PIEMONTE - Baceno
SCHEDA : Chiesa Parrocchiale di San Gaudenzio - 2
TITOLO: SS. Trinità con angeli.

UBICAZIONE: Baceno (VB), San Gaudenzio - Rosone soprastante la porta laterale orientale: fin.e IV

DIMENSIONI: Diametro del rosone - cm 80.

PROVENIENZA:

CRONOLOGIA: 1547, attribuito.

AUTORE: Bottega di Anton Schiterberg a Lucerna, attribuito.

COMMITTENZA: Fabbriceria della parrocchia di San Gaudenzio di Baceno (VB).

SOGGETTO: Quattro angeli sono raffigurati sui vetri incassati nei lobi di contorno, disposti in volo circolare, spiegato in senso orario, a reggere la nervatura dell’oculo che incernia la SS. Trinità, rappresentata dal Padre e dal Figlio, in vesti regali, seduti in una ambientazione architettonica aperta al centro sul cielo dove appare la colomba dello Spirito Santo.

NOTE CRITICHE: A causa dei mutamenti in atto nell’ordinamento religioso e politico dei centri confederali, anziché indirizzarsi ai maestri bernesi vincolati alla Riforma, privilegiati dalle precedenti commissioni ossolane risalenti a prima del 1511 e al 1526, i committenti di Baceno si rivolsero alla bottega di Schiterberg maestro vetraio nella cattolica Lucerna. Prima di giungere al riconoscimento dei collegamenti possibili con l’opera dei vetrai che lavorarono con o per il maestro lucernese, si ritiene prioritaria l’esigenza di evidenziare le caratteristiche esecutive condivise dall’intero corpo di vetrate importate nel 1547. La collocazione dei manufatti vitrei suggerisce una suddivisione preliminare per spiegare le differenze stilistiche che distinguono i vetri modellati sul profilo dei trafori, ricavati nel rosone e nell’arco della bifora aperta nel transetto orientale, da quelli degli antelli incassati fra spalle e montante delle altre due bifore della navata orientale. Pare infatti che i primi assorbano influenze di tradizione goticizzante dalle sagome degli oculi e dei lobi in cui sono incassati, mentre i secondi si allineano al fecondissimo filone compositivo degli antelli araldici elvetici, più cedevole ai mutamenti della moda e perciò suscettibile di continui aggiornamenti stilistici. Se di arcaismo risentono le figurazioni istoriate nei vetri che occludono i trafori della Crocefissione e della Trinità, come degli angeli che li attorniano, questo pare almeno in parte imputabile alla tradizione iconografica ancorata a tipi fissi di immagini impiegate per figurare soggetti costantemente ripetuti, quali quelli appunto degli oculi istoriati con la Vergine e S. Giovanni dolenti ai lati del Crocefisso e con la versione della Trinità in gloria, derivata dal Credo e dal Te Deum, usata inoltre per comporre l’Incoronazione della B. Vergine. Le diversità notate distinguono solo superficialmente le vetrate dei trafori da quelle degli antelli e non giungono a soverchiare le caratteristiche di fondo dei modi esecutivi, né a distrarre dalle analogie sostanziali che legano gli uni agli altri i sistemi figurativi delle finestre. Somiglianze si rintracciano infatti nei lineamenti tipizzati dei volti, che passano dagli angeli della Crocefissione a quelli della Trinità, meglio dettagliati nel disegno e definiti dalle ombreggiature, a loro volta ripresi, ma più aggraziati, dalle fisionomie delle tre sante. Analogo collegamento per similitudini esecutive accomuna nel trattamento dei panneggi ornanti delle figure dolenti ai lati del Crocefisso a quelli drappeggiati con sontuose cadenze attorno alle figure sacre degli antelli. Pure l’inclusione di fondi arabescati nell’oculo della Crocefissione, nei lobi degli angeli disposti attorno alla Trinità e negli antelli uniti di S. Lucia e di S. Apollonia viene a ulteriore conferma delle rassomiglianze già evidenziate, ribadite dal disegno nervoso degli elementi fogliari sviluppati nelle decorazioni di contorno sia dei trafori che degli antini. L’uso del colore avvalora le concordanze formali e sottolinea con specifiche evidenze le connessioni esistenti fra i manufatti vitrei, osservabili nelle scelte operate sul piano estetico e negli accorgimenti applicati in campo tecnico. Ne sono esempio appariscente le tessere vitree a fondo rosa-violetto adottate per le tuniche degli angeli inseriti nei bilobi inferiori della Crocefissione e nei particolari architettonici delle basi e dei capitelli dei pilastri, in secondo piano, abbinati alle colonne su cui poggiano le archeggiature degli antelli, come pure l’utilizzazione del verde ottenuto applicando, con graduata dosatura d’intensità, il complementare giallo d’argento a tessere di pasta vitrea azzurra, alfine di sciorinare la gamma sapientemente variata di valori tonali del verde, distribuito nei panni, nelle ali degli angeli e in alcuni particolari delle modanature e degli ornati architettonici. La congiunzione delle concordanze stilistiche e tecniche, formali e cromatiche, rende ammissibile il tracciato convergente su una sola fonte produttiva, ravvisabile, appunto, nella bottega di Anton Schiterberg attraverso chiari riscontri con opere ad essa attribuite. Dalla vasta serie di antelli araldici collocati dalle attribuzioni nel ventennio d’attività della bottega lucernese compreso fra il 1530 e il 1550 si possono ricavare quegli elementi proponibili, con accettabile verosimiglianza, come punti di contatto con le vetrate di Baceno. Anzitutto la componente figurate di quegli antelli, costituita principalmente dalle dame reggi-scudo e secondariamente dalle decorazioni antropomorfe, presentando analogie tipologiche, offre possibilità di confronto significative con le sante e gli angeli del S. Gaudenzio. Saranno dunque le affinità fra i tipi delle figurazioni di Baceno con quelli presenti in opere attribuite al maestro di Lucerna a proporre le indicazioni più esplicite per avviare l’indagine comparativa. Dallo stesso pensiero creativo sembra scaturire l’archetipo femminile variato nella gamma di personificazioni eseguite per figurare le sante di Baceno e alcune dame reggi-scudo attribuite a Schiterberg, illustrate nell’opera storica di H. Lehmann sugli antichi maestri vetrai di Lucerna. Sono personaggi aulici dagli atteggiamenti ieratici, immagini nordiche di tradizione cortese elegantemente impreziosite dalla fitta decorazione dei costumi e inverate dal naturalismo degli incarnati, reso con accurata finezza dalla stesura della grisaille per definire i tratti somatici dei volti e i particolari delle mani dal disegno talvolta esitante, inconsciamente distorto, come in quello delle sante. In queste figure si insinuano influenze compositive quattrocentesche che palesano la sopravvivenza di inclinazioni tardogotiche nel mestiere dei maestri vetrai elvetici, forse riflesse dal gusto attardato dei committenti. Gli squillanti sfondi arabescati su cui campeggiano le figurazioni accentuano l’inflessione arcaizzante delle composizioni e nel contrasto con le decorazioni manieristiche di contorno rivelano la cultura composita, indugiante fra tradizione e aggiornamento, di cui si nutriva l’ambiente artistico della Svizzera centrale, e specificamente quello della bottega lucernese, in quegli anni di metà Cinquecento. Proprio nelle decorazioni antropomorfe e floreali, che enfatizzano le incorniciature architettoniche, si può cogliere un ulteriore rapporto delle vetrate istoriate di Baceno con l’opera attribuita alla bottega di Schiterberg. Un esempio eminente nel S. Gaudenzio di Baceno è dato dal doppio antello delle sante Lucia e Apollonia dove le composizioni decorative, specularmente affrontate su schemi simmetrici, quasi soffocano le strutture architettoniche con il fasto ornamentale dei tormentati decori manieristici, che, sviluppando in un finto rilievo temi proprii alle grottesche, pervadono ogni particolare, dalle basi delle colonne al fronte dell’arco raddoppiato, con putti, figure mitiche e efflorescenze a volte accimanti in teste mostruose. Sono temi variamente svolti dal decorativismo profuso nelle vetrate araldiche attribuite alla bottega di Lucerna, prodotte nell’arco del ventennio dianzi considerato , e fra questi corrispondono con calzante sintonia di gusto e di stile: gli ornamenti di un antino datato 1545, ora nel museo regionale di Zurigo, dove il richiamo é stimolato in particolare dalle testine alate di putti e dagli ornati vegetali; come pure le decorazioni antropomorfe dell’antello a doppio arco, databile circa al 1550, proveniente dal chiostro del convento di Tanikon (cant. Thurgau) e ora in collezione privata a Frauenfeld, fra le quali si evidenziano i guerrieri armati di corazza e di elmo all’antica, che nascosti in parte dietro le colonne laterali, abbracciandone il fusto, sporgono il capo e le spalle in atteggiamento furtivo, simile a quello degli uomini selvatici ignudi che, reggendo un bordone, parzialmente celati dal fusto, s’affacciano dalle colonne ai lati delle due sante di Baceno. La vetrata della Maddelena, benché deturpata dalle rabberciature introdotte per sostituire le parti originali perdute e pur essendo composta sullo schema della coeva coppia di antini del S. Gaudenzio, presenta nell’invenzione più calcata propensione per gli effetti pittorici, escogitati, si direbbe, per seguire l’andamento del gusto in voga nella Lucerna di quegli anni. Infatti, mentre più cauta e attenuata appare la ricerca di bizzarrie nella decorazione del contorno architettonico, privo di elementi antropomorfi, il gusto pittorico trova sfogo nello sfondo campito dal paesaggio su cui si staglia la santa e inoltre, col saggio di virtuosismo paesistico, aggiunge un nuovo elemento di confronto che, sebbene rientri nella tradizione delle vetrate rinascimentali istoriate con figure, già praticata a Lucerna da Nicklaus Herport nel secondo decennio del Cinquecento con esiti pittorici somiglianti a quello conseguito nello sfondo della Maddalena viene a confermare le precedenti osservazioni avanzate per sostenere l’attribuzione alla bottega di Schiterberg, poiché nello sfondo dipinto a paese di alcuni antini ad essa attribuiti si possono cogliere concrete analogie nel trattamento dei piani erbosi, delle nubi e degli edifici. Lo stile composito delle vetrate potrebbe anche essere spiegato ipotizzando l’intervento di più mani ciascuna impiegata nella esecuzione di una delle diverse parti che compongono gli antelli, riunite poi, sulla traccia del disegno preparatorio, per realizzare la composizione prevista dal cartone. Allora la minutissima didascalia "marya magda lena" graffita, e quasi occultata, nella ombreggiatura del giallo d’argento stesa per dare illusorio rilievo alla modanatura dello zoccolo su cui posa la santa, si potrebbe definirla un segno di riscontro, necessario per condurre correttamente la connessione delle diverse tessere sulla trama dei piombi prevista dal disegno preparatorio, giustificabile con l’esigenza di coordinare l’attività nell’ambito della bottega e quindi assumerla con valenza di sintomo della ipotizzata collaborazione fra mani diverse. A una bottega di Lucerna i committenti di Baceno avrebbero dunque affidato l’incarico di approntare le vetrate di S. Gaudenzio, forse in conseguenza della secolare tradizione di relazioni parentali e professionali, politiche e mercantili allacciate fra la nobiltà ossolana e famiglie aristocratiche del Vallese, fra notabili di parte Brennesca e potentati della Confederazione. E’ indubbio che nella consuetudine di rapporti con l’Oltralpe elvetico rientrano, dai primi anni del Cinquecento, anche le commissioni ossolane ai maestri vetrai svizzeri e non solo quella , per le vetrate del S. Francesco di Domodossola, ché in altre sedi rimangono resti frammentari o notizie d’archivio a documentare l’apprezzamento dei committenti ossolani per i prodotti svizzeri, gli unici, parrebbe, ammessi in Ossola per appagare il fabbisogno locale di diaframmi vitrei.

STATO DI FATTO: In generale si presenta in buone condizioni, tranne la caduta di una tessera marginale dal lobo dell’angelo superiore sinistro.

Sarebbero opportune: la revisione dei piombi, appropriate opere esterne di difesa e la ripulitura dei diaframmi vitrei.

BIBLIOGRAFIA: V. Bibliografia Baceno.

REF. FOTOGRAFICHE: Archivio Bianchetti

ESTENSORE: Gian Franco Bianchetti (Maggio 2000)