PIEMONTE - Crevoladossola
SCHEDA : Chiesa Parrocchiale 12
TITOLO: Vergine con il Bambino, SS. Giorgio e Barbara e donatori (a)

UBICAZIONE: Crevoladossola (VB), chiesa dei Santi Pietro e Paolo, prima finestra nord antello destro. Fin n II pann. b1

DIMENSIONI: cm 52 x 48

PROVENIENZA: Collocazione originale

CRONOLOGIA: 1526.

AUTORE: Hans Funk, attribuito.

COMMITTENZA: Capitano Reale Paolo della Silva e sua moglie Andreina de Rodis.

SOGGETTO: I Santi Giorgio e Barbara, protettori dei committenti, presentano paolo della Silva e sua moglie Andreina de Rodis, inginocchiati ai piedi del trono, alla Beata Vergine, che vi è assisa con il Bambino in grembo dalla destra levata per mostrare al committente il pomo con il peduncolo fogliato in giallo d’argento, simbolo della Redenzione. Sul fronte del basamento lo scudo partito con le armi congiunte della Silva e de Rodis. La derivazione iconografica dell’antello è chiaramente lombarda, ripresa dal tipo della Sacra conversazione, dove sono resi con accuratezza, oltre agli attributi iconografici dei personaggi sacri, anche quelli indicativi del ruolo e del rango dei committenti, come il sontuoso abbigliamento della nobildonna e la celata, dal cimiero di piume rosse e bianche, colori della casata, o la scure d’arme, insegna di comando, posati a terra in omaggio alla Vergine, nonché, rilevanti per importanza, gli speroni d’oro, insegne cavalleresche cinte dal re Francesco I ai piedi del capitano, tutti emblemi del suo rango nobiliare e del suo ruolo di comandante della compagnia di ventura ossolana. Sul listello di vetro bianco alla base dell’antino è completata la dedicatoria: ….YNA. EIUS. CONSORS. F. F. 1.5.2.6.

NOTE CRITICHE: Come al tempo della sua Fondazione, risalente ai primi decenni del sec. XI, furono partecipi alla edificazione della chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Crevoladossola membri della nobiltà locale, così nel corso dei secoli XV e XVI si presero cura dell’edificio sacro membri della famiglia della Silva, primeggiante in quegli anni nell’Ossola Superiore. Il Capitano Reale Paolo della Silva e sua moglie Andreina, discendente dai de Rodis fondatori della valle Formazza dal XIII secolo, furono i committenti delle opere di ampliamento eseguite nel secolo XVI, in particolare con la ricostruzione del presbiterio eretto e guarnito, quasi fosse una cappella gentilizia, secondo i complessi preziosismi strutturali e ornamentali, del tardogotico fiorito, in contrasto con i canoni vitruviani del Rinascimento lombardo, dipendente dal magistero dell’Amedeo, osservati nell’esecuzione delle navate laterali aggiunte alla navata centrale quattrocentesca. Infatti, i nuovi corpi di fabbrica furono eseguiti su progetto di differenti architetti: le navate laterali dall’amadesco Lorenzo Arrigoni; il presbiterio dall’architetto più apprezzato dei potentati vallesani del tempo, il presmellese Ulrich Ruffiner. Forse su indicazione dell’architetto vallesano, o dei nobili bernesi, che, come il capitano Paolo della Silva, erano al comando di compagnie mercenarie durante le campagne di Lombardia, combattute a sostegno delle pretese accampate da Francesco I di Francia sulla successione al Ducato di Milano, il nobile crevolese diede commissione al maestro vetraio bernese Hans Funk di eseguire i diaframmi vitrei del rosone e delle quattro finestre aperte nelle pareti del presbiterio, appena ricostruito, dei Santi Pietro e Paolo. Il sistema ornamentale realizzato in scultura, sulle chiavi di volta e su peducci delle nervature che configurano la volta stellata, in pittura, dagli affreschi sulle pareti attribuiti a Fermo Stella da Caravaggio, probabile autore dei disegni preparatori inviati a Berna, che, in alternativa del tutto ipotetica, potrebbero essere ascrivibili a quel Pietro Pittore da Pontemaglio dei nobili de Rodis parente della committente Andreina de Rodis, o dipinti sui diaframmi vitrei delle luci, ancorché non sia derivato da un progetto didascalico di contenuto dottrinale, certamente va considerato, in generale, come realizzazione di un programma promozionale sia della religiosità francescana, con i richiami alla Passione o all’Eucaristia, diffusa in Ossola dai frati minori conventuali di Domodossola, sia dell’indirizzo politico della Parte Brennesca, sostenitrice dell’istituzione francescana domese e del partito francesizzante ossolano, nel quale il della Silva ebbe ruolo preminente. Soprattutto però, quale carattere tipico di una cappella gentilizia, emerge il proposito celebrativo della munificenza praticata dai committenti a sostegno delle opere pie o delle istituzioni ecclesiastiche simboleggiate dalle immagini cultuali che le rappresentano. L’attribuzione al maestro vetraio bernese Hans Funk è stata ampliamente e indubitabilmente provata (Trumpler 1999), e in particolare è stato rilevato come il complesso vetraio di Crevoladossola sia per l’integrità preservata di ogni elemento originale, sia per il livello esecutivo, presenti uno degli esiti più alti della produzione uscita dalla bottega bernese nel periodo corrispondente alla maturità espressiva raggiunta dal maestro. In particolare le figurazioni rappresentano il felice connubio dei portati culturali confluiti nella realizzazione, e nella progettazione lombarda, riguardante i valori spaziali e le scelte iconografiche, e dalla esecuzione attuata nella bottega di Hans Funk, secondo canoni espressivi della tradizione elvetica: l’una esaltata e rinvigorita dal virtuosismo tecnico dell’altra. Saranno così naturalmente convincenti gli effetti plastici delle ombreggiature stese sugli incarnati dal disegno sfumato eseguito sulle grisaille, talvolta supportato dall’uso sapiente del giallo d’argento, o sorprendenti gli effetti di stacco cromatico ottenuto con l’abrasione delle placcature colorate da supporto vitreo bianco, oppure il respiro spaziale dilatato dalle nuvole a meandro diffuse sugli sfondi costretti dei trafori. La dualità delle fonti creative se, da una parte, per affermare la costruzione dello spazio concepito al modo lombardo in sede progettuale, elide le incorniciature architettoniche ridondanti tipiche della decorazione elvetica, dall’altra accetta la forza espressiva del verismo settentrionale e le forme tormentate della tradizione d’oltralpe, fuse trovando un comun denominatore nell’ispirazione derivata dalla grafica a stampa norimberghese del primo Cinquecento, segnata dal magistero del Dürer.

STATO DI FATTO: Bisognoso di interventi conservativi, presenta alcune lacune del diaframma originale integrate con tessere di vetro bianco: nel busto della santa e sotto le mani giunte del committente e inoltre delle maculature negli incarnati dovute alla caduta della grisaille. La tessitura dei piombi è sfiorita, e la parte inferiore del telaio è imbarcata. L'aggancio laterale è staccato.

BIBLIOGRAFIA: V. Bibliografia Crevoladossola

REF. FOTOGRAFICHE: Archivio Lara Pessina

ESTENSORE: Gian Franco Bianchetti (Maggio 2000)