LAZIO - Roma
SCHEDA : Chiesa di S. Maria del Popolo 1
TITOLO : Storie dell'infanzia di Gesù

UBICAZIONE: Roma, chiesa di S. Maria del Popolo - Coro, finestra 2, serliana.

PROVENIENZA: collocazione originaria.

DIMENSIONI: 390 x 370.

CRONOLOGIA: 1508-1510 ca.

AUTORE: Guillaume de Marcillat e Maestro Claudio (docum.)

COMMITTENZA: Giulio II della Rovere incarica D. Bramante, supervisore alla fabbrica, di reperire uno specialista per l’invetriatura di questa e della serliana gemella ( v. Roma, chiesa di S. Maria del Popolo, coro, finestra 1).

SOGGETTO/I: a1 Circoncisione; b1 Fuga in Egitto; c1 Disputa coi Dottori; a2 Natività; b2 Adorazione dei pastori; c2 Adorazione dei Magi; nell’arco della serliana stemma di Giulio II e tra il primo ed il secondo rango di antelli iscrizione: IVLIVS II PONTIFEX MAXIMUS.

NOTE CRITICHE: Incerte appaiono le notizie sulla vita e l’attività giovanile del Marcillat (La Chatre (Berry) 1467- Arezzo 1529) nella natia Francia: al fine di ricostruire il percorso formativo e culturale del Maestro, la critica più recente – grazie ad elementi compositivi di riscontro - ha ipotizzato anche un soggiorno in Lombardia alla fine del ‘400, durante il quale avrebbe conosciuto il Bramante.
Più sicure invece le notizie per il periodo italiano, che ci provengono dal Vasari, allievo del Maestro, e dai libri mastri della bottega dell’artista relativi all’ attività durante la permanenza aretina ( 1515-1529). Sempre a Roma avrebbe poi eseguito anche altre opere nei Palazzi Vaticani per Giulio II (1510) e Leone X (1519-20), purtroppo perdute.
Dalle vetrate di S. Maria del Popolo, realizzate con l’apporto esecutivo di Maestro Claudio almeno fino alla sua morte avvenuta in corso d’opera, appare la complessità dello stile del Marcillat, che fonde le novità italiane con la tradizione tecnica nordica: se gli accostamenti cromatici, il ductus lineare, i dettagli ed i procedimenti tecnici (uso dell’ematite per gli incarnati) rimandano alla tradizione vetraria franco -fiamminga , al contrario l’ampiezza delle figure, la solennità dei gesti, il rapporto spaziale tra figure e architettura, le stesse tipologie architettoniche impiegate e l’uso di tonalità più scure in secondo piano per rendere la profondità del paesaggio in maniera "aerea" dimostrano la conoscenza dell’ arte italiana contemporanea e la rielaborazione dei modelli allora disponibili nell’ambito della cultura romana.
L’incontro di tali elementi verrà poi esaltato in modo più enfatico e dinamico nelle opere –anche pittoriche- aretine (vedi Arezzo, Cattedrale di S. Donato) realizzate nella fase centrale dell’attività del Maestro (1520- 1524 ca.): troveremo allora l’acme dell’estro inventivo e del virtuosismo tecnico, come ad esempio nell’uso dei vetri incisi a simulare stoffe damascate, unito ad una graduale ma più evidente ricerca del dinamismo e dell’espressività e dunque ad un più aperto accostamento ai modi michelangioleschi, talora però interpretati con eccessiva amplificazione se non addirittura mal intesi.
Nelle due vetrate romane invece troviamo ancora misura ed equilibrio "classico" nelle composizioni, sull’esempio della pittura toscana e umbra di fine ‘400, all’interno delle quali si insinuano però motivi di rimando –nel ritmo narrativo, nell’impostazione iconografica di alcuna scene (Fuga in Egitto)- alla scultura lombarda del tardo XV sec., nonché alle contemporanee realizzazioni vetrarie per il Duomo di Milano (Atherly), che ripropongono quindi l’ipotesi di un possibile soggiorno del Marcillat in Lombardia a cavallo dei due secoli, durante il quale sarebbe avvenuta la conoscenza con Bramante.
Al recupero di tale impostazione più calibrata e sottile e ad una sorta di "rimeditazione" sugli esiti della Maniera sembreranno infine tendere le opere tarde del Maestro (1524- 1526, essendo tutte le opere successive del 1528 e 1529 andate perdute), caratterizzate da un ritorno alla chiarezza compositiva, dall’eliminazione degli effetti ricercatamente eclatanti e da un affinamento delle possibilità espressive del narrare pacatamente.

STATO DI FATTO: Le due vetrate sono state interessate nell’800 da un esteso intervento di restauro, durante il quale –secondo la prassi comune dell’epoca- si è scelto di operare mirando alla restituzione dell’effetto globale delle opere, ricorrendo dunque ad ampie risarciture nelle parti più danneggiate, e spesso procedendo anche in corrispondenza dei volti delle figure con sostituzioni "in stile" che creano un effetto di straniamento dell’immagine rispetto al contesto originario.
Recentissimamente (1998-99) le due opere sono state sottoposte ad un ulteriore intervento conservativo (Studio Forme- Roma, direzione dei lavori dott. Fabjan della Soprintendenza BB.AA.SS.), considerati soprattutto i problemi di distacco dei pigmenti e di spianciamento degli antelli: le finalità generali dell’ operazione e le priorità tecniche (pulitura, fissaggio dei pigmenti, ricomposizione delle fratture etc.) sono stati presentati con un’ anteprima nel 1998 a cura della Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici di Roma, tuttavia i risultati finali e completi dell’intero lavoro di restauro non sono ancora stati pubblicati.

BIBLIOGRAFIA : vedi Bibl. Arezzo – Marcillat.

REF. FOTOGRAFICHE:

ESTENSORE : Marina Del Nunzio (gennaio 2000).