LOMBARDIA Pavia 
SCHEDA : Certosa Chiesa 7
TITOLO : S. Bernardo

UBICAZIONE: Pavia Certosa- Chiesa sacrestia sud o "Lavabo dei Monaci" fin. sIII

DIMENSIONI: Finestra rettangolare composta di 4 pannelli che chiudono l'intera luce della finestra che è priva delle due ante apribili, presenti invece nell'altra finestra della sacrestia (fin. sIV); cm. 356 x 160.

PROVENIENZA: Collocazione quasi sicuramente originaria, dato che le misure della vetrata corrispondono esattamente a quelle della finestra. Nel Progetto di sistemazione delle vetrate del 1885 è menzionata solo la finestra adiacente (fin. sIV) come bisognosa di rifacimenti;per la quale si propone la sostituzione dei due telai quello fisso e quello mobile e la messa in posa di vetri in "occhielli di Murano". Dunque le condizioni del S. Bernardo non dovevano suscitare preoccupazioni.

CRONOLOGIA: Reca alla base la scritta"Opus Cristofori de Motis 1477"

COMMITTENZA: Capitolo dei Monaci

AUTORE: Cristoforo de’ Mottis (documentato)

SOGGETTO: S. Bernardo che incatena il demonio. Il santo, fondatore dell’Ordine certosino e particolarmente devoto alla Vergine, è qui raffigurato nel ruolo di taumaturgo ed esorcista che la tradizione agiografica gli attribuisce. Una scelta iconografica dovuta al programma generale svolto dalle vetrate nel coro e transetto, il cui tema è il valore cristologico del ruolo mariano.

NOTE CRITICHE: Per l’avvio dei lavori del de’ Mottis alle vetrate della Certosa pavese è proponibile la data di acquisto di partite di vetro che l’artista ritira dalla Fabbrica del Duomo di Milano "Nomine domini prioris et fratrum Cartusie": il 13 gennaio e il 9 febbraio 1476 (pochi mesi dopo gli acquisti di vetro fatti da Antonio da Pandino per la stessa Certosa – v. Pavia Certosa Chiesa 1), Cristoforo prende in consegna un quantitativo di vetro ( 304 libbre) che pur essendo inferiore a quello ritirato nel contempo dal da Pandino, è cospicuo e sufficiente per tre vetrate di media grandezza.

La data apposta alla vetrata 1477 attesta la sua esecuzione proprio negli anni in cui il de' Mottis dedicava le sue energie a terminare in tempi ridotti la vetrata di S.Giovanni Evangelista da porsi all'altare dei Notai nel Duomo milanese (v. Milano Duomo 3). Una vetrata per la quale Cristoforo, chiamato a sostituire i Gesuati che avevano scontentato il potente paratico milanese, ottenne l'appellativo di "Magnificus". Una ventina di pannelli ove la squadro prospettico di filiazione amadeiana è ottenuto con il vivace alternarsi dei rossi e dei verdi nelle tarsie della pavimentazione e con l'allitterazione di arcature e di voltoni. Ma nella vetrata pavese la troneggiante figura di S. Bernardo è riempitiva impedendo il godimento delle arcate a canocchiale, mentre la massa violacea del demonio si dilata sul pavimento nascondendo la scacchettatura del pavimento. Giustamente il Pesenti (1980 p. 89) osserva che nel S. Bernardo "l'ornamentazione ha il sopravvento per via dell'edicola, monumentale, ma gracile architettonicamente; tuttavia la figura del Santo nella sua estensione in altezza ha modi così sciolti e vigorosi che alla data del 1477 non sono comuni nell'ambito lombardo". A conferma delle osservazioni del Pesenti basti qui sottolineare l'episodio prospettico dei due cartigli con le imprese dei Visconti annodati con nastri rossi a due corone di alloro.

Le bordure, che pur assumono un valore determinante nella fisionomia stilistica di una vetrata, sfuggono generalmente all’attenzione della critica; è merito della Burnam l’aver avviato, definendo ruoli e competenze all’interno della bottega dei della Scarperia, un primo basilare repertorio delle bordure quattrocentesche a Pisa e in Toscana (v. Pisa cattedrale.. ). Superando i limiti geografici della ricerca ed estendendola alla temperie artistica lombarda, le bordure delle vetrate pavesi costituiscono un corpus di estremo interesse; tanto più significativo in quanto, distrutte le vetrate delle più importanti chiese milanesi e perdute le partiture decorative quattrocentesche delle vetrate del duomo di Milano, restano solo le bordure pavesi a documentare la tipologia di questo elemento compositivo della vetrata.

E in particolare quelle del de’ Mottis: la bordura a tralci di vite del Presepe ( v. Pavia Certosa Chiesa 5) e questa di altrettanto rara bellezze e novità iconografica: dal cartoccio di bianche carnose foglie occhieggiano due fiorellini, uno rosso, l’altro azzurro.

STATO DI FATTO: Il fenomeno più vistoso è costituito dall’esteso annerimento delle tessere vitree, (in particolare i vetri bianchi), dovuto con ogni probabilità all’affioramento del manganese.

BIBLIOGRAFIA: v Bibl. Certosa di Pavia

REF. FOTOGRAFICHE: Archivio CVMA –Italia

ESTENSORE: Caterina Pirina gennaio 2002