LOMBARDIA - Milano
SCHEDA : Milano Museo Bagatti Valsecchi 2
TITOLO : S. Stefano

UBICAZIONE: Milano, Museo Bagatti Valsecchi

DIMENSIONI: cm. 140 x 60 (cm. 128 x 53 senza cornice)

PROVENIENZA: Come il Transito di S. Marta presente nella stessa raccolta (v. Milano Museo Bagatti Valsecchi 1), proviene dalla chiesa di S. Vincenzo a Gera Lario, dove occupava la finestra in controfacciata a destra dell'ingresso. A quanto riferisce il Monti (1899, 1902), che cita esplicitamente solo la S. Marta, i due vetri di Gera furono "venduti per un'inezia". La vendita clandestina "per alcune centinaia di lire" delle "due vetriere dipinte del principio del 1500 e di merito non comune, che chiudevano il vano delle due finestre sulla facciata" è confermata il 7 marzo 1884 dal canonico Vincenzo Barelli, Ispettore degli Scavi, che risponde a un'interpellanza del prefetto di Como (Archivio del Museo "Giovio" di Como, Ispettorato, fasc. 1884/13; Geddo, 1998). I due vetri approdarono nel palazzo milanese dei fratelli Bagatti Valsecchi, che nel 1885 affidarono il "restauro" del S. Stefano a Pompeo Bertini (Pavoni, 1987. V. voce Stato di fatto).

CRONOLOGIA: 1511 (datato)

AUTORE: Maestro milanese (Ambrogio da Velate? su cartone di Bernardo Zenale?)

SOGGETTO/I: S. Stefano

NOTE CRITICHE: Datato sulla targa in basso: "MDXI" (originale). Iscrizione sulla lunetta (di rifacimento): "Sanctus Stephanus". Catalogato come "Arte lombarda" dal Toesca (1918), il S. Stefano è riferito dal Monneret de Villard (1923) ad un maestro certamente lombardo che tuttavia "mal si può identificare". Il Nava (1980), notando rapporti con l'ambiente scultoreo comasco (Giovan Angelo del Maino) lo apparenta al S. Stefano di Stazzona (v.Stazzona Chiesa parrocchiale 2) e propone tentativamente per entrambi l'attribuzione ad Ambrogio da Velate. Il Natale (1980) ne riconosce la qualità elevata, e sospetta l'impiego di un cartone di Bernardo Zenale. Un'ipotesi accantonata da Giovanni Romano (1982) il quale, pur ravvisando influenze zenaliane, è propenso a riallacciare il S. Stefano all'area comasca, accostandolo cautamente agli affreschi in S. Antonio a Morbegno di Bernardino de Donati e Giovanni Ambrogio Ghezzi. Recentemente, chi scrive (Geddo, 1998) ha ricondotto la vetrata ad un ambito culturale prettamente milanese, recuperando con maggior fondatezza l'ipotesi di un'esecuzione di Ambrogio da Velate, senza escludere un plausibile intervento di Zenale sul piano ideativo. Lo stile, ma anche l'accento colto e l'alto livello formale del S. Stefano, lo distanziano dalla produzione vetraria del territorio, collegandolo piuttosto agli esempi del Duomo di Milano (da Niccolò da Varallo a Pietro da Velate). Quanto al disegno, la stereometria della testa enfatizzata dal punto di vista ribassato, lo sbalzo plastico e l'intensità del volto (di matrice foppesca) rimandano decisamente a Zenale, ma all'altezza del polittico di Cantù del 1502 (valga il confronto col S. Stefano Poldi Pezzoli: M. Natale, Museo Poldi Pezzoli. Dipinti, Milano 1982, n. 22, fig. 139) piuttosto che alla data della vetrata, come già notava il Romano. Al nome di Ambrogio da Velate non è stata sinora collegata plausibilmente alcuna opera, ciò che impedisce la verifica dell'attribuzione. Ma le esigue notizie rintracciabili sul suo conto lo indicherebbero come il solo "magister a vitreatis" milanese, di qualche peso, attivo a Como a cavallo del secolo: dunque il più attendibile candidato alla paternità del S. Stefano Bagatti Valsecchi. Domiciliato a Milano, Ambrogio collabora con Guglielmo della Porta e Felice Scotti all'esecuzione della vetrata di S. Ambrogio del Duomo di Como nel 1489-90 (Geddo, 1998, p. 164 e nota 12). Sempre nel 1489 l'artista si offre di fabbricare per l'Ospedale S. Anna vetrate bianche o istoriate con figure (S. Della Torre, La funzione, il tipo, la fabbrica, in S. Della Torre-L. Martinelli-M. Dubini, La storia, gli spazi, le funzioni. Il recupero dell'ex-ospedale Sant'Anna in Como, Como 1988, p. 13). Nel 1491 e '92 è documentato nel cantiere del Duomo di Milano per consegne di vetro e stagno, e ancora nel 1505 per due capitoli della distrutta finestra di Sant'Ambrogio (U. Monneret de Villard, 1918, v. I, p. 204, nn. 476-477, 485; p. 205, n. 492; Annali della Fabbrica del Duomo di Milano dall'origine fino al presente, Milano 1880, v. III, p. 133).

Presentato alla mostra "Dal fulgore delle pagine miniate al colore-luce delle vetrate", Trivulziana, Ven. Fabbrica del Duomo di Milano, C.V.M.A. Italia, Milano, 1988. Esposto alla mostra "Tesori delle Fondazioni artistiche italiane", Fondazione Museo Miniscalchi-Erizzo, Verona, 1990.

STATO DI FATTO: In discrete condizioni. Presenta qualche caduta di grisaille (volto), fratture ripiombate (nicchia e dalmatica) e tracce di ridipinture (sfondo, mani, volto e parti drappeggiate della veste). Come hanno provato le analisi del colore del vetro e della grisaille compiute nel 1990 (Pavoni, 1990), sono integrazioni ottocentesche la mano destra del santo, la lunetta e parti del bordo esterno e della cornice architettonica (in particolare l'elemento centrale del cappello dello stipite, due tessere dello stesso a sinistra e quattro a destra). L'asserzione del Toesca (1918: "la lunetta è moderna") e i sospetti del Romano (1982) hanno trovato conferma nel documento ritrovato da Rosanna Pavoni: una nota di pagamento di Pompeo Bertini, datata 20 agosto 1885, per il restauro di "una piccola vetriera rappresentante S. Stefano coll'aggiunta di n. 56 pezzi di vetro dipinto ad imitazione dell'antico e rinnovamento della legatura in piombo con bacchetta di ferro per contrafforte" (Archivio Fondazione Bagatti Valsecchi, faldone 145, cart. 64, fasc. "P. Bertini"; Pavoni, 1987 e 1990). Le integrazioni furono previste anche per adattare la vetrata ad una delle due aperture ricavate nella sala di ingresso su via S. Spirito, giˆ progettate nel gennaio 1884 (Ivi, fasc. "P. Benaglio": 2 maggio 1885; Pavoni, 1987).
Restauro conservativo: Milano, 1990, Ven. Fabbrica del Duomo, Direz. Arch. E. Brivio.

BIBLIOGRAFIA: Monti, 1899, p. 170; Monti, 1902, p. 236; Monneret de Villard, 1918, v. I, p. 136 note; Toesca, 1918, p. 20, tav. XXIX; Monneret de Villard, 1923, v. IV, p. 89, fig. 122; Zecchinelli, 1951, p. 146; Nava, 1980, pp. 103-104, n. 18b (ripr.); Natale, 1981, p. 20; Romano, 1982, pp. 62-63, n. 7 (ripr.); Pavoni, 1987, p. 140 nota 22; Rossi-Rovetta, 1988, pp. 39, 153, fig. 62; Pavoni, 1990, pp. 36-37 (ripr.); Natale, 1994, p. 30; Pavoni, 1994, p. 95; Marani, 1996, p. 140 e nota 18; Angelelli-De Marchi, 1991, p. 49, n. 71 (ripr.); Geddo, 1998, pp. 165, 177-178 e nota 98, fig. 18.
Pavoni data?

REF. FOTOGRAFICHE: Foto Museo Bagatti Valsecchi, Milano

ESTENSORE: Cristina Geddo (febbraio 2000)