| LOMBARDIA Milano-Duomo |
| SCHEDA : Milano Duomo 97 |
| TITOLO : La vocazione di Isaia |
UBICAZIONE: Milano, Duomo Fin. nXIX, pannello 6b
DIMENSIONI: cm 116 x 70
PROVENIENZA: Milano, Duomo Fin. nII (pannello erratico)
CRONOLOGIA: metà sec. XVI
AUTORE: Giuseppe Arcimboldi (disegni) attr., Corrado Mochis da Colonia (vetri)
COMMITTENZA: Ven. Fabbrica del Duomo
SOGGETTO: Isaia, monumentale figura, volge lo sguardo verso Dio che appare nel cielo fra nubi, siede su di un trono, ha sul capo una tiara a tre corone, simbolo della Trinità, tiene in mano un globo, simbolo del suo potere sull’universo. Di fronte alla visione, Isaia , dopo un primo momento di estasi, si ravvede rendendosi conto di non esserne degno. Prontamente un angelo tocca le sue labbra con un tizzone ardente preso dall’altare del tempio, che compare nella sua architettura complessa sullo sfondo, per purificare le labbra del profeta. Da sempre il fuoco è strumento di purificazione, in questo caso esso predispone Isaia ad essere degno di portare la parola di Dio fra gli uomini. La vocazione di Isaia prefigura la guarigione del muto da parte di Cristo e la vocazione degli apostoli.
NOTE CRITICHE: Il pannello è inserito arbitrariamente insieme ad
altri vetri facenti parte dei cicli iconografici dell’Antico Testamento e
della Passione di Cristo. Verosimilmente, entrambi i cicli provengono dai
finestroni absidali (nII Antico Testamento e sII Nuovo Testamento) le cui
vetrate, eseguite fra XV e XVI secolo, furono disperse nel corso dell’Ottocento
in seguito al rifacimento di G. B. Bertini (1835-1839) e ai successivi
interventi di riordino generale delle antiche vetriere (G. e P. Bertini 1861).
Né la ricollocazione degli antelli nel dopoguerra, né i recenti restauri (dal
1962) hanno preso in considerazione il problema di dare omogeneità iconografica
e stilistica al corpus di pannelli erratici che giacciono in gran disordine
divisi in più finestre, con grave danno alla leggibilità e comprensione delle
storie narrate.
Dal punto di vista stilistico, l’antello in esame si presenta omogeneo alla
maggior parte di quelli appartenenti alla serie dell’Antico Testamento: le
figure sono monumentali, le pose vigorose ma inerti, non esiste profondità di
campo, le scene –raramente arricchite da particolari descrittivi- sono
affidate ai soli protagonisti. Questo tipo di concezione deriva dalla tradizione
figurativa bramantinesca, che predilige figure massicce, costruite e bloccate in
forme geometriche. Essa costituisce il sostrato culturale del maestro della
vetrata dell’Antico Testamento, aggiornatosi poi sulla "maniera"
della metà del Cinquecento intrisa della cultura dell’Italia centrale, ma
anche delle interpretazioni nordiche del romanismo. Il nome di tale artista è
da ricercarsi fra i maestri attivi nel cantiere vetrario del Duomo che compaiono
nei documenti fra gli anni ‘40-’60 del XVI secolo. Il più probabile, cui
diversi studiosi rimandano, è Giuseppe Arcimboldi. Alto è il numero dei
disegni per i quali venne pagato (1549-1557), alcuni certamente relativi alla
vetrata di Santa Caterina d’Alessandria (sVII vedi Milano Duomo 24) alla quale
collaborò con il padre Biagio, ma numerosi potrebbero essere, a ragion veduta,
proprio quelli della vetrata veterotestamentaria. Analogie stilistiche con le
opere note del pittore ne suffragano l’attribuzione. Altre ipotesi avanzate
spostano l’attenzione su maestri stranieri che fornirono disegni fra 1558-1561
(Antono de …, Cornelio fiammingo, Battista de Putheo), ma la loro personalità
è alquanto sconosciuta e, comunque, il loro intervento limitato. L’esecutore
dei vetri fu certamente Corrado Mochis da Colonia. Egli fu presente presso il
cantiere del Duomo dal 1544 al 1569, eseguendo diverse vetrate (della vetrata di
Santa Caterina da Siena, nXI, vedi Milano Duomo 25, fornì anche i disegni) Fu
un maestro apprezzato e valente che godette di una certa libertà nel suo
lavoro, ciò fa supporre che rispetto ad alcuni disegni, per i quali è meno
agevole l’attribuzione all’Arcimboldi, ci potrebbe essere stata un’interpretazione
originale da parte di Corrado.
STATO DI FATTO: In discrete condizioni, nonostante alcune sostituzioni e ridipinture che risalgono ai Bertini. Nel 1962 restauro a cura della Ven. Fabbrica del Duomo, Dir. Arch. E. Brivio: spolvero e pulitura con sostanze a base di polifosfati, sostituzione piombi per corrosione, telai in bronzo-marina e reti in fili di rame. Nessuna controvetrata.
BIBLIOGRAFIA: vedi Bibliografia Duomo - Vetrate cinquecentesche
REF. FOTOGRAFICHE: Fototeca Ven. Fabbrica del Duomo
ESTENSORE: Marina Fassera (gennaio 2000)