LOMBARDIA Milano Duomo
SCHEDA: Milano Duomo 34
TITOLO: Il peccato originale

UBICAZIONE: Milano, Duomo Fin. sXIX, pannello 1a

DIMENSIONI: cm 117 x 69.5

PROVENIENZA:  Milano, Duomo Fin. n II (pannello erratico)

CRONOLOGIA: metà sec. XVI

AUTORE: Giuseppe Arcimboldi (disegni) attr., Corrado Mochis da Colonia (esecuzione vetri)

COMMITTENZA: Ven. Fabbrica del Duomo

SOGGETTO/I: Adamo ed Eva, secondo un’iconografia consolidata, sono collocati simmetricamente, fra loro l’albero del bene e del male con il serpente tentatore lungo il tronco. Eva si copre la nudità per la consapevolezza del peccato. Adamo, attonito, reca in mano il frutto.

NOTE CRITICHE: Il pannello è inserito arbitrariamente insieme ad altri vetri facenti parte dei cicli iconografici del l’Antico Testamento e della Passione di Cristo. Verosimilmente, entrambi i cicli provengono dai finestroni absidali (nII Antico Testamento e sII Nuovo Testamento) le cui vetrate, eseguite fra XV e XVI secolo, furono disperse nel corso dell’Ottocento in seguito al rifacimento di G.B. Bertini (1835-1839) e ai successivi interventi di riordino generale delle antiche vetriere (G. e P. Ber tini 1861) Né la ricollocazione degli antelli nel dopoguerra, né i recenti restauri (dal 1962) hanno preso in considerazione il problema di dare ordine e leggibilità al corpus di pannelli erratici che giacciono in gran disordine. Dal punto di vista stilistico, "Il peccato originale" si presenta omogeneo alla maggior parte degli antelli della serie dell’ Antico Testamento: le figure sono monumentali, le pose vigorose ma inermi non esiste profondità di campo, le scene –raramente arricchite da particolari descrittivi- sono affida te ai soli protagonisti. Questo tipo di concezione deriva dalla tradizione figurativa bramantinesca, che predilige figure massicce, bloccate in forme geometriche. Essa costituisce sicuramente il sostrato culturale del maestro della vetrata dell’Antico Testamento, aggiornatosi poi sulla "maniera" della metà del Cinquecento intrisa della cultura dell’Italia centrale, ma anche delle interpretazioni nordiche del romanismo. Il nome di tale artista è da ricercarsi fra i maestri attivi nel cantiere vetrario del Duomo che compaiono nei documenti fra gli anni ‘40-’60 del XVI secolo. Il più probabile, cui diversi studiosi rimandano, è Giuseppe Arcimboldi. Alto è il numero di disegni per i quali venne pagato (1549-1557), alcuni certamente relativi alla vetrata di Santa Caterina d’Alessandria, alla quale collaborò con il padre Biagio, ma numerosi potrebbero essere a ragion veduta proprio quelli della vetrata veterotestamentaria. Analogie stilistiche con le opere note del pittore, ne suffragano l’attribuzione. Altre ipotesi avanzate spostano l’attenzione su maestri stranieri che fornirono dise gni fra il 1558 e il 1561 (Antonio de …, Cornelio fiammingo, Battista de Putheo), ma la loro perso nalità è alquanto sconosciuta e, comunque, il loro intervento limitato. Fu, invece, Corrado Mochis da Colonia l’esecutore dei vetri. Egli fu presente presso il cantiere del Duomo dal 1544 al 1569, eseguendo diverse vetrate (della vetrata di Santa Caterina da Siena fornì anche i disegni). Fu un maestro apprezzato e valente che godette di una certa libertà nel suo lavoro, ciò fa supporre che ri spetto ad alcuni disegni, per i quali è meno agevole l’attribuzione all’Arcimboldi, ci potrebbe esse re stata un’interpretazione originale da parte di Corrado.

STATO DI FATTO: In discrete condizioni, nonostante alcune sostituzioni e ridipinture che risalgono ai Bertini. 1962 restauro a cura della Ven. Fabbrica del Duomo, Dir. Arch. E Brivio: spolvero e pulitura con sostan za a base di polifosfati, sostituzione piombi per corrosione, telai in bronzo-marina e reti in filo di rame. Nessuna controvetrata.

BIBLIOGRAFIA: v. Bibl. Duomo – Vetrate cinquecentesche

REF. FOTOGRAFICHE: Fototeca Ven. Fabbrica del Duomo

ESTENSORE: Marina Fassera (gennaio 2000)