| LOMBARDIA - Como |
| SCHEDA : Pinacoteca - Palazzo Volpi 3 |
| TITOLO: Dio Padre benedicente |
UBICAZIONE: Como, Musei Civici - Pinacoteca Palazzo Volpi
DIMENSIONI: cm. 238 x 122 (totale vetrata)
PROVENIENZA: dal Duomo di Como; pervenuto al Museo Civico nel 1902 per acquisto dagli eredi Bertini.
CRONOLOGIA: IX-X decennio sec. XV (1489-1490?)
AUTORE: Guglielmo della Porta (attr.)
SOGGETTO: Dio Padre benedicente
NOTE CRITICHE: Frammento a quadrilobo arbitrariamente
montato in un unico telaio con l'Annunciazione, di altra provenienza (v.
Como Pinacoteca Palazzo Volpi 4). Per iniziativa del conservatore del Museo
Cencio Poggi, nel 1902 il frammento fu acquistato dagli eredi Bertini (al prezzo
di £ 150) "quale prezioso avanzo delle vetrate del nostro Duomo, del
secolo XV". L'anno successivo si provvedeva al suo "collocamento"
(Archivio del Museo "Giovio" di Como, Commissione Civico Museo.
Adunanze e verbali, 1893-1945: "Proposta di acquisto", 2 aprile
1902; "Ordine del giorno", 24 gennaio 1903). La notizia che si
trattasse dell'unico frammento superstite delle distrutte vetrate del Duomo,
riferita con dubbio dal Monneret de Villard (1918), pare invece degna di fede:
sia per il carattere arcaico del vetro, il più antico tra quelli superstiti del
Comasco, sia perché i Bertini operavano nel cantiere vetrario della Cattedrale.
Dovendo escludere una provenienza dal rosone, il cui occhio centrale è di
sagoma trilobata, si può ipotizzare che l'antello fosse collocato nella cuspide
traforata a quadrilobo di uno dei due finestroni in controfacciata
corrispondenti alle navate minori (probabilmente quello di S. Ambrogio). Queste
vetrate furono rifatte ex novo dai Bertini nel 1854-55 (S. Monti, La
cattedrale di Como, in "Periodico della Società Storica per la
Provincia e antica Diocesi di Como", vol. XI, 1896, p. 191). Il Nava (1980)
e il Natale (1981) lo ritengono di mano diversa da quella dell'Annunciazione.
Quest'ultimo studioso assegna il frammento a un Maestro lombardo dell'ultimo
quarto del sec. XV in contatto diretto con il cantiere del Duomo di Milano:
maestro vicinissimo, se non lui, all'anonimo autore dei cartoni dell'Ultima
Cena e della Lavanda dei piedi nella vetrata del Nuovo Testamento
(VIII-IX decennio sec. XVI). In effetti, la testa vigorosa del Dio Padre
richiama quelle degli apostoli e dei Profeti, assegnabili alla stessa
mano (C. Pirina, Le vetrate del Duomo di Milano dai Visconti agli Sforza,
Milano 1986, figg. a pp. 179, 196-197), anche nel taglio delle labbra e nel
motivo dei capelli avvolti a torciglione, oltre che nel drammatico chiaroscuro
foppesco. Ma il suo stile ha un accento più robusto e vernacolare. I registri
di spese del Duomo di Como assegnano l'esecuzione dell'"invidriata Sancti
Ambroxii" (1489-90), dalla quale presumiamo provenisse il Dio Padre,
al "magister invidriatarum" frate Guglielmo della Porta, assistito dal
garzone Domenico da Blevio (pagato per 33 braccia di vetrata), e al pittore
piacentino Felice Scotti, a cui sono affidati i cartoni e la pittura dei vetri;
a questi si aggiunge il maestro vetraio milanese Ambrogio da Velate, pagato per
le 3 braccia rimanenti (v. Geddo, 1998, pp. 161, 164, con fonti e bibliografia).
Sfortunatamente, di nessuno dei tre maestri qui menzionati si conservano opere
certe. Tuttavia, l'origine piacentina dello Scotti e la testimonianza del Lanzi
- che lo descrive come "allievo forse di altra scuola, avendo disegno più
gentile e colorito più aperto che non usarono i Milanesi" (L. Lanzi, Storia
pittorica d'Italia, vol. II, ed. Firenze 1970, pp. 298-299) - inducono a
negargli il frammento comasco, in palese contraddizione con le indicazioni dei
documenti. Infatti, la cultura che affiora dal Dio Padre sembra quella di
un maestro vetraio locale formatosi nel cantiere del Duomo milanese, come
dovette avvenire per Guglielmo della Porta, identificabile verosimilmente con il
frate Guglielmo, gesuato, registrato nel 1473 per consegne di vetri destinati
alla finestra di San Giovanni Evangelista (Monneret de Villard, 1918, v. I, p.
195, n. 341; Pirina, op. cit., p. 122). Sulla scorta di queste
considerazioni, ho proposto di ascivere il frammento del Duomo interamente al
della Porta (Geddo, 1998), supponendo che il maestro vetraio, derogando dalla
divisione di compiti pattuita, non si sia in questo caso limitato all'esecuzione
tecnica del manufatto.
Esposto alla mostra "Collezioni Civiche di Como. Proposte, scoperte,
restauri", ex chiesa di S. Francesco, Como, 1981.Presentato alla mostra Dal
fulgore delle pagine miniate al colore - luce delle vetrate, Trivulziana, Ven.
Fabbrica del Duomo di Milano , C.V.M.A. - Italia, Milano 1988
STATO DI FATTO: In cattive condizioni. Presenta abrasioni e cadute della grisaille sulla metà destra del volto e pesanti ridipinture sul busto. La tessera con la mano che regge il globo è un rifacimento ottocentesco attribuibile al Bertini (allora proprietario del vetro). Il quadrilobo fa parte di un ampio pastiche databile al 1903 o poco dopo, quando se ne discusse il "collocamento" (v. sopra): è incastonato nella lunetta di una vetrata moderna a tondelli, che ingloba i frammenti dell'Annunciazione e cornici coeve rappezzate.
BIBLIOGRAFIA: Monneret de Villard, 1918, v. I, p. 136 nota 3; Nava, 1980, pp. 78-79, n. 2c; Natale, 1981, p. 16, n. 2, tav. a p. 17; Pescarmona, 1993, p. 106; Geddo, 1998, pp. 165, 168, fig. 1.
REF. FOTOGRAFICHE: Foto Musei Civici, Como
ESTENSORE: Cristina Geddo (febbraio 2000)