LOMBARDIA - Morbegno
SCHEDA : Santuario della Beata Vergine Assunta 1
TITOLO : Teste di Cherubini

UBICAZIONE: Morbegno (Sondrio), Santuario della B.V. Assunta e S. Lorenzo, controfacciata (rosone)

DIMENSIONI: m. n. r. (rosone)

PROVENIENZA: coll. originaria

CRONOLOGIA: I decennio sec. XVI (1505-1506)

AUTORE: Domenico Cazzanore (documentato)

SOGGETTO: Teste di cherubini

NOTE CRITICHE: Vetrata del rosone conservata ab origine nel Santuario di Morbegno con altre quattro (v. Morbegno santuario della Beata Vergine Assunta e S. Lorenzo 2,5), San Pietro, San Martino divide il mantello con il povero, Natività di Gesù (finestre navata), Crocefissione(finestra sacrestia). La vetrata si inserisce tra i raggi del sole bernardiniano del rosone (di Tommaso Rodari) con tre fasce concentriche di colori diversi: giallo (al centro), rosso e azzurro; le teste di cherubini occupano le due fasce esterne. Segnalate per la prima volta dal Monti (1902), le vetrate di Morbegno sono catalogate come opere quattrocentesche dalla Gnoli Lenzi (1938), che vi include anche il rosone, ignorato dalla bibliografia precedente e tuttora inedito. Il Nava (1980) le riferisce tentativamente ad autori e tempi diversi: a Guglielmo della Porta il S. Pietro e il S. Martino, assegnate alla fine del '400; a Domenico da Blevio la Natività di Gesù e la Crocefissione, datate al primo quarto del '500; lo studioso non si pronuncia sul rosone, che ritiene tuttavia opera cinquecentesca. I documenti ritrovati dal Leoni (1981), a un'attenta lettura, assegnano la paternità delle cinque vetrate di Morbegno (più una sesta con S. Lorenzo, perduta) ad un "magister Dominichus de le Invedriate de Como". Si tratta senza dubbio del maestro vetraio Domenico Cazzanore originario di Blevio, citato come "Dominicus de Blevio" nei registri di spese del Duomo di Como (1487-1495) e come "Dominicus de Cazanore" in un documento dell'Ospedale S. Anna del 1493 (S. Della Torre, La funzione, il tipo, la fabbrica, in S. Della Torre-L. Martinelli-M. Dubini, La storia, gli spazi, le funzioni. Il recupero dell'ex-ospedale Sant'Anna in Como, Como 1988, pp. 13-14). Allievo di Guglielmo della Porta, il capomaestro vetraio della Cattedrale di Como, dal 1490 Domenico gli subentra nella direzione del cantiere e della bottega. I vetri di Morbegno provengono dunque direttamente dall'atelier della capitale, e sono al momento le uniche vetrate documentate della regione lariana e valtellinese. Il catalogo del maestro composto attorno a questo nucleo sicuro, comprensivo di importanti vetrate come l'Annunciazione del Museo di Como Vergine in gloria in S. Maria delle Grazie a Gravedona (v. Indice per nome di artisti alla voce Domenico Cazzanore), ha permesso di restituire la fisionomia artistica di Domenico e quella della bottega comasca da lui diretta (Geddo, 1998). I pagamenti, effettuati dalla Confraternita della B.V. delle Grazie detta dei Battuti che reggeva il Santuario, si susseguono a più riprese nell'arco di circa trent'anni, dal marzo 1503 al maggio 1535 (Archivio del Santuario, Liber credentiae, ff. VIIr, VIIIr, 17v, 56r, 98r; Leoni, 1981). Nel 1503 Domenico riceve un anticipo in vino equivalente a 92 lire; nel 1505 il "magister" Giovanni, suo padre (forse identificabile col "magister Johannes pictor" documentato nel cantiere vetrario del Duomo: Geddo, 1998, p. 161 e nota 6), è pagato in natura per un ammontare di circa 57 lire, forse per conto del figlio (oppure in qualità di collaboratore). I pagamenti relativi alle singole vetrate, che ritengo compiute entro il 2 agosto 1506 (data di consacrazione della chiesa riedificata), si concentrano all'inzio del 1507: Domenico riceve 100 lire "pro oculis VIII vitriis positis in cacumine" (si intenda: i vetri bianchi degli otto oculi del tiburio); 136 lire per l'oculo "in medio scudela verso sero" (cio: l'occhio centrale della cupola) e le vetrate di una finestra (probabilmente quella della Natività di Gesù); 120 lire e 4 soldi per "invidriatis duabus cum figuris duabus" (si legga: quelle dei SS. Pietro e Martino); 30 lire e 13 soldi per l'"Invidriatam Sancti Laurentii versus Morbegnum" di braccia 7 e once 8 (una perduta vetrata col titolare S. Lorenzo, collocata probabilmente nella finestra accanto a quella della Natività di Gesù); 8 lire e 16 soldi per ottocento "quadrelos" (i tasselli ottagonali di vetro bianco delle quattro vetrate?), e infine 80 lire per tredici braccia di vetrate "super fenestram magnam" (ad evidenza: quella del rosone). Da ultimo, nel 1534 Domenico riceve 11 lire e 6 soldi per la vetratina "in sacristia" (il Crocifisso adorato da due Battuti), e ancora 10 lire e 15 soldi per aver riparato tre vetrate (Ibidem, Liber rationum ac fictorum ecclesie..., f. 26r). La vetrata del rosone, iniziata forse nel 1505, doveva essere certamente installata al momento della consacrazione della chiesa riedificata: 2 agosto 1506.

STATO DI FATTO: La lettura della vetrata in situ non permette un esame dettagliato e puntuale..

BIBLIOGRAFIA: Gnoli Lenzi, 1938, p. 195; Nava, 1980, pp. 96-98, n. 14a; Leoni, 1981, pp. 66, 70-71; Perotti, 1992, pp. 133-134; Geddo, 1998, pp. 161, 169, 172-173.

REF. FOTOGRAFICHE:

ESTENSORE: Cristina Geddo (febbraio 2000)