PIEMONTE - Baceno
SCHEDA : Chiesa Parrocchiale di San Gaudenzio - DEPOSITI 6
TITOLO: Annunciazione

UBICAZIONE: Baceno (VB), San Gaudenzio - Deposito della chiesa parrocchiale.

DIMENSIONI: cm 66 x 51.

PROVENIENZA: Dalla prima finestra della navata occidentale della cappella del S. Rosario.

CRONOLOGIA: 1527

AUTORE: Bottega di Anton Schiterberg a Lucerna, attribuito.

COMMITTENZA: Fabbriceria della parrocchia di San Gaudenzio di Baceno (VB).

SOGGETTO: Incorniciata dall’arco onorario tipico degli antini araldici svizzeri del Cinquecento, che nel concio di chiave ha iscritta la data 1527, la sacra scena è prospettata nell’interno della stanza dove siede la Vergine, a sinistra, su una cassapanca, al rustico tavolo su cui è posato un cuscinello da ricamo, in ascolto dell’annunciazione recato dall’angelo, in piedi sul lato opposto, la destra tesa in gesto benedicente, da cui si sviluppa il cartiglio con la scritta: "AVE GRATIA BLN. / DOMINUS. / THECUM", e la sinistra che impugna uno scettro gigliato, sul capo della vergine è sospesa, in volo, la colomba dello Spirito santo.

NOTE CRITICHE: La data 1527 ha preciso riscontro con i mutamenti stilistici che durante il terzo decennio del secolo sanciranno il declino della tradizione ornamentale gotica, a lungo persistente nelle vetrate svizzere, sostituita dall’introduzione di elementi decorativi rinascimentali sovente accompagnati dalla ricerca, a volte ingenua, di un modellato più aderente al naturale, conseguente a un modo nuovo di concepire il volume illusorio delle figure, che non intacca però, con ambiguità pittoriche, il valore specifico dell’opera vetraria, anzi, con nuova suggestione, vivifica il rapporto fra gli effetti luministici della grisaille e quelli cromatici delle paste vitree, dai colori smaglianti, che campiscono le tessere unite dalla tessitura dei piombi.

Nell’antello dell’Annunciazione vengono raccolti, quasi in compendio, tutti i portati naturalistici e decorativi del nuovo corso stilistico, assettati su uno schema iconografico di tradizione settentrionale, per evocare la domestica, pudica riservatezza del pur straordinario evento che si svolge nell’intimità della stanza, dove strutture e arredi si assiepano, descritti minutamente su sghembe fughe prospettiche, per ambientare i sacri personaggi, avvivati dal trattamento luministico della grisaille, in adesione ai canoni, superficialmente intesi, del naturalismo rinascimentale. Composizione, tipi figurali e motivi ornamentali richiamano la cultura artistica della Svizzera centrale sviluppatasi fra i poli di Berna e Lucerna durante i primi decenni del Cinquecento, quando il passaggio dalla tradizione gotica al classicismo rinascimentale generava esiti talvolta felici, talaltra acerbi, sovente superficiali a causa della resistenza opposta dalla consuetudine esecutiva, tramandata nelle botteghe, alle nuove idee giunte dal meridione cisalpino nel bagaglio degli umanisti tedeschi; opposizione sostenuta altresì dagli ambienti tradizionalisti riluttanti alla moda introdotta in patria dal gusto emancipato dei mercenari reduci dalle campagne di Lombardia. Agghindamento e grazie del disegno richiamano nella stesura delle figure i primi decenni di quel Cinquecento bernese improntato dall’ingegno del Manuel, riflesso in particolare dall’acconciatura della Beata Vergine e dall’abbigliamento dell’Angelo, ma più puntuale parrebbe il rapporto con l’ambiente di Lucerna, e l’esempio di un antello, in collezione privata a Schwyz, lo conferma, giacché, datato 1527 e assegnato alla produzione di Schiterberg, nella figura dominante della Madonna, come pure nella piccola figura di fanciulla inginocchiata, dipinta nel pennacchio dell’arco che delimita l’antino, presenta somiglianze significative con l’Annunziata di Baceno, ravvisabili nelle acconciature e nella gonfia cadenza delle pieghe assunta dalle tuniche di broccato, di ornato analogo, che abbigliano i tre personaggi femminili, eseguiti, si direbbe, come variazioni di un prototipo comune. Più precisa verifica del rapporto con la cultura artistica di quegli anni a Lucerna, fra il terzo e il quarto decennio del secolo, si accerta in un antello di cinque anni più tardo, anch’esso ascritto all’opera di Anton Schiterberg, di soggetto araldico, datato appunto 1532, raffigurante una giovane donna reggi-scudo ambientata nell’impossibile prospettiva del fornice di un arco onorario rinascimentale, che per i molti punti di contatto si può ipotizzare conseguente sia ai modi stilistici, sia alle soluzioni ornamentali dell’Annunciazione di Baceno. L’affinità fra le vetrate si appura considerando le caratteristiche condivise, non solo quelle concernenti il tipo femminile e la pettinatura della Vergine e della giovane reggi-scudo, ma anche quelle riferibili alla composizione e ai decori dell’ambientazione architettonica in ambo i casi erroneamente impostata a causa di malsicura padronanza delle regole prospettiche, talché le ripide prospettive dei pavimenti, ugualmente piastrellati da conci decorati e quadrilobi, ribaltano i personaggi al margine del primo piano, mentre più corrette si presentano le linee di fuga dei soffitti lignei, composti da tavole sostenute da travicelli chiodati, che coprono entrambi gli ambienti all’interno degli archi, e impeccabile appare, nell’esecuzione attenta e minuta, l’apparato ornamentale steso sul fronte dei pilastri posti a sostegno degli archi, replicato da candelabre rinascimentali italiane.

STATO DI FATTO: L’antino dopo la caduta dalla sua sede originale, che ha causato la perdita della parte del montante destro dell’arco onorario prossima alla chiave, è stato integrato con l’inserzione di una tessera, dall’ornato vegetale, ricavata dal frammento caduto dall’angolo superiore sinistro dell’antino figurato con la Maddalena, la provenienza del frammento utilizzato come tessera integrativa è documentata dalla ripresa fotografica dell’antino d’origine quando era ancora nella sua collocazione originale.

BIBLIOGRAFIA: V. Bibliografia Baceno.

REF. FOTOGRAFICHE: Archivio Bianchetti

ESTENSORE: Gian Franco Bianchetti (Maggio 2000)