TOSCANA - Arezzo
SCHEDA :Chiesa della SS. Annunziata 12
TITOLO : Vergine col Bambino.

UBICAZIONE: Arezzo, chiesa della SS. Annunziata (già S. Maria delle Lacrime). Coro, finestra I (monofora).

PROVENIENZA: collocazione originaria.

DIMENSIONI: 273 x 80 cm.

CRONOLOGIA: 1509 (iscrizione).

AUTORE:

COMMITTENZA: Ludovico Acciaioli. Iscrizione: D[omi]NI LVDOVICI ACCIAIOLI I.[uris] V.[triusque] DOC[toris] CAP[itani] 7 (et) COM[missari]. MDVIII.

SOGGETTO: La Vergine, stante su di un suppedaneo, è raffigurata col Bambino in braccio, mentre in alto, dalle nuvole, si scorgono due Angeli oranti.

NOTE CRITICHE: La vetrata, destinata al luogo preminente della chiesa aretina dedicata alla Vergine, contiene in sé - grazie all’iscrizione – i dati inerenti all’anno di realizzazione (1509) ed alla committenza da parte di Ludovico Acciaioli, giureconsulto del Collegio fiorentino e lettore di legge presso l’Università di Pisa dal 1495 al 1515, Capitano di Arezzo per sei mesi a partire dal 15 Febbraio 1509: la circostanza è confermata da alcuni documenti (ora all’Archivio di Stato di Firenze) di quell’anno riguardanti il pagamento da parte dell’Acciaioli per "…una finestra di vetro e uno occhio…" per la "…chapella di l’altare magiore…" della SS. Annunziata (Virde 1990).

Più difficoltosa si è rivelata invece la questione attributiva: ad una primitiva ascrizione a Guillaume de Marcillat (Muntz), smentita dal fatto che l’opera non risulta menzionata nei libri contabili dell’Artista a dalla circostanza che il Marcillat tra il 1508 ed il 1515 si trovava a lavorare a Roma (Mancini) per la chiesa di S. Maria del Popolo (vedi Roma, S. Maria del Popolo 1 e 2) ed i Palazzi Vaticani, hanno fatto seguito riferimenti a Domenico Pecori o ai fratelli Sassoli (Pasqui-Viviani, Del Vita, Coradini, Tafi, Falciai) – artisti noti per aver eseguito le finestre absidali del Duomo di Arezzo dal 1513 - , ad anonimi seguaci del Marcillat (Tavanti) o, più recentemente, ad un artista di ambito fiorentino (Atherly).

Il contributo più esteso è stato quello di G. Virde (1990), che ha ricostruito la trama dei rapporti tra l’Acciaioli ed Arezzo grazie all’analisi delle fonti, ed il ruolo da lui svolto come Capitano, carica cui pare alludere la figuretta femminile alata con spada raffigurata sul podio, interpretabile come personificazione della Giustizia.

L’autrice, sottolineando poi l’importanza del nucleo originario delle vetrate mariane della SS. Annunziata (Madonna col Bambino, Annunciazione (perduta), Sposalizio della Vergine, Assunzione), procede quindi nell’analisi stilistica dell’opera , cogliendone la complessità dei rimandi: dallo schema di impronta peruginesca alla compostezza della tipologia leonardesca del volto della Vergine, dai dettagli che impreziosiscono i bordi della veste e dell’aureola della Madonna vicini ai tipi impiegati nella vetraria fiorentina tra ‘400 e ‘500, alla cornice a grottesche che trova riferimento nella tradizione pittorica del Ghirlandaio.

A tali orientamenti si unisce poi una raffinata sensibilità cromatica negli accostamenti, impiegati anche per il loro valore simbolico, come il manto azzurro, tono allusivo all’umanità della Vergine, con i risvolti verdi (colore che indica la verginità) e la veste vinaccia, che rimanda alla Passione; parimenti gli Angeli oranti sono vestiti di verde, alludente alla loro natura sessualmente indistinta, e di rosso, in quanto testimoni di Dio.

Considerando la molteplicità degli indizi, la Virde dunque ipotizza una realizzazione della vetrata per mano di un artista fiorentino o di cultura fiorentina, individuando stringenti analogia – nel trattamento delle nuvole, nei motivi a candelabra della cornice e nei grifoni che sorreggono un emblema, e soprattutto nel modo in cui la bordura inserisce in basso il motivo dei girali – con la vetrata del Padre Eterno (1506 ca.) eseguita per la Cappella Peruzzi (ora nella Cappella Nerli) in S. Salvatore al Monte a Firenze dai frati Gesuati , per la quale è stato avanzato il nome del Perugino come fornitore del cartone (G. MARCHINI Le vetrate italiane, Milano 1956, pag. 323, n. 67).

Pertanto l’ipotesi attributiva della Virde si indirizza in tale direzione, tenendo anche conto del fatto che i Gesuati si erano stanziati in Arezzo nel 1504 e che già per altre vetrate della chiesa (vedi Arezzo, SS. Annunziata 8), appartenenti alla medesima fase precoce di invetriatura, era stata avanzata un’attribuzione all’intervento dei Gesuati.

A ciò si aggiungerebbe il rinvenimento di un documento (Archivio di Stato di Firenze) datato 14/8/1509 contenente un conto in sospeso intestato a Ludovico Acciaioli a favore dei Gesuati di S. Maria delle Grazie di Arezzo in cui si citano nuovamente "una finestra di vetro et uno ochio".

Della vetrata esiste un acquerello realizzato tra il 1832 ed il1842 da J. A. Ramboux che ci permette di rilevare come l’opera da allora non abbia subito rilevanti modifiche e che in origine lo stemma del podio della Vergine, oggi sostituito da un vetro incolore, raffigurava l’emblema della Compagnia della SS. Annunziata.

STATO DI FATTO: Le vetrate della SS. Annunziata sono state interessate da vari interventi conservativi, anche in antico: al 1593 risale infatti la prima operazione generale di riassetto delle vetrate, con rintelaiatura e ripiombatura condotte per mano di Leonardo Bruschi.

Tali interventi, con l’aggiunta di vetri a risarcire le lacune, vennero ripetuti –sebbene le fonti documentarie per lo più non specifichino l’entità e spesso neanche la localizzazione dei danni e delle relative integrazioni, parlando in generale dell’intero complesso vetrario della chiesa- nei secoli successivi.

Nel caso particolare però, abbiamo notizia di un pagamento di 1 lira e 15 soldi emesso in data 11/11/1536 in favore di Masso da Cortona per aver "…aconcio la finestra di vetro…ch’è sopra il coro…".

Inoltre, durante il restauro Bruschi del 1593 una rete di protezione in ottone fu posta alla "…finestra invetriata sopra il coro…".

Infine, sempre dai documenti, sappiamo che nel 1808 vennero rimessi alcuni vetri al "finestrone", forse da identificare appunto con la finestra absidale, e che nel 1824 Santi Pasqui fu interpellato "…per opere a raccomodare il finestrone grande del coro compreso l’armatura…".

L’intervento più recente è quello dei restauri del 1958 commissionati allo Studio Tolleri di Firenze: durante questa ultima campagna non vennero effettuati i grafici e le relazioni, pertanto risulta difficile valutare l’entità di tali restauri, peraltro condotti affrettatamente a causa del fallimento della ditta.

Un intervento complessivo di salvaguardia e restauro si presenta attualmente come necessario: soprattutto urgente sarebbe una verifica sullo stato delle grisaglie e sulla loro tenuta, nonché l’adozione di un idoneo sistema di protezione esterna delle superfici esposte ai pericoli del processo di corrosione.

L’analisi non ravvicinata dell’opera in situ non consente di specificare ulteriormente i danneggiamenti: si rinvia pertanto l’esame ravvicinato ad un prossimo ed auspicabile intervento conservativo.

BIBLIOGRAFIA: vedi Bibl. Arezzo SS. Annunziata

REF. FOTOGRAFICHE:

ESTENSORE: Marina Del Nunzio (gennaio 2001).