LOMBARDIA - Buglio in Monte
SCHEDA : Chiesa Parrocchiale 3
TITOLO : Vergine e Bambino tra i SS. Rocco e Sebastiano

UBICAZIONE: Buglio in Monte (Sondrio), chiesa parrocchiale di S. Fedele, navata destra

DIMENSIONI: cm. 70 x 60 c. (misure approssimative)

PROVENIENZA: collocazione originaria

CRONOLOGIA: III decennio sec. XVI (1523 c.)

AUTORE: Domenico Cazzanore, bottega (su cartone di Sebastiano da Piuro?)

SOGGETTO: Madonna col Bambino tra i SS. Sebastiano e Rocco

NOTE CRITICHE: Conservato ab antiquo nella chiesa di Buglio in Monte, con altri due vetri S. Pietro e S. Fedele (v. Buglio in Monte -chiesa parrocchiale 1 e 2).

Una Visita pastorale del 1893 (Sosio, 1984) lo segnala "sopra l'altare di Maria Maddalena", che ospitava la pala di Vincenzo de Barberi iconograficamente affine, Maddalena tra i SS. Rocco e Sebastiano, trasferita dal 1910 nella prima cappella a destra. Questo altare, consacrato nel 1521 sotto il titolo dei due santi rappresentati nella vetrata, si trovava "a manu destera... prope altare maius" (Ivi, p. 234): cioè al fondo della navata destra, proprio in corrispondenza col vetro che ha dunque mantenuto la collocazione originaria. In occasione della guerra 1915-18 fu portato per sicurezza a Roma, facendo ritorno nel 1920 (La salvezza degli oggetti..., 1919-1921). Fu trafugato nel 1939 e restituito nel 1945, privo della cornice in argento cesellato che lo decorava (Archivio Parrocchiale di Buglio, Cronaca parrocchiale; Sosio, 1984). Negli anni '50 fu rimosso, forse per un restauro.

La Madonna col Bambino è distanziata stilisticamente dagli altri due vetri a partire dal Nava (1980), che vi nota influssi nordici e l'accosta agli esemplari di Brienno e di Como, datandola al secondo quarto del '500. Il Sosio (1984) ne posticipa di molto la datazione, riferendola ad un Michelangelo "pittore e vitriador" di Bellinzona, presente a Buglio e documentato a Morbegno nel 1608 per l'esecuzione di una vetrata dispersa. Da parte mia (Geddo, 1998), l'opera è stata ricondotta alla bottega comasca di Domenico Cazzanore, per l'impiego dello stesso modello, variato nella mano e nel panneggio, delle Madonne in trono di Brienno e del Museo di Como (v. Brienno - chiesa parrocchiale 1; Como - Pinacoteca di Palazzo Volpi 1). L'autore dell'esemplare di Buglio, tuttavia, non coincide col Maestro di Brienno, l'allievo o collaboratore di Domenico a cui sono attribuibili le due Madonne citate e i due Santi di Buglio.

La datazione da me proposta su basi stilistiche al terzo decennio del '500, in un momento successivo all'atto di consacrazione del 1521 (che invece ritengo vincolante per il trittico del de Barberi già sull'altare sottostante), può ora appuntarsi con maggior precisione intorno al 1523. La commissione del vetro, che ripropone le immagini dei due santi invocati contro la peste, fu infatti motivata con ogni probabilità dall'epidemia divampata quell'anno. A questa data il modello della Madonna col Bambino di Brienno appare aggiornato al nuovo gusto classicheggiante di orientamento luinesco, mentre il S. Sebastiano ricalca nella posa il Cristo del Battesimo di Brera di Marco d'Oggiono (da S. Maria della Pace, 1520 c.) e il S. Rocco è colto in un difficile contrapposto di matrice raffaellesca.

Le figure bloccate come se fossero intagliate nel legno, le tipologie delle teste, e soprattutto l'evidenza anatomica dell'erculeo S. Sebastiano, mostrano stringenti punti di connessione con l'opera del pittore Sebastiano da Piuro (v. A. Rovetta, in A. Rovetta-M. Rossi, Pittura in Alto Lario tra Quattro e Cinquecento, Milano 1988, pp. 27-34, nn. 39.16 e 39.23). Il confronto con la Madonna in trono col Bambino (1512) e col Crocefisso tra S. Antonio e S. Sebastiano (ante 1523), entrambi in S. Giacomo a Livo (Ivi, figg. 56 e 54), inviterebbe a formulare l'ipotesi di una partecipazione del pittore al cartone della vetrata in una fase più avanzata del suo percorso.

STATO DI FATTO: In discrete condizioni. La lettura del pannello in situ impedisce un esame ravvicinato e puntuale: si nota la caduta di un frammento di una tessera del fondo azzurro, forse un vetro moderno, e alcune pesanti ripiombature di sutura.

BIBLIOGRAFIA: Monti, 1902, p. 335; La salvezza degli oggetti..., 1919-1921, p. 191; Bassi, 1924, p. 103; Gnoli Lenzi, 1938, p. 44; Gianoli, 1953, p. 59; Nava, 1980, pp. 99-100, n. 15c; Leoni, 1981, p. 68; Sosio, 1984, pp. 106, 110-112, 115, fig. a p. 107; Coppa, 1985, p. 136; Geddo, 1998, p. 176 e nota 78.

REF. FOTOGRAFICHE: Foto Cristina Geddo, Milano

ESTENSORE: Cristina Geddo (febbraio 2000)