PIEMONTE - Crevoladossola
SCHEDA : Chiesa Parrocchiale 5 
TITOLO: Santi Antonio Abate e Cristoforo.

UBICAZIONE: Crevoladossola (VB), chiesa dei Santi Pietro e Paolo, prima finestra sud dopo il rosone absidale, antello sinistro. Fin s II pann. a1

DIMENSIONI: cm 52 x 48

PROVENIENZA: Collocazione originale

CRONOLOGIA: 1526.

AUTORE: Hans Funk, attribuito.

COMMITTENZA: Capitano Reale Paolo della Silva e sua moglie Andreina de Rodis.

SOGGETTO: Sant’Antonio Abate e San Cristoforo ai lati dell’arme della Silva completa d’ogni elemento: scudo, elmo, lambrecchini, cercine, cimiero e impresa, iscritta nel cartiglio, che recita: HUMILITAS. ALTA. PETIT. e sul risvolto terminale reca la data 1526.Il santo abate tiene nella sinistra il tau badiale dai bracci potentati solito nell’iconografia tedesca, al quale è appeso il campanello, che con il verso ai piedi del santo sono attributi caratteristici della sua iconografia. Ugualmente l’albero divelto, con ancora le fronde, a cui si appoggia il santo per tragittare Gesù bambino seduto sulla sua spalla sono elementi tipici della figurazione di Cristoforo. I santi figurati nell’antello ricordano sia gli edifici di culto beneficati dai committenti, sia la diffusione del loro culto in valle Antigorio, che per Cristoforo è testimoniato dalle gigantesche figure in facciata del San Giulio di Cravegna e del San Gaudenzio di Baceno. Sul listello di vetro bianco alla base dell’antino è iscritta la prima parte della dedicatoria, che, in posizione analoga, è completata sull’antino destro: PAULUS. SILVIUS. MAG. CI. DNI. CAPITANIUS.

NOTE CRITICHE: Come al tempo della sua Fondazione, risalente ai primi decenni del sec. XI, furono partecipi alla edificazione della chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Crevoladossola membri della nobiltà locale, così nel corso dei secoli XV e XVI si presero cura dell’edificio sacro membri della famiglia della Silva, primeggiante in quegli anni nell’Ossola Superiore. Il Capitano Reale Paolo della Silva e sua moglie Andreina, discendente dai de Rodis fondatori della valle Formazza dal XIII secolo, furono i committenti delle opere di ampliamento eseguite nel secolo XVI, in particolare con la ricostruzione del presbiterio eretto e guarnito, quasi fosse una cappella gentilizia, secondo i complessi preziosismi strutturali e ornamentali, del tardogotico fiorito, in contrasto con i canoni vitruviani del Rinascimento lombardo, dipendente dal magistero dell’Amedeo, osservati nella esecuzione delle navate laterali aggiunte alla navata centrale quattrocentesca. Infatti, i nuovi corpi di fabbrica furono eseguiti su progetto di differenti architetti: le navate laterali dall’amadesco Lorenzo Arrigoni; il presbiterio dall’architetto più apprezzato dei potentati vallesani del tempo, il presmellese Ulrich Ruffiner. Forse su indicazione dell’architetto vallesano, o dei nobili bernesi, che, come il capitano Paolo della Silva, erano al comando di compagnie mercenarie durante le campagne di Lombardia, combattute a sostegno delle pretese accampate da Francesco I di Francia sulla successione al Ducato di Milano, il nobile crevolese diede commissione al maestro vetraio bernese Hans Funk di eseguire i diaframmi vitrei del rosone e delle quattro finestre aperte nelle pareti del presbiterio, appena ricostruito, dei Santi Pietro e Paolo. Il sistema ornamentale realizzato in scultura, sulle chiavi di volta e su peducci delle nervature che configurano la volta stellata, in pittura, dagli affreschi sulle pareti attribuiti a Fermo Stella da Caravaggio, probabile autore dei disegni preparatori inviati a Berna, che, in alternativa del tutto ipotetica, potrebbero essere ascrivibili a quel Pietro Pittore da Pontemaglio dei nobili de Rodis parente della committente Andreina de Rodis, o dipinti sui diaframmi vitrei delle luci, ancorché non sia derivato da un progetto didascalico di contenuto dottrinale, certamente va considerato, in generale, come realizzazione di un programma promozionale sia della religiosità francescana, con i richiami alla Passione o all’Eucaristia, diffusa in Ossola dai frati minori conventuali di Domodossola, sia dell’indirizzo politico della Parte Brennesca, sostenitrice dell’istituzione francescana domese e del partito francesizzante ossolano, nel quale il della Silva ebbe ruolo preminente. Soprattutto però, quale carattere tipico di una cappella gentilizia, emerge il proposito celebrativo della munificenza praticata dai committenti a sostegno delle opere pie o delle istituzioni ecclesiastiche simboleggiate dalle immagini cultuali che le rappresentano. L’attribuzione al maestro vetraio bernese Hans Funk è stata ampliamente e indubitabilmente provata (Trumpler 1999), e in particolare è stato rilevato come il complesso vetraio di Crevoladossola sia per l’integrità preservata di ogni elemento originale, sia per il livello esecutivo, presenti uno degli esiti più alti della produzione uscita dalla bottega bernese nel periodo corrispondente alla maturità espressiva raggiunta dal maestro. In particolare le figurazioni rappresentano il felice connubio dei portati culturali confluiti nella realizzazione, e nella progettazione lombarda, riguardante i valori spaziali e le scelte iconografiche, e dalla esecuzione attuata nella bottega di Hans Funk, secondo canoni espressivi della tradizione elvetica: l’una esaltata e rinvigorita dal virtuosismo tecnico dell’altra. Saranno così naturalmente convincenti gli effetti plastici delle ombreggiature stese sugli incarnati dal disegno sfumato eseguito sulle grisaille, talvolta supportato dall’uso sapiente del giallo d’argento, o sorprendenti gli effetti di stacco cromatico ottenuto con l’abrasione delle placcature colorate da supporto vitreo bianco, oppure il respiro spaziale dilatato dalle nuvole a meandro diffuse sugli sfondi costretti dei trafori. La dualità delle fonti creative se, da una parte, per affermare la costruzione dello spazio concepito al modo lombardo in sede progettuale, elide le incorniciature architettoniche ridondanti tipiche della decorazione elvetica, dall’altra accetta la forza espressiva del verismo settentrionale e le forme tormentate della tradizione d’oltralpe, fuse trovando un comun denominatore nell’ispirazione derivata dalla grafica a stampa norimberghese del primo Cinquecento, segnata dal magistero del Dürer.

STATO DI FATTO: Discreto, ma bisognoso di interventi conservativi. Nel bordo superiore si nota una piccola lacuna dovuta alla caduta di un frammento. Più gravi sono le cadute di due tessere: la parte inferiore del volto dell’abate e del campanello appeso al Tau sostituite rispettivamente da una tessera bianca e da una viola.

BIBLIOGRAFIA: V. Bibliografia Crevoladossola

REF. FOTOGRAFICHE: Archivio Lara Pessina

ESTENSORE: Gian Franco Bianchetti (Maggio 2000)