LOMBARDIA - Como 1
SCHEDA : Basilica di S. Fedele
TITOLO: S. Pietro


UBICAZIONE
: Como, basilica di S. Fedele, cappella di S. Andrea Avellino (a destra)

DIMENSIONI: cm. 80 x 50 c. (misure approssimative)

PROVENIENZA: collocazione originaria

CRONOLOGIA: III decennio sec. XVI (1520-1530 c.)

AUTORE: Domenico Cazzanore, bottega (Maestro di Brienno?)

SOGGETTO: S. Pietro

NOTE CRITICHE: Conservato ab origine nella chiesa di S. Fedele, con il pannello S. Giovanni Battista (v. Como - basilica di S. Fedele 2).

L'identità misure-cornice lo accoppia a quest'ultimo. I due vetri, ora congiunti nella monofora dell'ultima cappella a destra, occupavano originariamente le due finestre della facciata (Rocchi, 1973, fig. 133), chiuse nel 1914 in occasione del rifacimento del Giussani. Il "restauro" è deplorato dal Monneret de Villard (1918), che ricorda i due vetri smontati in via di trasferimento nelle finestre della cappella di S. Gaetano.

Il Nava (1980), riferendo i due Santi a mani distinte e periodi differenti, data il S. Pietro al 1480-1500 e lo assegna ad un maestro comasco della prima generazione vicina all'ambiente milanese dei de Mottis, notandovi influssi rodariani e ferraresi. Da parte mia (Geddo, 1998) ho ricondotto i due vetri alla stessa mano e li ho allacciati alla bottega comasca di Domenico Cazzanore, assegnandoli con dubbio alla tarda attività del collaboratore denominato "Maestro di Poschiavo" (1525-35 c.).

Ora sarei propensa a spostare l'attribuzione dei due Santi su un secondo collaboratore di Domenico, il cosidetto "Maestro di Brienno" (v. Indice per nome di artisti alla voce Maestro di Brienno), sulla base del legame stringente con i SS. Giovanni Battista e Vittore di Brienno, databili verso il al 1510 (v. Brienno - chiesa parrocchiale 2), e più ancora con il S. Pietro di Buglio in Monte, assegnabile allo stesso autore intorno al 1520 (v. Buglio in Monte - chiesa parrocchiale 1). Vi ricorrono infatti analoghe caratteristiche, come il motivo delle piantine a felce graffite sullo sfondo e il panneggiare più fluido e pittorico, diverso dai grafismi nervosi di matrice ferrarese del Maestro di Poschiavo ancora evidenti nel maturo S. Paolo di Garzeno (v. Garzeno - chiesa parrocchiale 2). Il S. Pietro ripropone in chiave di maturo classicismo il modello del S. Pietro di Morbegno di Domenico Cazzanore, 1505-06 (v. Morbegno - santuario della Beata Vergine Assunta e S. Lorenzo 2), e di quello al Museo di Zurigo del Maestro di Poschiavo, 1503 c. (Geddo, 1998, p. 173, fig. 7). Li accomuna ancora l'aspra caratterizzazione delle teste di matrice düreriana, quasi una sigla della bottega di Domenico; ma al tracciato prevalentemente grafico di quegli esemplari si è qui sostituita una modellazione plastico-pittorica: la figura è cresciuta in vigore e monumentalità, lasciando avvertire un rapporto con la scultura di Giovan Angelo del Maino e con la nuova umanità di Gaudenzio Ferrari, presente nel Duomo di Como all'inizio del terzo decennio e a Morbegno (con il del Maino) nel 1525-26. Tali riferimenti orienterebbero la datazione dei vetri sul terzo decennio del '500, oltre il post quem del 1509, fissato dalla data incisa sulla ghiera del rosone riferibile alla realizzazione della facciata.

Esposto alla mostra "Dal fulgore delle pagine miniate al colore-luce delle vetrate", Trivulziana, Ven. Fabbrica del Duomo di Milano, C.V.M.A. Italia, Milano, 1988.

STATO DI FATTO: In mediocri condizioni. Presenta tessere di rimpiazzo in vetro moderno, grossolane ripiombature e parti dell'abito di rifacimento. Il pannello è resegato in basso e ai lati, ove manca la cornice.

BIBLIOGRAFIA: Monneret de Villard, 1918, v. I, p. 135; Monneret de Villard, 1923, v. IV, p. 87; Rocchi, 1973, p. 138; Nava, 1980, pp. 76-77, n. 1a (ripr.); Geddo, 1998, p. 174 e nota 64, fig. 10.

REF. FOTOGRAFICHE: Foto Cristina Geddo, Milano

ESTENSORE: Cristina Geddo (febbraio 2000)