PIEMONTE - Crevoladossola
SCHEDA : Chiesa Parrocchiale 10
TITOLO: Santi Vitale e Marco

UBICAZIONE: Crevoladossola (VB), chiesa dei Santi Pietro e Paolo, seconda finestra nord, antello sinistro. Fin n III pann a1

DIMENSIONI: cm 52 x 48

PROVENIENZA: Collocazione originale

CRONOLOGIA: 1526.

AUTORE: Hans Funk, attribuito.

COMMITTENZA: Capitano Reale Paolo della Silva e sua moglie Andreina de Rodis.

SOGGETTO: I santi Vitale e Marco tendono la destra a reggere lo scudo, dal fondo decorato a grisaille su giallo d’argento, recante l’arme dei della Silva, completa di: stemma, elmo, cercine, lambrecchini, cimiero e impresa che recita: HUMILITAS. ALTA. PETIT. 1526. San Vitale, Miles è abbigliato, alla militare, con corazza riccamente decorata a vessillo gonfiato dal vento, ricorda i bannerträge dell’araldica elvetica e commemora la vittoria ottenuta dai ducati contro le truppe elvetiche nella battaglia combattuta nel territorio di Crevola il 28 Aprile 1487, giorno in cui ricorre la commemorazione dei Santi Vitale e Valeria, genitori dei Santi Gervasio e Protasio protettori dell’Ossola superiore. Al santo Miles venne dedicato l’oratorio eretto in prossimità del ponte di Crevola, per celebrare l’evento bellico, con il contributo dei della Silva. San Marco è titolare dell’oratorio costruito nella frazione di Simbo, del comune di Crevoladossola, sempre con l’intervento munifico dei della Silva. Sulla scarsella, riccamente ornata, appesa alla cintura dell’evangelista si legge MARCUS. Sul listello di vetro bianco alla base dell’antino la scritta: S. VITALIS. S. MARCUS.

NOTE CRITICHE: Come al tempo della sua Fondazione, risalente ai primi decenni del sec. XI, furono partecipi alla edificazione della chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Crevoladossola membri della nobiltà locale, così nel corso dei secoli XV e XVI si presero cura dell’edificio sacro membri della famiglia della Silva, primeggiante in quegli anni nell’Ossola Superiore. Il Capitano Reale Paolo della Silva e sua moglie Andreina, discendente dai de Rodis fondatori della valle Formazza dal XIII secolo, furono i committenti delle opere di ampliamento eseguite nel secolo XVI, in particolare con la ricostruzione del presbiterio eretto e guarnito, quasi fosse una cappella gentilizia, secondo i complessi preziosismi strutturali e ornamentali, del tardogotico fiorito, in contrasto con i canoni vitruviani del Rinascimento lombardo, dipendente dal magistero dell’Amedeo, osservati nella esecuzione delle navate laterali aggiunte alla navata centrale quattrocentesca. Infatti, i nuovi corpi di fabbrica furono eseguiti su progetto di differenti architetti: le navate laterali dall’amadesco Lorenzo Arrigoni; il presbiterio dall’architetto più apprezzato dei potentati vallesani del tempo, il presmellese Ulrich Ruffiner. Forse su indicazione dell’architetto vallesano, o dei nobili bernesi, che, come il capitano Paolo della Silva, erano al comando di compagnie mercenarie durante le campagne di Lombardia, combattute a sostegno delle pretese accampate da Francesco I di Francia sulla successione al Ducato di Milano, il nobile crevolese diede commissione al maestro vetraio bernese Hans Funk di eseguire i diaframmi vitrei del rosone e delle quattro finestre aperte nelle pareti del presbiterio, appena ricostruito, dei Santi Pietro e Paolo. Il sistema ornamentale realizzato in scultura, sulle chiavi di volta e su peducci delle nervature che configurano la volta stellata, in pittura, dagli affreschi sulle pareti attribuiti a Fermo Stella da Caravaggio, probabile autore dei disegni preparatori inviati a Berna, che, in alternativa del tutto ipotetica, potrebbero essere ascrivibili a quel Pietro Pittore da Pontemaglio dei nobili de Rodis parente della committente Andreina de Rodis, o dipinti sui diaframmi vitrei delle luci, ancorché non sia derivato da un progetto didascalico di contenuto dottrinale, certamente va considerato, in generale, come realizzazione di un programma promozionale sia della religiosità francescana, con i richiami alla Passione o all’Eucaristia, diffusa in Ossola dai frati minori conventuali di Domodossola, sia dell’indirizzo politico della Parte Brennesca, sostenitrice dell’istituzione francescana domese e del partito francesizzante ossolano, nel quale il della Silva ebbe ruolo preminente. Soprattutto però, quale carattere tipico di una cappella gentilizia, emerge il proposito celebrativo della munificenza praticata dai committenti a sostegno delle opere pie o delle istituzioni ecclesiastiche simboleggiate dalle immagini cultuali che le rappresentano. L’attribuzione al maestro vetraio bernese Hans Funk è stata ampliamente e indubitabilmente provata (Trumpler 1999), e in particolare è stato rilevato come il complesso vetraio di Crevoladossola sia per l’integrità preservata di ogni elemento originale, sia per il livello esecutivo, presenti uno degli esiti più alti della produzione uscita dalla bottega bernese nel periodo corrispondente alla maturità espressiva raggiunta dal maestro. In particolare le figurazioni rappresentano il felice connubio dei portati culturali confluiti nella realizzazione, e nella progettazione lombarda, riguardante i valori spaziali e le scelte iconografiche, e dalla esecuzione attuata nella bottega di Hans Funk, secondo canoni espressivi della tradizione elvetica: l’una esaltata e rinvigorita dal virtuosismo tecnico dell’altra. Saranno così naturalmente convincenti gli effetti plastici delle ombreggiature stese sugli incarnati dal disegno sfumato eseguito sulle grisaille, talvolta supportato dall’uso sapiente del giallo d’argento, o sorprendenti gli effetti di stacco cromatico ottenuto con l’abrasione delle placcature colorate da supporto vitreo bianco, oppure il respiro spaziale dilatato dalle nuvole a meandro diffuse sugli sfondi costretti dei trafori. La dualità delle fonti creative se, da una parte, per affermare la costruzione dello spazio concepito al modo lombardo in sede progettuale, elide le incorniciature architettoniche ridondanti tipiche della decorazione elvetica, dall’altra accetta la forza espressiva del verismo settentrionale e le forme tormentate della tradizione d’oltralpe, fuse trovando un comun denominatore nell’ispirazione derivata dalla grafica a stampa norimberghese del primo Cinquecento, segnata dal magistero del Dürer.

STATO DI FATTO: Buono, ancorché bisognoso di interventi conservativi. La tessera vitrea originale dipinta con il viso di San Vitate è stata sostituita da altra, di poco posteriore, adattata al profilo del piombo esistente, figurata con il capo di un giovane dal caratteristico berretto dei portabandiera araldici svizzeri. Altre due tessere di vetro bianco sostituiscono le originali perdute, figurate dai particolari della spalla e del braccio sinistri del santo militare e della parte inferiore del vessillo aderente all’asta. Lo stemma con il Leone rampante è attraversato da una incrinatura.

BIBLIOGRAFIA: V. Bibliografia Crevoladossola

REF. FOTOGRAFICHE: Archivio Lara Pessina

ESTENSORE: Gian Franco Bianchetti (Maggio 2000)