LOMBARDIA Pavia 
SCHEDA : Musei Civici del Castello Visconteo 1
TITOLO : 487 frammenti vitrei di vetro piano da finestra ; 1 pane di vetro frammentato ed incompleto, e 3 mezzi pani di vetro

UBICAZIONE: Pavia, Musei Civici del Castello Visconteo

DIMENSIONI: Le misure dei frammenti piani non superano i cmq. 2, 6 ; il loro spessore varia da mm.2 a mm. 3,5; il diametro dei pani varia da cm.7,3 a cm. 7,8

PROVENIENZA: Torre Civica di Pavia – i frammenti sono stati rinvenuti durante la campagna di scavi condotta dal Ward Perkins (1972-78) in una sacca sabbiosa del lato ovest della Torre indicata come fase X.

CRONOLOGIA : fine sec. X, prima metà del sec. XI (data ante quem)

AUTORE: ignoto

COMMITTENZA: ignota

SOGGETTO/I : alcuni frammenti recano tracce di grisaglia di difficile lettura date le loro dimensioni ridotte ; in due di essi è individuabile, frammentario, il motivo decorativo di foglie grasse simili a quelle scolpite su di un archivolto proveniente dalla chiesa di S. Maria del Popolo di Pavia databile sec. VIII-IX.

NOTE CRITICHE : Tutti i frammenti non devitrificati ed ancora trasparenti presentano la trama regolare e parallela di bollicine gassose oblunghe e disposte in file parallele tipica dei vetri a cilindro. La loro gamma cromatica è analoga di quella dei frammenti ritrovati a S. Vincenzo al Volturno, (v. MOLISE S. Vincenzo al Volturno monastero 1), ma meno variata : essa comprende vetri blu, gialli, verdi; uno rosa pallido, ed un frammento piccolissimo, già in avanzata fase di opacizzazione, di un rosso purpureo intenso ( definito in fase di scavo: Munsell 7. 5. RP. 6/8). Molti vetri sono di un verde brillante omogeneo (definito in fase di scavo: Munsell 10.0.G. 5/6 ); alcuni verdi sono trascoloranti in azzurrino ( definito in fase di scavo : Munsell 5.0 BG. 5/6). L’altro colore preminente è il blu cobalto (definito in fase di scavo : Munsell 5.0. PB.4/10). Il colore dei vetri gialli (peraltro non numerosi), va dal giallo citrino al tono caldo dell’ambra (definito in fase di scavo :Munsell 2.5.Y.7/10). Sono presenti anche vetri incolori (leggermente verdognoli), di cui alcuni mostrano estese iridescenze. Due frammenti sono di vetro verde azzurro "marmorizzato". Sulla scorta dei bordi scheggiati dal grisatoio, è stato possibile per molti di essi ricostruire la forma originaria: molte le tessere originariamente rettangolari (a listello) e triangolari ; alcune semicircolari e circolari (a rosetta); si ritrovano anche tessere trapezoidali ed alcune con lati curvi (a pennacchio).

Lo scavo condotto dalla missione Ward Perkins (1972 –78) ha portato al ritrovamento dei frammenti vitrei (assieme a migliaia di tessere da mosaico) nello strato sabbioso indicato fase X; strato che, sulla base del rinvenimento di due monete del tardo XI secolo, è stato ritenuto databile al periodo del rifacimento dell'adiacente complesso delle due cattedrali (la cattedrale iemale di S. Maria del Popolo e quella estiva di S. Stefano); rifacimento dalla critica generalmente datato attorno al 1100. Nella stessa fase X sono stati rinvenuti un pozzetto per la fusione nonché scorie di metalli, tra cui piombo; ma non sono stati rinvenuti frammenti dei tipici listelli di piombo a sezione H utilizzati per connettere le tessere di una vetrata; è nemmeno sono state trovate tracce di fusione del vetro (ghiaccioli, ghiacciolini, frammenti di fritta). Rilevamenti che hanno giustamente convinto il Ward Perkins a connettere la fase X ad un duplice uso della torre: come officina per la fusione dei metalli, e come deposito di materiale vitreo da rifondere in una fornace prossima alla Torre, ma non coincidente con essa. Il rinvenimento nella fase X di pani di vetro rifuso diversi per composizione chimica dai frammenti di vetro piano evidenzia che il materiale raccolto per essere riutilizzato è di provenienza eterogenea ; fatto che rafforza l’ipotesi dell’uso della Torre come luogo di deposito. Ciononostante è plausibile supporre che la maggior parte dei frammenti vitrei provenga dalle finestre della antica cattedrale smontate in occasione del suo rifacimento ed accumulati nella Torre in attesa di essere riutilizzati per le nuove vetrate della rinnovata cattedrale gemina. In tal caso la provenienza assume il valore di una datazione ante quem dei frammenti vitrei. I lavori per la parziale ristrutturazione della antica basilica di S. Stefano (sec. VIII), e per la totale ricostruzione dell'attigua basilica di S. Maria del Popolo, dalla critica ascritti alla fine del sec.XI, sono stati dal Panazza anticipati di qualche decennio rispetto alla datazione convenzionale: i rilievi condotti sulle superstiti strutture murarie della chiesa di S. Stefano ed esame del materiale di recupero delle due chiese gemine hanno indotto il Panazza ad avanzare la proposta di una datazione precoce, verso la metà del secolo XI. Anticipazione conseguentemente estensibile ai frammenti delle vetrate eseguite durante tali lavori di ristrutturazione.

Il confronto dei repertori decorativi dipinti su vetro da finestra con quelli del materiale lapideo quali transenne per finestra in pietra o stucco, è fatto critico acquisito per quanto riguarda le vetrate aniconiche cistercensi ; che può essere riproposto in questa sede al fine di ricondurre i frammenti pavesi al contesto artistico della stessa cattedrale gemina: in primis, la ricostruzione del motivo decorativo di due frammenti, uno di vetro verde trasparente, (Cont.A, framm. 4), ed uno blu devitrificato, in fase pulverulenta, ( Cont. C, framm. 10), ha permesso di riconoscervi lo stesso partito di foglie grasse che decora l’archivolto proveniente dalla chiesa di S. Maria del Popolo, (ora nei Musei Civici del Castello Visconteo - B 83/VII), appartenente ai secoli VIII –IX. Un altro frammento blu devitrificato (Cont. B, framm.6) presenta tracce di disegno annodato in cui sembra poter ravvisare una variante di quel repertorio di motivi ad intreccio nastriforme che, assai diffusi nel materiale lapideo longobardo e carolingio, hanno perdurato per un lungo arco temporale, sino al l'XI-XII secolo. Autorizza a proporre tale riconoscimento il fatto, di non scarsa rilevanza, che i motivi ad intreccio complesso non appartengono solamente alla decorazione di portali e plutei, bensì si ritrovano anche nelle transenne per finestra del battistero di Albenga (VIII secolo). Ma per una appropriata corrispondenza storica, l'analogia più probante va rintracciata nei plutei provenienti dalla stessa chiesa di S. Maria del Popolo (Musei Civici del Castello Visconteo B 125/VII – B 80/ VII), databili sec.IX-X. Per quanto tentacolare un'anticipazione non è attualmente sostenibile; e per la mancanza note documentarie, non è possibile pervenire ad una stringente datazione, entro la data ante quem

La "discrasia" tra fonti e reperti non è limitata al solo caso dei frammenti pavesi, ma riguarda la maggior parte dei ritrovamenti di vetro da finestra altomedievale, poiché ai pur numerosi testi (agiografici o documentari) non fa riscontro in modo puntuale il materiale archeologico costituito sia da reperti vitrei sia da fermature di finestre , quali transenne in istucco o pietra (v. la mappa Siti archeologici in Italia). Non essendo dunque possibile far collimare il dato archeologico con i testi, la qualificazione storica dei frammenti pavesi va perseguita con la loro contestualizzazione nella vicenda europea del vetro da finestra altomedievale.

A partire dagli scavi condotti avviati nel 1970 dalla Cramp nei complessi monastici sassoni a Monkwearmouth e a Jarrow, si sono susseguite numerose campagne di scavo in altri siti monastici sassoni (Brixtworth, Whitby, Brandon, Escomb, Repton Glastonbury, Whithorn), cui ha fatto riscontro una serie di ritrovamenti di vetro piano da finestra nell'Europa continentale: nell'abbazia di St. Denis a Parigi, nella cattedrale di Rouen, nel monastero di S. Giovanni a Mustair, nella chiesa abbaziale del Frauenmunster a Zurigo, nel palazzo carolingio di Paderborn, nella cattedrale di Barcellona)

Lo stesso iter di ricerca è stato condotto in alcuni siti monastici che hanno avuto un ruolo politico e culturale nel "Regnum Italiae" : campagne di scavo sono state effettuate nella abbazia benedettina di Farfa (v. LAZIO abbazia di Farfa 1); nel monastero di S. Vincenzo al Volturno (v . MOLISE Monastero di S. Vincenzo al Volturno 1 ); nella chiesa della SS. Trinità di Mileto ( v. CALABRIA, Monastero della SS Trinità 1); nella abbazia di Fruttuaria ( v. PIEMONTE Volpiano abbazia di Fruttuaria 1 ).

Le ricerche e gli approfondimenti sul vetro da finestra longobardo e carolingio sono andate focalizzandosi su due fondamentali problematiche: da un lato i luoghi di produzione del vetro da finestra (se importato dalle fornaci ancora attive nell'oriente quali quelle recentemente rinvenute ad Hadera ed a Jalame, o se prodotto in continente mediante la rifusione di materiale romano, comprese le tessere musive in pasta vitrea); dall'altro l'origine della vetrata dipinta a grisaille e contesta con un reticolo di piombi.

Ulteriori studi analitici e sistematici della composizione chimica del materiale vitreo ed analisi comparate dei repertori figurativi potranno sostanziare la griglia storica che per il momento è stata articolata con il prevalente sussidio di fonti documentarie.

E' infatti stato acquisito (D. Hodges, F. Dell'Acqua) il ruolo assunto dal materiale vitreo nel complesso intreccio diplomatico di elargizioni e immunità che hanno legato i principali monasteri benedettini di importanza strategica (Bobbio, Montecassino, Nonantola, S. Salvatore a Brescia) alla nobiltà longobarda; legame rinsaldato dalla Klosterpolitik di Carlo Magno e dei suoi successori Ludovico il Pio e Ludovico II; politica spesso attuata secondo il Praeceptum immunitatis et tuitionis. Di estremo interesse sarà ad esempio il riprendere la ricerca sulle relazioni economiche tra Bobbio e Pavia; indagare se nella complessa rete di traffici fluviali di attività economiche della cella colombariana in Pavia il materiale vitreo e la sua lavorazione non abbia avuto un suo ruolo.

Alla diplomazia monastica usa a preziosi donativi ed a fastose ospitalità va ricondotto l'esteso uso di materiale vitreo (ampolline, tessere vitree, tessere sandwich) impiegato nella decorazione architettonica di monumenti della Langobardia Maior quali la Basilica di S. Salvatore a Brescia ed il Tempietto di S. Maria in Valle a Cividale, o l'altare del duca di Ratchis di Cividale cui va aggiunto il fastoso rivestimento parietale della cappella palatina di Arechi II a Salerno. Tale impiego non è solo il segno di una particolare predilezione dei Longobardi per l'ornamentazione multicolore e rilucente che veicola il simbolismo cristiano della luce, ma è anche un elemento connotativo di potere e di prestigio. E i recenti reperti di vetro da finestra nei monasteri di S. Vincenzo al Volturno e di Farfa, rendon verosimile che il materiale di decorazione architettonica comprendesse anche vetrate. Quanto alle maestranze di vetrai longobardi operanti in Italia, il De Mauro ha ipotizzato che gli artisti creatori del mosaico in pasta di vetro nella cappella Palatina di Arechi II in Salerno provenissero da Pavia ove avrebbero lavorato alla corte di Desiderio prima della sua morte; ipotesi che propone implicitamente la presenza in Pavia di maestranze di vetrai accreditati presso la corte longobarda.

In questo ambito culturale ed artistico ancora in via di definizione va collocato il materiale vitreo ritrovato nella Torre Civica di Pavia.

STATO DI FATTO : La maggior parte dei frammenti presenta un avanzato stato di devitrificazione giunto, per alcuni di essi, ad una fase pulverulenta. Mentre discreto numero di frammenti verde smeraldo e blu cobalto presentano un degrado limitato ad una patina iridescente. In qualche caso si nota la presenza di crateri. I quattro pani sono devitrificati ed opachi.

Nei frammenti grisagliati la grisaille è bene ancorata; in alcuni devitrificati, la grisaille è divenuta biancastra con un effetto di negativo.

BIBLIOGRAFIA:  

REF. FOTOGRAFICHE : Archivio CVMA - Italia

ESTENSORE: Caterina Pirina (aprile 2000).