PIEMONTE - Torino
SCHEDA : Museo Civico 1
TITOLO: Vetrata dei Re

UBICAZIONE: Torino, Museo Civico d’Arte Antica, inv.gen.2652, 240/VD

DIMENSIONI: diam. cm 54,5; ingombro con l’intelaiatura di restauro: diam. cm 56

PROVENIENZA: Acquistata a Firenze dall’antiquario Galli Dunn nel maggio 1888; tradizionalmente considerata come proveniente da una vetrata di Saint-Denis

CRONOLOGIA: 1145 circa (frammento con le tre teste coronate due virili di differente età, una femminile, a destra); 1821-1868 (la parte restante)

AUTORE/I: Maestro vetrario dell’Ile de France (1145 c.) e Alfred Gérente (1821-1868)

COMMITTENZA:

SOGGETTO/I: Tripla incoronazione. Il soggetto è molto dibattuto, cfr. Note critiche. Nell’inventario generale del Museo il soggetto è indicato come "Santissima Trinità con Dottori della Chiesa". Successivamente la vetrata fu detta dei "Nove Santi".

NOTE CRITICHE: Per quanto niente sia indicato sull’inventario del Museo quanto all’origine di quest’opera, essa era considerata tradizionalmente come proveniente da una vetrata di Saint-Denis (H. Wentzel, 1952, p.46; L.Mallé, 1971, pp. 259 sgg.). L’opera venne pubblicata per la prima volta da Noemi Gabrielli nel 1932, ma fu Louis Grodecki a chiarire come il tondo del Museo Civico fosse, nella sua massima parte, una replica ottocentesca di uno scomparto di una vetrata con storie di Carlo Magno che secondo Bernard de Montfaucon (1729) si trovava, insieme con un’altra vetrata con le storie della prima crociata, nel coro dell’abbazia di Saint Denis, probabilmente in una delle due cappelle al termine del deambulatorio (L. Grodecki, 1976, pp. 119 sgg.). La vetrata venne rimossa da Alexandre Lenoir nel 1799 e verosimilmente ritornò a Saint-Denis nel 1816 e il pannello fu rimontato nel 1833 durante il restauro della chiesa diretto da François Debret insieme ad altri frammenti eterogenei provenienti dalla basilica in una delle vetrate della Cappella della Vergine. Esso venne descritto da François de Guilhermy e riprodotto da Ferdinand de Lasteyrie verso il 1845, prima dell’inizio del restauro della basilica condotto da Viollet-le Duc (1847-1858). Poiché nel corso di questo restauro le vetrate vennero selezionate, completate e ricollocate sulla base delle notizie che erano state date negli scritti dell’abate Suger (che non menziona la vetrata di Carlo Magno), esso non trovò una sua collocazione nella chiesa. Ritirato da Henri Gérente, che iniziò il restauro delle vetrate, dovette restare in possesso, alla sua morte (1849), del fratello Alfred Gérente che continuò la sua opera. Ciò risulta da un calco del tondo eseguito da Alfred Gérente, ora nelle collezioni del Glencairn Museum a Bryn Athyn (Penn.). Fu con ogni probabilità nell’atelier di Gérente che venne eseguita una duplicazione del pannello, inserendo in ognuno dei due tondi così ottenuti alcuni elementi originali. Il pannello che conserva la maggior parte di frammenti originali passato nella collezione di Léon Bonnat è attualmente al Glencairn Museum di Bryn Athyn (J. Hayward e W. Cahn, 1982, pp.93 sgg.) e ha una misura leggermente inferiore a quello di Torino (48 cm). Secondo Louis Grodecki l’unica parte originale del pannello di Torino sono le tre teste coronate (due virili di differente età, una femminile) a destra, tutto il resto sarebbe una replica ottocentesca del tondo oggi a Bryn Athyn. Le teste dei tre re al centro della scena sono diverse nei due pannelli, quelle di Bryn Athyn appartengono ad un restauro del XIII secolo e appaiono già nella illustrazione del De Lasteyrie, sono quindi anteriori ai restauri di Viollet-le-Duc, mentre quelle del pannello di Torino sono frutto di una ricostruzione in stile di Alfred Gérente. Le osservazioni del Grodecki sembrano nell’insieme condivisibili, ma solo un diretto confronto tra i due pannelli potrà permettere un preciso bilancio in quanto nel tondo di Torino appaiono sporadicamente reimpiegati altri vetri antichi. Mentre la collocazione stilistica del pannello di Bryn Athyn e delle parti antiche di quello di Torino non ha posto problemi ed è generalmente ricondotta nell’ambito del cosiddetto "atelier principale" di Saint-Denis composto da maestri vetrari originari dell’Ile de France cui si deve il gruppo più nutrito delle vetrate della chiesa abbaziale (L.Grodecki, 1986), molto dibattuto è il soggetto. Esso è stato ipoteticamente identificato dapprima con l’incoronazione di Saint-Denis e dei suoi compagni, poi con l’incoronazione del 754 di Pepino con i due figli Carlo Magno e Carlomanno a Saint-Denis che segna la nascita della dinastia carolingia o ancora con l’incontro a Costantinopoli tra Costantino, suo figlio Leone e Carlo Magno evocato dalla leggendaria Descriptio, un testo redatto nell’abbazia anteriormente al 1124. Poiché l’episodio deve essere in rapporto con la storia di Carlo Magno, una delle ultime due ipotesi è la più probabile, anche se essa non spiega l’attributo della palma esibito da tre dei personaggi coronati e che sembrerebbe più idoneo a santi martiri (cui peraltro mancano i nimbi).

STATO DI FATTO: In buone condizioni di conservazione, dopo il restauro del 1993 di Alessandra Purcaro di Roma; la lastrina centrale con le teste coronate è frammentata e ricomposta, il tondo è stato corredato di una nuova intelaiatura di sostegno e di un vetro di protezione. Già restaurato nel 1934-1935 dalla ditta Janni di Torino. Per le vicende conservative precedenti all’ingresso in Museo cfr. Note critiche.

BIBLIOGRAFIA:

REFERENZE FOTOGRAFICHE: Archivio Fotografico dei Musei Civici di Torino

ESTENSORE: scheda pubblicata da Enrico CASTELNUOVO in S. PETTENATI, G.ROMANO (a cura di), Il tesoro della città. Opere d’arte e oggetti preziosi da Palazzo Madama, (catalogo della mostra, Stupinigi), Torino 1996, n.161, pp.89-90.
Marzo 2001