LOMBARDIA Milano-Duomo
SCHEDA : Milano Duomo 82
TITOLO : Giona sotto il ricino

UBICAZIONE Milano, Duomo Fin. sXVII, pannello 8a

DIMENSIONI cm 116 x 59,5

PROVENIENZA Milano, Duomo Fin. nII (pannello erratico)

CRONOLOGIA metà sec. XVI

AUTORE Giuseppe Arcimboldi (disegni) attr., Corrado Mochis da Colonia (vetri)

COMMITTENZA Ven. Fabbrica del Duomo

SOGGETTO Secondo il racconto biblico, Giona deluso perché le sue profezie (la distruzione della città corrotta di Ninive) non si sono avverate, siede alle porte della città e aspetta gli eventi. Dio, da un lato fa crescere una pianta di ricino che porti ombra e sollievo al profeta, ma dall’altra parte per punirlo della sua testardaggine, fa presto distruggere la pianta stessa da un verme. Giona, abbagliato e arso dalla calura, invoca la morte. Nel pannello si vede il protagonista in preghiera sotto un albero sul cui tronco si avvolge un rampicante (l’albero di ricino è spesso rappresentato come un ibrido circondato da edera), sullo sfondo una città e ai suoi piedi un libro. Attributi di Giona sono il libro, che lo indica come profeta, e la calvizie.

NOTE CRITICHE Il pannello è inserito arbitrariamente insieme ad altri vetri facenti parte dei cicli iconografici dell’Antico Testamento e della Passione di Cristo. Verosimilmente, entrambi i cicli provengono dai finestroni absidali (nII Antico Testamento e sII Nuovo Testamento) le cui vetrate, eseguite fra XV e XVI secolo, furono disperse nel corso dell’Ottocento in seguito al rifacimento di G. B. Bertini (1835-1839) e ai successivi interventi di riordino generale delle antiche vetriere (G. e P. Bertini 1861). Né la ricollocazione degli antelli nel dopoguerra, né i recenti restauri (dal 1962) hanno preso in considerazione il problema di dare omogeneità iconografica e stilistica al corpus di pannelli erratici che giacciono in gran disordine divisi in più finestre, con grave danno alla leggibilità e comprensione delle storie narrate. Dal punto di vista stilistico, l’antello in esame si presenta omogeneo alla maggior parte di quelli appartenenti alla serie dell’Antico Testamento: le figure sono monumentali, le pose vigorose ma inerti, non esiste profondità di campo, le scene –raramente arricchite da particolari descrittivi- sono affidate ai soli protagonisti. Questo tipo di concezione deriva dalla tradizione figurativa bramantinesca, che predilige figure massicce, costruite e bloccate in forme geometriche. Essa costituisce il sostrato culturale del maestro della vetrata dell’Antico Testamento, aggiornatosi poi sulla "maniera" della metà del Cinquecento intrisa della cultura dell’Italia centrale, ma anche delle interpretazioni nordiche del romanismo. Il nome di tale artista è da ricercarsi fra i maestri attivi nel cantiere vetrario del Duomo che compaiono nei documenti fra gli anni ‘40-’60 del XVI secolo. Il più probabile, cui diversi studiosi rimandano, è Giuseppe Arcimboldi. Alto è il numero dei disegni per i quali venne pagato (1549-1557), alcuni certamente relativi alla vetrata di Santa Caterina d’Alessandria (sVII vedi Milano Duomo 24) alla quale collaborò con il padre Biagio, ma numerosi potrebbero essere, a ragion veduta, proprio quelli della vetrata veterotestamentaria. Analogie stilistiche con le opere note del pittore ne suffragano l’attribuzione. Altre ipotesi avanzate spostano l’attenzione su maestri stranieri che fornirono disegni fra 1558-1561 (Antono de …, Cornelio fiammingo, Battista de Putheo), ma la loro personalità è alquanto sconosciuta e, comunque, il loro intervento limitato. L’esecutore dei vetri fu certamente Corrado Mochis da Colonia. Egli fu presente presso il cantiere del Duomo dal 1544 al 1569, eseguendo diverse vetrate (della vetrata di Santa Caterina da Siena, nXI, vedi Milano Duomo 25, fornì anche i disegni) Fu un maestro apprezzato e valente che godette di una certa libertà nel suo lavoro, ciò fa supporre che rispetto ad alcuni disegni, per i quali è meno agevole l’attribuzione all’Arcimboldi, ci potrebbe essere stata un’interpretazione originale da parte di Corrado.

STATO DI FATTO In discrete condizioni, nonostante alcune sostituzioni e ridipinture che risalgono ai Bertini. Nel 1962 restauro a cura della Ven. Fabbrica del Duomo, Dir. Arch. E. Brivio: spolvero e pulitura con sostanze a base di polifosfati, sostituzione piombi per corrosione, telai in bronzo-marina e reti in fili di rame. Nessuna controvetrata.

BIBLIOGRAFIA vedi Bibliografia Duomo - Vetrate cinquecentesche

REF. FOTOGRAFICHE Fototeca Ven. Fabbrica del Duomo

ESTENSORE Marina Fassera (gennaio 2000)