LOMBARDIA - Milano
SCHEDA : Milano Museo Bagatti Valsecchi 1
TITOLO : Transito di S. Marta

UBICAZIONE: Milano, Museo Bagatti Valsecchi

DIMENSIONI: cm. 97 x 88

PROVENIENZA: Proviene dalla chiesa di S. Vincenzo a Gera Lario, come il S. Stefano conservato nella stessa raccolta (Milano Museo Bagatti Valsecchi 2). Sul fianco sinistro della chiesa esisteva un terzo vetro dipinto, frantumato da una bufera nel 1874 (Monti, 1899). A quanto riferisce il Monti (1899, 1902), che al Transito di S. Marta fa esplicito riferimento, i due vetri della chiesa di Gera furono "venduti per un'inezia". Approdarono a Milano nella collezione Bagatti Valsecchi, dove li cataloga il Toesca (1918), dicendoli provenienti dal Comasco. La vendita clandestina delle "due vetriere dipinte del principio del 1500 e di merito non comune, che chiudevano il vano delle due finestre sulla facciata" è confermata il 7 marzo 1884 dal canonico Vincenzo Barelli, Ispettore degli Scavi, che risponde a un'interpellanza del prefetto di Como (Archivio del Museo "Giovio" di Como, Ispettorato, fasc. 1884/13; Geddo, 1998); il documento fornisce indirettamente anche la data di ingresso nella raccolta Bagatti Valsecchi. .

CRONOLOGIA: II decennio sec. XVI (1520 c.)

AUTORE : Bernardino de Donati e maestro vetraio

COMMITTENZA: Nella chiesa di Gera l'opera era collocata in controfacciata nella finestra a sinistra dell'ingresso, in prossimità dell'affresco con Santa Marta adorata dai membri della Confraternita dei Disciplini (1515 c.), confraternita a cui va fatta risalire la commissione della vetrata.

SOGGETTO/I: Transito di S. Marta Reca un’iscrizione dipinta in basso a caratteri capitali: "Como. S. Marta era in transe de Morte e Xpo / li aparse insema con la Verg[in]a Maria e la Mada[lena]a".

NOTE CRITICHE: Il Transito di S. Marta è riferito dal Toesca (1918) ad artista lombardo del sec. XVI, mentre il Monneret de Villard (1923) lo dice "forse di mano non italiana". Per il Nava (1980) si discosta dalle altre vetrate della zona, risentendo dell'ambiente milanese intorno alla metà del '500. Recentemente, è stato riconosciuto da chi scrive (Geddo, 1998) al pittore Bernardino de Donati (con la collaborazione di un maestro vetraio), per le stringenti analogie con le opere riferibili a questo artista (documentato dal 1510 tra Como e Milano, morto a Talamona nel 1530), oltre che per la singolarità della tecnica impiegata che imita lo sfumato della pittura. Le proporzioni slanciate delle figure, i profili, i panneggi fluidi e cascanti, e le caratteristiche mani compatte, richiamano infallibilmente gli affreschi in S. Antonio a Morbegno di Bernardino de Donati (1515) e più ancora quelli in S. Maria delle Grazie a Gravedona, il Crocefisso tra la Vergine e S. Nicola da Tolentino del 1519 e l'ancona dipinta della cappella di S. Agata, datata 1520 (A. Rovetta, in Pittura in Alto Lario e in Valtellina dall'Alto Medioevo al Settecento, a cura di M. Gregori, Milano 1995, pp. 240-242, tavv. 51, 54-57). In quest'ultima opera, oltre alle componenti bramantinesca, nordica e veneta che qualificano lo stile del pittore, affiora un influsso luinesco che sembra avvertibile anche nella vetrata (la testa di Cristo, prossima al pastore della Natività, Duomo di Como). Si può dunque situarla plausibilmente intorno al 1520, o poco prima. Come accerta l'iscrizione, che risente del dialetto locale, l'opera fu eseguita nella città di Como, dove aveva sede il laboratorio vetrario e dove è documentato il de Donati nel 1517 e '18 (M. Mascetti, Pittori lariani noti ed ignoti in atti notarili tra Quattro e Cinquecento, in "Communitas", 1993, p. 89).

STATO DI FATTO: In mediocre stato di conservazione, presenta numerose fratture grossolanamente ripiombate e alcune ridipinture. Il confronto con la fotografia pubblicata in Toesca (1918) evidenzia un peggioramento di condizioni e un pesante restauro (fra l'altro, non è più riconoscibile la testina alata accanto alla Maddalena).

BIBLIOGRAFIA: Atti della Visita..., v. II, 1895-1898, p. 150 nota; Monti, 1899, p. 170; Monti, 1902, p. 236; Monneret de Villard, 1918, v. I, p. 136; Toesca, 1918, p. 20, tav. XXIX; Monneret de Villard, 1923, v. IV, p. 88, fig. 121; Zecchinelli, 1951, p. 146; Nava, 1980, pp. 103-104, n. 18a (ripr.); Rossi-Rovetta, 1988, pp. 153-154; Pavoni, 1994, p. 72; Geddo, 1998, pp. 165, 177-178 e nota 94, fig. 17.

REF. FOTOGRAFICHE: Foto Museo Bagatti Valsecchi, Milano

ESTENSORE: Cristina Geddo (febbraio 2000)