coloristica è profonda e brillante, basata più su contrasti che accordi, e giocata prevalentemente sui rossi, i viola, i blu, i gialli ed i verdi: pur essendo presenti effetti di mimetismo a simulare stoffe damascate o operate, tuttavia tali artifizi, che apparivano come predominanti e distintivi delle opere per il Duomo aretino (1519-1524) (vedi), qui perdono la loro centralità, recuperando forse il Marcillat una dimensione più sobria e "classicista", così come appare confermato da altre opere di questo stesso periodo, quali l’occhio per la chiesa aretina di S. Francesco, del 1524 (vedi), o lo Sposalizio della Vergine, sempre per l’Annunziata, del 1526 (vedi finestra s VII).
Al dinamismo della parte inferiore appare corrispondere, per contrasto, una sorta di "movimento bloccato" in quella superiore: il Maestro infatti ci rappresenta la Vergine assisa, frontale, circondata da Angeli disposti simmetricamente, secondo un’iconografia attardata, ancora di tradizione quattrocentesca, mentre altrove già da tempo si era affermato uno schema più dinamico con la figura di Maria librata in volo, così come ad esempio si può vedere nell’Assunta dei Frari di Tiziano.
Il senso di isolamento della Vergine è ribadito poi da una particolare progettazione dei percorsi dei piombi, tendente a racchiudere il personaggio principale in una sorta di medaglione ben definito che potremmo anche considerare come una sorte di "mandorla" rossa e raggiata: e già in precedenza, proprio nel citato Battesimo di Cristo, il Marcillat si era servito di vetri rossi placcati ed incisi per sottolineare la gloria dell’Eterno.
Proprio a causa della rilevata disparità tra parte inferiore e superiore della vetrata, alcuni autori (Atherly) tendono a considerare autografa solo la parte, più "moderna", con gli Apostoli, attribuendo l’inserto arcaicizzante della metà superiore all’intervento di collaboratori.
In realtà è anche possibile pensare che l’attardamento sia stato voluto dal Marcillat, che proprio in quello stesso torno di anni (1524-1526) stava percorrendo un suo personale iter di recupero del classicismo e di revisione della Maniera, come testimoniato da tutte le opere comprese entro il 1526, essendo purtroppo quelle della fase estrema (1526-1529) completamente perdute e note soltanto dalle fonti.

STATO DI FATTO: Presumibilmente anche la vetrata dell’Assunzione venne sottoposta a rintelaiatura e ripiombatura nel 1593 per mano di Leonardo Bruschi, secondo un piano di riassetto generale di tutte le finestre della chiesa; e sempre per opera di Leonardo Bruschi nel 1594 venne sostituito un "…vetro azzurro grande…",assieme ad altri vetri, e vennero ristuccati i piombi.
Ulteriori interventi è possibile abbia subito nel 1642, allorquando venne smontata dall’originaria collocazione in facciata per essere sostituita con delle grate, e nel 1663, quando venne deciso il rimontaggio nel coro, in sostituzione di un originario occhio con l’arme di Ludovico Acciaioli, previo allargamento del vano di alloggio.
Le cattive condizioni dell’opera venivano poi sottolineate, in giorni più recenti, e dal Mancini e da un Inventario redatto nel 1913 dalla Soprintendenza, in cui si rilevava l’illeggibilità dell’arme: tutto ciò condusse all’intervento conservativo eseguito nel 1920 da Ludovico Caselli Moretti, che ha comportato l’integrazione di numerose lacune nella parte superiore degli Angeli, nei dettagli naturalistici in basso, nella decorazione di alcune vesti e nello stemma Gamurrini: tutte le tessere sostituite risultano riconoscibili poiché siglate M.
Dell’ulteriore intervento affidato nel 1958 allo Studio Tolleri di Firenze e condotto nel 1959 è difficile stabilire l’entità, poiché non vennero eseguiti rilievi grafici dello stato di fatto e delle integrazioni e non furono stilate le corrispondenti relazioni.
La vetrata presenta, analogamente alle altre finestre della chiesa, un processo in atto di degrado della grisaille, con conseguente perdita del modellato, avvertibile soprattutto nei brani con gli Apostoli. Sono presenti anche alcuni piombi di frattura, seppur in numero inferiore rispetto alle altre vetrate.
L’esame non ravvicinato della vetrata in situ non permette di cogliere più minutamente i danneggiamenti subiti: si rinvia pertanto l’analisi dettagliata dell’opera ad un prossimo ed auspicabile intervento conservativo.

BIBLIOGRAFIA: vedi Bibl. Arezzo –Marcillat

REF. FOTOGRAFICHE: Archivio A.P.T., Arezzo (Foto Ugo Baldesi)

ESTENSORE: Marina Del Nunzio (aprile 2000).