LOMBARDIA Milano - Duomo
SCHEDA : Milano Duomo 32
TITOLO : Il battesimo di S. Ambrogio

UBICAZIONE: Milano Duomo fin. S XVII

DIMENSIONI: trilobo cm. 86x 56 c.

PROVENIENZA: Milano Duomo fin. nXIII

CRONOLOGIA: 4 maggio 1566 - 29 marzo 1567

AUTORE: Giovanni da Monte (attribuito)

COMMITTENZA: appartiene al gruppo di 5 vetrate ordinate da S. Carlo Borromeo a completamento della invetriatura del Duomo secondo un " programma mariano"

SOGGETTO/I: una testa di vescovo con mitria (mancante del volto), un braccio di vescovo alzato a versare l'acqua lustrale da una ciotola, tre teste di fedeli rapiti in una visione celestiale

NOTE CRITIICHE: Recente è l' acquisizione al corpus di opere di Giovanni da Monte di alcune vetrate inedite quali il grande Crocifisso nella facciata della Certosa pavese, due vetratine con Grottesche nel museo della stessa Certosa, questo trilobo Battesimo di S. Ambrogio ed un altro raffigurante un Cherubino (v. Pavia Certosa Chiesa 2 , Pavia Certosa Museo 2, 3, Milano Duomo 32, 33).

Ciò ha permesso di meglio definire l'iter stilistico di Giovanni da Monte quale maestro vetraio e l'alta qualità delle sue vetrate. Non solo; ha anche offerto elementi per individuare il ruolo dall'artista avuto nell'arte vetraria lombarda al settimo decennio del '500 in generale e in particolare all'interno delle vicende del duomo milanese.

S. Carlo avendo constato durante la sua visita pastorale nel 1566 al duomo milanese che a molte finestre delle navate della chiesa metropolitana mancavano le relative vetrate impartì precise direttive per un tempestivo radicale intervento di completamento della decorazione vitrea.

Pochi mesi dopo le istruzioni dell'energico cardinale fu affidata la commissione ai pittori più "moderni" capaci di realizzare vetrate secondo un grandioso registro di ascendenza michelangiolesca i due cremaschi Carlo Urbino da Crema e Giovanni da Monte: pagamenti a questo ultimo annotati nei registri della fabbrica del Duomo, si concentrano in meno di un anno:dal 4 maggio 1566 al 29 marzo 1577; e terminano circa tre mesi prima della nomina ad architetto della Fabbrica del Duomo del Pellegrini; artista assai accentratore che per vari anni dominerà la scena artistica milanese. Da allora il nome del da Monte più non compare nei registri della Fabbrica.

L'interesse di S. Carlo per il completamento dell'invetriatura mancante dovette essere notevole ed incalzante se il Pellegrini nominato architetto della Fabbrica il 7 luglio 1567, appena il giorno successivo alla sua nomina ricevette l'incarico di eseguire " omnia et singula designa in pictura quae sint et erunt necessaria pro invitriatis prefate fabricae sine aliqua mercede et solutione". I lavori in corso venivano celermente conclusi se il 30 luglio Carlo Urbino viene pagato per un congruo numero di disegni per vetrate. Ma l'attività di Giovanni da Monte quale maestro di vetrate Al duomo milanese era già conclusa, poiché fu pagato per gli ultimi lavori il 29 marzo. Dal testo della visita pastorale di S. Carlo al duomo sappiamo che cinque erano gli altari cui mancavano le vetrate I Quattro santi Coronati, S. Agnese, S. Elena, S. Giuseppe, Pellegrinaggio ad un Santuario mariano . In particolar modo nella Visita pastorale è chiaro ed esplicito il rilievo che all'altare di S. Ambrogio rimaneva solo la quarta parte di una vetrata quattrocentesca eseguita il secolo precedente da Agostino de' Mottis. L'attuale vetrata è opera ottocentesca di Pompeo Bertini che sostituì completamente i pannelli originale ( da lui dichiarati nella sua relazione alla Fabbrica" troppo ammalorati per essere conservati). L'attuale vetrata è composta da tre grandi episodi: Il Battesimo di S. Ambrogio, La sua consacrazione a vescovo, La sua morte ; episodi che per stessa dichiarazione del Bertini ricalcano quelli originali eliminati.

I frammenti in questo pannello sono iconograficamente riconoscibili come un battesimo impartito da un vescovo ed identificabili con quanto rimane del registro di pannelli raffiguranti S. Agostino che battezza S. Ambrogio ; e stilisticamente si apparentano per finezza cromatica e per le soluzioni formali dei volti alla vetrata Le glorie della Vergine opera del da Monte (v. Milano Duomo 29).

STATO DI FATTO: pannello frammentario; presenta numerose fratture pesantemente rimpiombate; alcuni vetri rossi forse autentici , sono riutilizzati come stop gap a designare il volto

BIBLIOGRAFIA: C. PIRINA Per una storia della vetrata manieristica in Italia: vetrate inedite di Giovanni da Monte in "Journal of Glass Studies", vol. 41, 1999, pp. 135-45

REF.FOTOGRAFICHE: Fototeca Ven. Fabbrica Duomo

ESTENSORE: Caterina Pirina aprile 2000