LOMBARDIA - Grosio
SCHEDA : Chiesa di S. Giorgio 1
TITOLO : S. Giorgio

UBICAZIONE: Grosio (Sondrio), chiesa di S. Giorgio, coro (a destra)

DIMENSIONI: cm. 29 x 33 c. (frammento)

PROVENIENZA: collocazione originaria

CRONOLOGIA: III decennio sec. XVI (1520-1530 c.)

AUTORE: Domenico Cazzanore (?)

SOGGETTO: S. Giorgio

NOTE CRITICHE: Presente ab origine nell'antica parrocchiale di Grosio dedicata a S. Giorgio, come indica il soggetto stesso, con il pendant S. Giacomo (v. Grosio - chiesa di S. Giorgio 2).

L'attribuzione ad Andrea de Passeri, sostenuta dal Monti (1902) e dal Giussani (1936) anche per la presenza nella chiesa dell'ancona lignea da lui firmata (1494), č messa in dubbio dal Monneret de Villard (1918 e 1923) e negata dal Nava (1980). Quest'ultimo, rilevando nel S. Giorgio un carattere araldico di derivazione nordica, assegna entrambi i vetri ad un artista della cerchia di Guglielmo della Porta e li data agli anni 1490-1510. Riferimento condiviso dalla Coppa (1985), che infatti li attribuisce ad un Maestro lombardo collegato al cantiere del Duomo di Como, accostandoli ai due Santi di Buglio (v. Buglio in Monte - chiesa parrocchiale 1 e 2) e precisandone la datazione intorno al 1510. Da parte mia (Geddo, 1998), i due pendant sono stati collegati alla bottega comasca di Domenico Cazzanore e proposti come opere autografe della fase matura del maestro, sulla base dello stretto rapporto stilistico col Crocefisso adorato da due Battuti di Morbegno (1534).

La composizione ad arco e il fregio della cornice superstite nel S. Giacomo, analogo a quello del S. Stefano di Stazzona (v. Stazzona - chiesa parrocchiale 2), accertano la provenienza dei vetri dall'atelier di Como guidato dall'allievo di Guglielmo della Porta Domenico Cazzanore dal 1490 al quarto decennio del '500.

Nei piani larghi del volto e nel taglio morbido delle labbra il S. Giorgio risente indubbiamente di Bernardino Luini, anche se il modello tipologico sotteso č ancora quello della Madonna in trono di Zurigo (1503 c.), riferibile a un collaboratore di Domenico denominato Maestro di Poschiavo (v. Zurigo, Landesmuseum 1; v. Geddo, 1998, p. 173, fig. 6). Semplificazione della scena ed estrema sicurezza del segno, unita all'uso del tratteggio a pennello per le ombre, accomunano i vetri di Grosio al Crocefisso di Morbegno, che i documenti accertano eseguito dal Cazzanore nel 1534 (v. Morbegno - santuario della Beata Vergine Assunta e S. Lorenzo 5). Anche la forza sintetica della pennellata sembrerebbe tradire l'intervento diretto del capomaestro in una fase avanzata della sua attivitā, collocabile non prima del terzo decennio come accerta il riferimento luinesco.

STATO DI FATTO: In discrete condizioni, salvo ripiombature di sutura, probabili ridipinture (a freddo?) sul cavallo e modeste cadute di grisaille sul volto. Il pannello frammentario č mutilo della metā inferiore e della cornice; inoltre, č stato resegato in alto ove manca l'estremitā dell'aureola. Forse un frammento giallo della cornice perduta č stato inserito in quella del S. Stefano di Stazzona (v. Stazzona - chiesa parrocchiale 2). Collocato in una vetrata a tondelli probabilmente non originale.

BIBLIOGRAFIA: Monti, 1902, p. 237; Bassi, 1912, p. 195; Monneret de Villard, 1918, v. I, p. 137; Monneret de Villard, 1923, v. IV, p. 88; Giussani, 1936, p. 8; Gnoli Lenzi, 1938, p. 142; Gianoli, 1959; Nava, 1980, p. 102, n. 17b; Leoni, 1981, p. 69; Coppa, in Antonioli-Galletti-Coppa, 1985, pp. 136-137, fig. 38; Geddo, 1998, p. 173 e nota 49.

REF. FOTOGRAFICHE: Foto Cristina Geddo, Milano

ESTENSORE: Cristina Geddo (febbraio 2000)