TOSCANA - Arezzo
SCHEDA : Chiesa della SS. Annunziata

NOTA ALLA PIANTA
DI AREZZO C. SS. ANNUNZIATA

L’orientamento dell’edificio è sfalsato rispetto a quello tradizionale con l’abside ad est cui fa riferimento il C.V.M.A. per la sua numerazione

Pianta della Chiesa

Il complesso della SS. Annunziata costituisce, da un punto di vista strettamente architettonico, un caso emblematico sia dell'adattamento di un edificio preesistente a uno nuovo che ne modifica o ne adegua la vecchia funzionalità in relazione alle varie esigenze che si presentano nel corso del tempo, sia della duttilità della configurazione spaziale nel prestarsi ad interpretare progetti sempre nuovi, talvolta male amalgamati insieme perché frutto della creatività e sensibilità personale di artefici diversi e delle mode. Sul versante artistico la chiesa della SS. Annunziata costituisce, relativamente alla città di Arezzo, l'esempio più vistoso di utilizzo del nuovo linguaggio rinascimentale e uno dei più precoci esempi di applicazione, e quindi di diffusione delle nuove idee in terra aretina.

Le vicende costruttive medioevali dell'edificio sono legate direttamente alla costituzione della Compagnia della SS. Annunziata, che ha sempre gestito la chiesa e determinato la nascita di quegli ambienti atti a svolgere il suo compito di struttura assistenziale, fino alla sua soppressione nel 1785 ad opera del Granduca Pietro Leopoldo.

La Compagnia sorse agli inizi del 1300, mentre l'edificazione della chiesa si può far risalire al quinto decennio del XIV secolo; l'edificio, dedicato alla Vergine Annunziata, in seguito verrà designato col nome di chiesa maggiore o chiesa inferiore. Nel 1354 fu dato l'assenso a costruire nel lato destro dell'edificio chiesastico una cappella con relativo altare ove poter officiare le sacre funzioni; trattasi dell'oratorio denominato anche chiesa superiore o chiesa minore.

La costruzione della chiesa nelle sue forme attuali ha inizio a seguito di un miracolo avvenuto nel 1490, quando inizia a lacrimare il simulacro in terracotta della Vergine, donato nel 1444 alla Compagnia dall'allora segretario della Repubblica fiorentina Carlo Marsupini e all'epoca sistemato nei pressi del vestibolo o di un altare, all'interno dell'ospedale dei pellegrini annesso al complesso chiesastico. In seguito all'episodio miracoloso fu deciso di costruire una nuova grande chiesa, destinata ad inglobare anche il vecchio oratorio, dove nel frattempo, dopo il miracolo, era stata traslocata la venerata effigie. La nuova costruzione, col sovrapporsi a quella preesistente ed inglobando ambienti diversi, ha reso estremamente difficoltoso per gli studiosi ipotizzare la struttura della vecchia chiesa, quella per intendersi trecentesca e quattrocentesca, e dell'oratorio che conteneva l'altare della Vergine. Ma, a causa delle manomissioni subite dalle strutture murarie nel corso del tempo, si presenta problematica anche la determinazione della configurazione del nuovo edificio, così come si presentava nei primi trent'anni del cinquecento, quelli che ci riguardano più direttamente in relazione alle vetrate, le quali appunto in questo lasso di tempo furono commissionate nel loro complesso; ancor più difficoltoso è stabilire come fu adattato alla nuova costruzione il vecchio oratorio e determinare, all'interno di esso, l'orientamento stesso dell'altare della Vergine. Secondo un'ipotesi ricostruttiva la chiesa antica doveva avere un impianto a croce latina ad unica navata, con tre cappelle estradossate su ciascuna fiancata, con coro absidato e transetto triabsidato, secondo un modello che mostra affinità sia con la chiesa di S. Maria delle Grazie al Calcinaio a Cortona di Francesco di Giorgio Martini, sia con la chiesa brunelleschiana di S. Spirito a Firenze.

La paternità della nuova costruzione è attribuita dalle fonti antiche all'artista fiorentino don Pietro Dei, meglio conosciuto col nome di Bartolomeo della Gatta. Nel 1495 si lavora alle volte, nel 1504 viene portata quasi a termine la copertura dell'unica navata, ma ormai da due anni a dirigere i lavori è subentrato Antonio da Sangallo, il quale, ritenendo non pienamente idoneo il progetto del suo predecessore, suggerisce un ampliamento della chiesa in modo tale da inglobare al suo interno l'oratorio trecentesco tramite l'erezione di un grande vestibolo, pari in lunghezza e larghezza alle dimensioni del transetto. L'idea del grande atrio momumentale è tipica delle soluzioni compositive di Giuliano da Sangallo, fratello d'Antonio, ed è probabile, per quanto non documentato dalle fonti, che Giuliano abbia fornito un progetto, o comunque abbia suggerito delle rettifiche ai lavori allora in atto presso la SS. Annunziata. Ad Antonio verosimilmente si devono, poco dopo il 1504, l'irrobustimento delle fondazioni e dei pilastri atti a sostenere la cupola in corrispondenza della crociera e, più in generale, il consolidamento dei sotterranei e la sistemazione del coro. Quest'ultimo, nella sua primitiva struttura voluta da Bartolomeo della Gatta, si presentava con una profondità ridotta e con un'abside estradossata al centro della parete di fondo. Antonio, oltre a modificarne le proporzioni e ad eliminarne l'abside (il cui impianto è apprezzabile solo all'esterno della chiesa), inserisce due monofore laterali con arco a tutto sesto, oggi non più visibili a causa dell'inserzione a fine cinquecento di una grande serliana che ripropone nelle forme e nelle dimensioni quella costruita dallo stesso Sangallo nella facciata della chiesa nel 1523. La zona della crociera, cupola compresa, dovette essere terminata intorno al 1513. Successivamente gli interventi interessarono la zona dell'attuale atrio, nel tentativo di inglobare l'oratorio trecentesco di ridotta altezza nei confronti della chiesa che si stava costruendo. Probabilmente la chiesa antica doveva terminare all'altezza della seconda campata dell'edificio attuale. Al termine dei lavori dell'atrio, l'altare della Madonna delle Lacrime si trovava sistemato nell'estrema destra dell'intercolumnio centrale del vestibolo, e la statua della Vergine doveva guardare verso la navata sinistra del vestibolo, dove nel 1525 verrà collocato l'occhio con lo Sposalizio della Vergine. Nel 1518 ha luogo la concessione di cappelle gentilizie a membri delle famiglie Spadari e Ricciardi; il vestibolo verrà definitivamente completato nel 1523.

Una volta sistemata la zona del vestibolo, la Compagnia si rivolse alla costruzione delle navate, che avrebbero dovuto agganciare il vestibolo al transetto. Nel 1533 iniziano così i lavori alla navata sinistra; essa verrà completata nel 1550, mentre per quella destra i lavori si trascinano lentamente nel corso della seconda metà del '500. Nel 1592 si stabilisce di spostare l'immagine sacra dal vestibolo all'altare maggiore, ciò che verrà effettivamente attuato solo nel secolo successivo.

Nel 1619 viene concessa una cappella a Bartolomeo Spadacci, uno dei membri della Compagnia: si tratta della terza cappella sulla destra entrando, originariamente occupata dal vecchio organo; il nuovo organo, con delibera del 12 gennaio 1610, viene collocato sopra la cappella dei Ricciardi, dove si trova tuttoggi. Nel 1641 il sito concesso agli Spadacci è completato con due invetriate. Nel 1642, l'occhio con l'Assunzione della Vergine (fig. 3) del Marcillat viene prelevato dal suo sito e dopo esser rimasto per vari anni nei depositi della chiesa, nel 1663 viene collocato sulla sommità del coro. Il 19 giugno del 1704 è concessa una cappella alla famiglia Ciucci.

PRINCIPALI FONTI ARCHIVISTICHE IN RELAZIONE AL TESTO PRESENTATO

Archivio di Stato di Firenze, Compagnie religiose soppresse da Pietro Leopoldo (sigla usata in questo elenco C.R.)

FONTI A STAMPA

ESTENSORE: Giovanna Virde