LOMBARDIA Pavia 
SCHEDA : Certosa Chiesa 5
TITOLO : Presepe

UBICAZIONE: Pavia Certosa –Chiesa transetto nord - fin. nVII

UBICAZIONE:

DIMENSIONI: Vetrata composta da due pannelli rettangolari ( cm.=75 x 140 ciascuno) - cm. 231 x 140. Attualmente la vetrata non copre i 4,80 metri di altezza del finestrone che è chiuso da moderni pannelli di vetro incolore. La incompletezza della composizione – la cuspide del tetto ed il pastore in alto sono resegati - conferma che la vetrata è oggi mutilata.

PROVENIENZA: Collocazione originale

CRONOLOGIA: 1476 post

AUTORE: Cristoforo de’ Mottis (documentato)

COMMITTENZA: Capitolo dei Monaci

SOGGETTO: Il Presepe

NOTE CRITICHE: La notevole qualità della vetrata è stata avvertita dal compilatore della "Indicazione delle pitture più stimabili…"(1845) che la definisce "opera bellissima".

L'attribuzione della vetrata a Cristoforo de' Mottis è stata proposta per la prima volta dal Monneret che frettolosamente annota stilemi demottiani particolarmente riscontrabili nella testa di S.Giuseppe. Echi spanzottiani avverte lo Sciolla; mentre il Pesenti vi rintraccia suggestioni foppesche.

Per l’avvio dei lavori del de’ Mottis alle vetrate della Certosa pavese è proponibile la data di acquisto di partite di vetro che l’artista ritira dalla Fabbrica del Duomo di Milano "Nomine domini prioris et fratrum Cartusie": il 13 gennaio e il 9 febbraio 1476 (pochi mesi dopo gli acquisti di vetro fatti da Antonio da Pandino per la stessa Certosa – v. Pavia Certosa Chiesa 1), Cristoforo prende in consegna un quantitativo di vetro che pur essendo inferiore a inferiore a quello ritirato nello stesso giro di anni dal da Pandino, è tuttavia cospicuo (304 libbre).

Perduta gran parte del Presepe, non è possibile oggi sapere se la vetrata, come il S. Bernardo originariamente era completata da una scritta con il nome del de’ Mottis.

Comunque la paternità al de’ Mottis è indubbia: vi si riconoscono le singolari scelte cromatiche che l’artista predilige, fatte di accostamenti vibrati che eccitano lo splendore dei vetri: viola resi luminosi da verdi smeraldo che si moltiplicano nel gioco dei tessuti soppannati; l'orlo del manto della Vergine si attorce a mostrare la soppannatura verde, le ali degli angioletti si intarsiano alternando verdi e rossi,il cappuccio del pastore, di color rubino stacca nettamente sull'abito oltremare. Allo stile del de' Mottis appartengono i personaggi, dagli atteggiamenti eleganti e sciolti, il volto dal sorriso lieve, quasi distratto, così lontani dai personaggi massicci, i volti gravi ed assorti, di Antonio da Pandino. Le bordure, che pur assumono un valore determinante nella fisionomia stilistica di una vetrata, sfuggono generalmente all’attenzione della critica; è merito della Burnam l’aver avviato, definendo ruoli e competenze all’interno della bottega dei della Scarperia, un primo basilare repertorio delle bordure quattrocentesche a Pisa e in Toscana (v. Pisa cattedrale.. ). Superando i limiti geografici della ricerca ed estendendola alla temperie artistica lombarda, le bordure delle vetrate pavesi costituiscono un corpus di estremo interesse; tanto più significativo in quanto, distrutte le vetrate delle più importanti chiese milanesi e perdute le partiture decorative quattrocentesche delle vetrate del duomo di Milano, restano solo le bordure pavesi a documentare la tipologia di questo elemento compositivo della vetrata. In particolare, composta da tralci di vite che reggono verdi foglie e grappoli violacei, la bordura del Presepe si impone per l’alta sua qualità. Il calzante accostamento allo Spanzotti proposto dallo Sciolla pone la necessità dell’approfondimento dei nessi culturali tra i due artisti e delle reciproche influenze, avendo particolare riguardo alla tipologia delle bordure.

STATO DI FATTO: La brusca cesura figurativa della zona superiore denota che oggi vetrata è mutila.Il fenomeno di degrado più appariscente è la quasi totale caduta della grisaille,completamente sfiorita,ridotta in molti punti al solo solco impresso dalla cottura.

Pochi i piombi di sutura. La testa del S. Giuseppe è un rifacimento bertiniano malamente contesto.

BIBLIOGRAFIA: V. Bibl. Certosa di Pavia

REF. FOTOGRAFICHE: Archivio CVMA – Italia e Foto Studio Laura Morandotti

ESTENSORE: Caterina Pirina gennaio 2002