LOMBARDIA Milano - Duomo
SCHEDA : Milano Duomo 26
TITOLO : Vetrata di San Giacomo Maggiore

UBICAZIONE: Milano, Duomo Fin. sXI

DIMENSIONI: Finestra a quattro lancette conclusa da trilobi e rosone alt. cm 2254x393. Pannelli rettangolari cm 122x75; trilobi cm 72x65

PROVENIENZA: Milano, Duomo Fin. sXI (collocazione originaria)

CRONOLOGIA: 1562-1567

AUTORE: Ignoto l’ideatore dei cartoni; Corrado Mochis da Colonia (esecuzione vetri)

COMMITTENZA: Papa Pio IV, al secolo Giovan Angelo Medici

SOGGETTO/I: La vetrata narra episodi della vita di San Giacomo Maggiore tratti dalle apocrife "Memorie apostoliche di Abdia", le storie si sviluppano su due lancette e verticalmente su una duplice fila di pannelli. La lettura parte dal basso introdotta da: 1ad) busti di due santi vescovi; 1bc) busto della Madonna e di Cristo; 2-3 ab) Fileto (?), seguace dell’eretico Ermogene, disputa con l’apostolo Giacomo e rimane vinto; 2-3 cd) Ermogene fa catturare Fileto perché non torni da Giacomo; 4-5 ad: 4-5 a) a Fileto, imprigionato, viene mostrato il sudario con il volto di Cristo mandatogli da Giacomo; 4-5 b) Ermogene evoca con pratiche magiche i demoni affinchè incatenino Giacomo e Fileto; 4-5 c) Fileto liberato miracolosamente ringrazia Giacomo; 4-5 d) Ermogene divenuto discepolo di Giacomo parte con il bastone datogli dal Santo per diffondere la parola di Dio; 6 ad) pannelli mistilinei con targhe sostenute da nastri rossi, nelle cui volute sono inseriti frutti e foglie, recanti il nome del committente PIVS III PONT MAX e 6 cd) stemmi medicei con sei palle entro elaborati scudi sormontati dalle insegne pontificie della tiara e delle chiavi sopra cui pendono nastri rossi con trofei di frutta; 7 ad) due quadrilobi con putti dalle cui bocche aperte escono nastri rossi con frutti e foglie; 7 bc) due quadrilobi con cherubini; 8 ad) negli sforamina fra le ghimberghe quattro testine o maschere al di sopra delle quali si trovano quattro erme femminili con strani copricapi conici terminanti con lunghi veli rossi (vedi Milano, Duomo 17,18,19). Nella metà superiore della finestra riprende la narrazione: 9-10 ab) Giacomo soggioga i demoni che lo supplicano di liberarli dal tormento del fuoco; 9-10c) demoni; 9-10 d) Giacomo converte il mago Ermogene; 11-12 ab) Ermogene incatenato dai demoni si prostra davanti a Giacomo; 11-12 cd) Giacomo catturato è condotto davanti al sacerdote ebreo Abiatar; 13-14 ab) Giacomo al cospetto di Erode; 13-14 cd) Giacomo condotto al supplizio incontra un paralitico e lo risana; 15-16-17 ab) Giacomo battezza Giosia convertito; 15-16-17 cd) il martirio di Giosia e Giacomo. Il rosone è composto da pannelli mistilinei in cui, su fondo azzurro, coppie di putti reggono nastri rossi, al centro un cherubino.

NOTE CRITICHE: La vetrata di San Giacomo Maggiore ha grande rilevanza all’interno del corpus delle vetrate del Duomo di Milano per le novità compositive e tecniche che propone, nonché per la committenza che risale al Papa Pio IV, al secolo Giovan Angelo Medici (vedi pannelli centrali 6 abcd). Egli volle commerorare il fratello Gian Giacomo, marchese di Marignano e famoso condottiero morto in battaglia, con la vetrata eponima oggetto della presente scheda e con il grandioso monumento funebre, opera di Leone Leoni (1560) posti entrambi nel transetto meridionale. Secondo fonti archivistiche (Archivio Fabbrica Duomo, Reg. 340, Liber Mastrus, 30 dicembre 1566) la commissione avrebbe riguardato anche una seconda vetrata della quale si sono perse le tracce (forse fu solo iniziata e non ultimata in seguito alla morte di Pio IV, i documenti registrano, infatti, problemi finanziari proprio in rapporto a queste opere,peraltro di valore così strettamente personale,che la Fabbrica del Duomo, in un momento di forte crisi economica, non poteva portare a conclusione. Solo la vetrata di San Giacomo fu terminata forse perché già in fase avanzata). Al suo posto nel 1845 G.B. Bertini eseguì la vetrata dei Santi Gervasio e Protasio. Artefice della vetrata fu Corrado Mochis da Colonia, già attivo presso la Cattedrale dal 1544 (vedi Milano, Duomo 24,25,29,30,31), che traspose in vetro i cartoni di un ignoto maestro. Costui rivela una cultura distante dalle vetrate precedenti e coeve che si stavano eseguendo in Duomo, ma sicuramente aggiornata alla pittura e alla scultura che "parlavano" un linguaggio romano, fortemente ispirato alla lezione michelangiolesca, e arricchito da accenti nordici. Si è ipotizzato che dietro le novità della vetrata jacopea (rottura del modulo quattrocentesco dei cicli agiografici, estensione a due pannelli in altezza e a quattro per ogni episodio rappresentato, monumentalità che cancella la vena pacatamente narrativa e l’ambientazione domestica come la si trova nelle altre vetrate) ci potesse essere un maestro romano, il cui nome non risulterebbe nelle carte della Fabbrica del Duomo forse perché pagato direttamente dal committente. Nulla si può aggiungere in tal senso, vero è, però, che anche a Milano già si respirava un clima culturale diverso promosso dalla dominazione spagnola, un gusto monumentale e magniloquente del maturo Cinquecento lombardo, quale si troverà anche in Duomo con l’esecuzione delle ante degli organi e con l’avvento, all’epoca di San Carlo Borromeo, di Pellegrino Tibaldi. La vetrata di San Giacomo Maggiore si pone come anticipatrice di tutto ciò. Corrado da Colonia, dal canto suo, in questa stessa vetrata elaborò innovazioni tecniche in rapporto alle novità linguistiche e compositive: le tessere vitree presentano dimensioni più grandi, l’effetto pittorico è accentuato dall’uso di coloranti applicati come smalti che creano effetti cromatici e velature a più colori su una stessa tessera, le "grisailles", anche ocracee, "scolpiscono" i volti dei personaggi.

L’iconografia di San Giacomo vede il Santo nelle vesti di apostolo, tralasciando le vicende che lo connotano quale protettore di pellegrini e cavalieri. Fonte è l’apocrifo "Memorie di Abdia" che narra del Santo taumaturgo che converte il mago Ermogene e il suo discepolo Fileto, compie miracoli e patisce il martirio.

La vetrata si presenta parzialmente manomessa, alcuni episodi non sono correttamente collocati e al loro interno, talvolta, vi sono evidenti incongruenze. Ciò è da imputarsi agli spostamenti avvenuti nel secondo Ottocento in rapporto al progetto bertiniano di sistemazione delle antiche vetrate che prese l’avvio proprio dalle vetrate del transetto, ma anche al ricollocamento dei pannelli in seguito allo smontaggio delle vetrate durante i due conflitti bellici mondiali. La sequenza corretta della vetrata di San Giacomo Maggiore è la seguente:

I registro: busti di vescovi, Madonna e Cristo (1 abcd)

II registro: Fileto (in realtà è Ermogene, indossa infatti lo stesso abbigliamento del mago in episodi dove è sicuramente riconoscibile) disputa con Giacomo (2-3 ab); Ermogene fa catturare

Fileto perché non torni da Giacomo (2-3 cd)

III registro: a Fileto imprigionato viene mostrato il sudario con il volto di Cristo mandatogli da Giacomo (4-5 a); Fileto liberato miracolosamente ringrazia Giacomo (4-5 c); Ermogene evoca i demoni con pratiche magiche affinchè incatenino Giacomo (4-5 b 9-10 c)

IV registro: pannelli mistilinei con targhe, stemmi, insegne papali e grottesche (6-7-8 abcd)

V registro: Giacomo soggioga i demoni che lo implorano di liberarli dal tormento del fuoco (9-10 ab); Ermogene catturato dai demoni si prostra davanti a Giacomo (11-12 ab)

VI registro: Ermogene, convertito da Giacomo, diviene suo discepolo e parte per portare nel mondo la parola di Dio (4-5 d 9-10 d); Giacomo catturato è condotto davanti al sacerdote ebreo Abiatar (11-12 cd)

VII registro: Giacomo al cospetto di Erode (13-14 ab); Giacomo condotto al supplizio incontra un paralitico e lo risana (13-14 cd)

VIII registro: Giacomo battezza Giosia convertito (15-16-17 ab); il martirio di Giacomo e Giosia (15-16-17 cd)

STATO DI FATTO: In discrete condizioni, nonostante alcune sostituzioni e ridipinture che risalgono ai Bertini. Nel 1962 restauro a cura della Ven. Fabbrica del Duomo, Dir. Arch. E. Brivio: spolvero e pulitura con sostanze a base di polifosfati, sostituzione piombi per corrosione, telai in bronzo-marina e reti in fili di rame. Nel 1981 una dozzina di teste scheggiate e ripiombate sono state recuperate nella loro integrità saldando in modo stabile le fratture con specifici collanti ad alta resistenza, istantanei ed incolori. Per salvaguardarne ulteriormente la tenuta, ogni tessera così trattata è stata inserita fra due vetri sottili (tipo provini microscopio) trasparenti ottenuti per calco e scaldati a muffola per aderire perfettamente alla tessera antica, chiusa, senza vuoti d’aria, con resina siliconica lungo il perimetro e quindi con piombo. Nessuna controvetrata.

BIBLIOGRAFIA: C.Romussi, Le vetriere istoriate, in Il Duomo di Milano nella storia e nell’arte, Milano, 1906, pp. 91-128

U.Nebbia, Tra i vetri istoriati del Duomo di Milano, "Rassegna d’arte", 1908, vol. VIII, pp. 14-16

U.Monneret de Villard, Le vetrate del Duomo di Milano, Milano, 1917, 3 voll

L.Morandi (a cura di), Apocrifi del Nuovo Testamento, Torino, 1971, 2 voll., vol. II, pp. 1499-1506

E.Brivio, Le vetrate, in Il Duomo di Milano, Milano, 1973, 2 voll., vol. I, pp.233-344

Omaggio a Tiziano. La cultura artistica milanese nell’età di Carlo V (1535-1565), Milano, 1977, catalogo della mostra

M.Fassera, L’importanza del recupero dell’unità stilistico-iconografica di vetrate smembrate e manomesse come proposta di restauro e conservazione, in Le vetrate italiane: patrimonio da salvare, V, Rendiconti dell’Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere, vol. 128 (1994), Milano, 1997, pp. 193-210

REF. FOTOGRAFICHE: Marina Fassera

ESTENSORE: Marina Fassera (febbraio 2000)