TOSCANA - Arezzo
SCHEDA :Chiesa della SS. Annunziata 1
TITOLO : S. Girolamo

UBICAZIONE: Arezzo, chiesa della SS. Annunziata. (già S. Maria delle Lacrime) - Finestra n IV sup., Cappella del Crocifisso.

PROVENIENZA: collocazione originaria.

DIMENSIONI: diam. 140 cm.

CRONOLOGIA: 1520 (documentata: pagamento 4/8/1520).

AUTORE: Guillaume de Marcillat (documentato).

COMMITTENZA: Guaspari di Francesco Spadari.

SOGGETTO: S. Girolamo e arme Spadari.

NOTE CRITICHE: La vetrata venne eseguita mentre il Marcillat stava contemporaneamente attendendo alle prime bifore della Cattedrale aretina (vedi Vocazione di S. Matteo, terminata il 28/7/1520), ma da esse e dalla loro complessità spaziale si distacca per un’impostazione più semplificata.
L’opera venne alloggiata nella Cappella del Crocefisso, di patronato Spadari, in sostituzione di una precedente vetrata del 1518 con l’arme della famiglia, forse eseguita da Fabiano di Stagio Sassoli, collaboratore del Maestro, a favore del quale il Marcillat stesso annota nei suoi libri di bottega un pagamento da parte di Guaspari Spadari.
La vetrata, dato il soggetto, è tra le poche del Marcillat che presentino un’ambientazione esclusivamente naturalistica –come ad esempio nel Battesimo di Cristo del 1519 (vedi Arezzo, Cattedrale, finestra s VII) e nella più tarda Assunzione della Vergine del 1525 (vedi Arezzo, chiesa della SS. Annunziata, finestra H I)- ottenuta, come di consueto, con larghe campiture di colore sulle quali spiccano le presenze arboree realizzate con tonalità più scure.
Il Santo, con tunica rossa dalla cintura azzurra a richiamare i colori araldici degli Spadari, è colto in un momento di ispirata meditazione spirituale, che traspare dalla tensione muscolare del corpo, dallo scatto dinamico della figura e dall’intensa espressione del volto: è infatti questo il momento in cui, accanto ad acute caratterizzazioni fisiognomiche ottenute con un sapiente uso della grisaille, il Marcillat –abbandonando parzialmente il classicismo che aveva caratterizzato le opere del periodo romano (1506-1515) (vedi Roma, chiesa di S. Maria del Popolo) e del periodo cortonese (1515-1519)- inizia ad accostarsi più evidentemente al modello michelangiolesco , tentando di eguagliarlo in potenza e drammaticità, anche a costo di alcune forzature, così come qui appare manifesto nell’imperfetta scorciatura degli arti inferiori.
Proprio tali lacune hanno fatto esprimere ai critici, a partire dal Mancini, un’opinione alquanto negativa sull’opera, pensando alcuni (Atherly) che possa addirittura trattarsi di un brano non autografo, assegnabile a quello stesso collaboratore del Maestro cui tendono a riferire anche la vetrata con S. Antonio Abate del 1521 (vedi Arezzo, chiesa della SS. Annunziata, finestra S VI).
In realtà, tali carenze compaiono anche in altre opere autografe del Marcillat, non soltanto contemporanee, ma anche posteriori, come ad esempio della Vocazione di Matteo per la Cattedrale (1520) (vedi) nella figura dell’Apostolo seduto a destra, nella Cacciata dei Mercanti dal Tempio (1524) (vedi) nelle figure che stanno frettolosamente scendendo la scalinata, nel Cristo e l’Adultera (1524) (vedi) nei tre Farisei in primo piano, nell’Assunzione della Vergine per la chiesa dell’Annunziata (1525) (vedi finestra H I) nell’Apostolo in primo piano a sinistra , etc., nonché nell’opera pittorica del Maestro, rappresentata per la più parte dagli affreschi per le volte della Cattedrale di Arezzo.
Da notare invece la cornice classicheggiante con fregio a ovuli e listelli condotta in monocromo in grisaille e giallo d’argento - simile a quelle che incontriamo nella citata Vocazione di S. Matteo e ricorrente in seguito anche nell’occhio della chiesa di S. Francesco, sempre ad Arezzo, del 1524 (vedi)- che sembra quasi voler costituire un preludio per le più elaborate bordure antichizzanti dei pannelli dell’Annunziata con S. Antonio Abate del 1521 (vedi, finestra S VI) e con la Maddalena del 1525 (vedi, finestra N V).

STATO DI FATTO: Risale al 1542 il primo intervento integrativo, allorquando Antonio d’Ambrogio sostituì alcuni vetri alla finestra e a quella sottostante, oggi perduta, sempre commissionata dagli Spadari. E’ invece del 1593 l’opera generale di riassetto di tutte le finestre della chiesa per mano di Leonardo Bruschi, con rintelaiatura e ripiombatura delle vetrate.
Nuovi interventi vennero messi in opera nell’ ‘800, ma è difficile poterne stabilire natura ed estensione a causa della genericità delle fonti documentarie. Al ‘900 invece risale la campagna di restauro dello Studio Tolleri di Firenze (1958): questo ultimo restauro appare particolarmente critico, poiché non vennero eseguiti i rilievi grafici dello stato di fatto e delle integrazioni apportare e non furono redatte le relazioni sugli interventi.
La vetrata appare interessata da un diffuso processo di distacco della grisaille con conseguente perdita del modellato, ancor più evidente che altrove e facilmente riscontrabile in tutta l’anatomia del Santo, nell’immagine del Crocifisso, delicatamente resa dalla grisaille, e nel muso del leone, laddove compaiono zone di caduta totale della grisaille. Il processo è comunque esteso anche al paesaggio retrostante e alla cornice in grisaille e giallo d’argento.
Non numerosi ma estremamente deturpanti i piombi di frattura, uno dei quali attraversa il volto del Santo e l’altro interrompe l’immagine del Crocifisso.
L’esame non ravvicinato della vetrata in situ non permette di procedere oltre nell’analisi: si rinvia pertanto ad una visione più dettagliata in occasione di un venturo ed auspicabile intervento conservativo.

BIBLIOGRAFIA: vedi Bibl. Arezzo –Marcillat

REF. FOTOGRAFICHE: Archivio A.P.T., Arezzo (Foto Ugo Baldesi)

ESTENSORE: Marina Del Nunzio (aprile 2000).