PIEMONTE - Torino
SCHEDA : Museo Civico d'Arte Antica 28
TITOLO: San Pietro

UBICAZIONE: Torino, Museo Civico d’Arte Antica, inv. 4199, 307/VD

DIMENSIONI: cm 134x50; ingombro con l’intelaiatura di restauro: cm 140x54

PROVENIENZA: dalla chiesa di San Pietro di Pianezza (poi Superga, Cripta della Real Basilica). Dono di Vittorio Emanuele III, 23 marzo 1914. La vetrata proviene dalla chiesa di San Pietro di Pianezza insieme ad altre due vetrate, di cui una è irreperibile e l’altra, raffigurante Sant’Antonio, è conservata in Museo (inv. 304/VD, v. Torino Museo Civico 29).

CRONOLOGIA: 1510

AUTORE/I: Maestro vetrario del Piemonte Occidentale

COMMITTENZA: Pietro Barutelli di Grugliasco

SOGGETTO/I: San Pietro e il donatore Pietro Barutelli

NOTE CRITICHE: Questa vetrata e quella raffigurante Sant’Antonio provengono dalla chiesa di San Pietro a Pianezza dove occuparono i vani delle finestre del presbiterio verosimilmente fino al momento dei restauri del 1885 (E. Olivero, 1922, pp. 63-64). Il passaggio dal Museo Civico non fu diretto; esse decorarono per un certo periodo lo scalone che porta alla cripta dei sepolcri sabaudi nella basilica di Superga. La documentazione in proposito è divisa tra i Musei Civici di Torino e l’Archivio centrale dello Stato a Roma (seconda consegna, 2, 1908 – 1924, busta 509). Da tali documenti veniamo a sapere che le vetrate erano per la verità tre (almeno fino al 1914 si era conservata intatta anche la vetratina già nell’oculo centrale del presbiterio di Pianezza, ora irreperibile) e che i gravi danni e le mancanze riscontrabili nel san Pietro sono dovuti allo sfondamento della finestra dello scalone di Superga nel corso di un tentativo vandalico di furto. Nonostante la rarità delle vetrate piemontesi, la sicura collocazione territoriale e la certezza della data e della committenza, i due antelli figurati del Museo non hanno goduto di molta fortuna critica, riducibile anche oggi agli apprezzamenti del solo Mallè (1971, p. 266-268); eppure la loro data e il loro stile tornano in felice accordo con una serie di opere di zona torinese che inizia con gli affreschi di Secondo del Bosco alla Sacra di San Michele (1505) e si chiude con le tavole di Defendente Ferrari, datate 1511, ad Avigliana. A mezza strada cade l’affresco con la Natività in San Sebastiano a Pecetto, con la data 1508 (opera iniziale di Jacopino Longo) che è il punto di maggior vicinanza stilistica, insieme a un gruppo di opere che si raccoglie intorno agli affreschi in San Giovanni a Volvera. Nessun paragone è possibile sul fronte delle vetrate (in zona non sopravvivono che i pochi frammenti di fregio nei finestroni di Sant’Agostino a Carmagnola), ma è verosimile che nello spiccato risalto cromatico dei vetri colorati in pasta e nella ben individuata carica espressiva dei volti sia ancora attivo il magistero del grande maestro vetrario Antoine de Lonhy, "habitator in villa de Villana in ducato Savoye diocesi Taurinanxis" dal 1462. ( scheda pubblicata da G. ROMANO, in S. PETTENATI, G. ROMANO (a cura di), Il tesoro della città. Opere d’arte e oggetti preziosi da Palazzo Madama, catalogo della mostra a Stupinigi, Torino 1996, n. 58, p. 41).

STATO DI FATTO: Sono numerose le integrazioni, le vetrate furono infatti restaurate diverse volte: nel 1914 dalla ditta Albano e Maccario di Torino; nel 1934-1935 dalla ditta Janni di Torino; nel 1966 (cfr. Mallé 1971, p.266); nel 1993 da Alessandra Purcaro di Roma.

BIBLIOGRAFIA:

REFERENZE FOTOGRAFICHE: Archivio Fotografico dei Musei Civici di Torino

ESTENSORE: Giovanni Romano