LAZIO - Grottaferrata (Roma)
SCHEDA : Badia S. Nilo - Museo 1
TITOLO : Santo entro baldacchino.

UBICAZIONE: Grottaferrata (RM), Badia di S. Nilo. Museo della Badia.

PROVENIENZA: Grottaferrata (RM), Badia di S. Nilo. Finestra N I, bifora del bema.

DIMENSIONI: 116,5 x 39,5.

CRONOLOGIA: fine XIII – inizi XIV secolo.

AUTORE:

COMMITTENZA: Conti di Segni (attrib.).

SOGGETTO: Santo benedicente in paramenti sacri con libro entro un baldacchino.

NOTE CRITICHE: La vetrata, assieme ad un frammento con ornati geometrici (vedi), è l’unico esempio superstite del complesso vetrario della Badia, originariamente comprendente anche la chiusura della bifora gemella della nave meridionale, delle finestrelle delle navate e del rosone: tutte le aperture vennero accecate durante i lavori di ristrutturazione del 1754-56 e, al tempo, conservavano –soprattutto le bifore- "…parte del piombo con li grossi vetri di diversi colori …" , secondo la contemporanea descrizione del p. Vitale (manoscritto della Biblioteca della Badia, riportato in Zander).

La collocazione della vetrata nella luce di sinistra della bifora della navata settentrionale corrispondente alla zona del bema è attestata dai rilevamenti eseguiti nel 1904 da A. Rossi e da quelli dell’Ufficio per i Monumenti.

Il complesso vetrario e le relative incorniciature sono stati messi in relazione con un intervento di soprelevazione dell’edificio e di rinnovamento decorativo culminato con la stesura del celebre ciclo pittorico veterotestamentario (danneggiato proprio dall’apertura della bifora e subito risarcito), secondo un piano di ammodernamento posto in opera attorno al 1300, così come confermerebbe il confronto tra la cornice della nostra bifora e quelle della chiesa romana di S. Maria in Aracoeli e lo stesso carattere stilistico della vetrata, testimonianza della diffusione dei modi del Cavallini (Bertelli).

Più precisamente, fonti documentarie ricordano proprio una serie di interventi promossi dai Conti di Segni in occasione del Giubileo del 1300, riguardanti esattamente la zona del bema (vedi ad esempio i frammenti superstiti di un ambone e di un ciborio), volti alla riqualificazione dell’edificio (Andaloro) e all’intensificazione dei rapporti con la cultura romana.

Rispetto ai brani del ciclo veterotestamentario, la vetrata presenta un’impostazione più semplificata, ribadita dall’insistenza su moduli bidimensionali nell’inquadramento: tuttavia la figura del Santo non è in completa stasi frontale, ma un breve scorcio è suggerito dalla leggera asimmetria dei paramenti e dalla sagoma della spalla lievemente avanzata, mentre l’andamento delle pieghe a conca ribadisce tale moto rotatorio, cui si contrappone, in direzione opposta, l’asse di profondità indicato dal libro sorretto dal Santo.

La figura quindi appare impostata su assi diagonali opposti, unificati dal leggero gesto benedicente del Santo, secondo uno schema che denuncia l’ideazione da parte di un artista che mostra di volersi staccare dai formulari antichi per avvicinarsi ad un linguaggio più moderno ed attento ai valori volumetrici e spaziali di ogni singolo elemento.

Dal punto di vista tipologico la vetrata appartiene alla categoria delle vetrate iconiche con inquadramento architettonico a baldacchino, e se a tutta prima l’impianto dell’incorniciatura appare risolto in maniera esclusivamente coloristica, in realtà ad una più attenta analisi si scorge come la trama architettonica sia pienamente individuata e distinta dalle parti di semplice riempimento.

Diversamente da quanto stava accadendo all’interno della tipologia in tutta Europa, qui non riscontriamo alcuna immissione di elementi gotici –propendendo l’autore per uno schema più "classico"- né assistiamo a quel processo di "concretizzazione dell’immagine" volto alla definizione tridimensionale dei segmenti architettonici, resi confrontabili con i moduli dell’architettura reale, e al raggiungimento di una unitarietà spaziale coerente col calibro della figura inscritta: pur nella sua semplicità, la vetrata è però esempio prezioso di una scelta formale precisa e testimonianza precoce del radicarsi nell’Italia Centrale della tradizione iconica, in opposizione al genere narrativo che risulterà invece preferito nell’Italia Settentrionale.

Se l’introduzione della tipologia iconica a baldacchini infatti può essere fatta risalire alle vetrate della Basilica Superiore di Assisi appartenenti al "gruppo francesizzante" del 1270 e a quelle del gruppo del Maestro del S. Francesco, derivate dalle precedenti, i primi esempi di enunciazione completa del modello sono da scorgere nelle vetrate delle Cappelle di S. Caterina e di S. Ludovico nella Basilica Inferiore, datate posteriormente al 1317, seguite da quelle –sempre di ambito francescano- di S. Croce a Firenze (Cappelle Bardi e Tosinghi Spinelli, datate attorno al 1325): dunque il nostro antello si pone significativamente nella fase intermedia e cruciale della diffusione e dell’ "italianizzazione" del tipo, ed apre inoltre il problema dei contatti culturali della Badia basiliana di Grottaferrata non più soltanto con la Capitale, ma anche con altri centri di rielaborazione e produzione e con altri Ordini.

STATO DI FATTO: La vetrata ed il citato frammento ad ornati geometrici (vedi) appaiono coerenti tra di loro per qualità di vetro impiegato e per scelta cromatica, indizio di appartenenza ad un’unica fase decorativa: si tratta infatti di un vetro piuttosto irregolare, ampiamente incluso da bolle d’aria, dello spessore variabile tra i 2 e i 4 mm., con prevalenza dei colori blu, bianco, giallo, rosso e presenza di verde e viola pallido per l’incarnato della mano.

Precedentemente all’ultimo intervento di restauro la vetrata, con i piombi allentati, la cornice inferiore interrotta ed incompleta ed il fastigio lacunoso, era esposta grazie all’aiuto di un pannello in perspex ,ed erano inoltre riscontrabili segni di interventi (saldature ed anellini metallici) volti a mantenere i legamenti dei piombi: purtroppo completamente perduto, e quindi delimitato dalle sole trafile, il volto del Santo ed ormai illeggibile il pur ipotizzabile modellato a grisaille.

Il presente intervento di restauro (marzo-aprile 2000) è stato condotto, in occasione dell’esposizione dell’opera alla mostra "Bonifacio VIII e il suo tempo. Anno 1300 il primo Giubileo", da G. Funaro e R. Rivelli dello Studio Forme di Roma: si è pertanto proceduto alla pulitura dei brani e al salvataggio con bonifica dei piombi; per conferire maggiore stabilità alla trama della vetrata, tutte la parti mancanti sono state sostituite con vetro incolore appositamente sagomato per adattarsi alla lacuna da colmare, senza però interferire con la percezione delle parti originali dell’opera: ciascuna tessera è stata siglata e datata FO AD 2000.

Si è inoltre ricostruita la parte mancante della cornice inferiore della vetrata, integrando i piombi e le tessere con tasselli blu e gialli appositamente approntati sulla base degli originali ancora esistenti: anche tali tessere sono state rese riconoscibili dalla siglatura con data.

Durante le operazioni di pulitura, proprio in una delle tessere gialle originali della cornice inferiore (in basso a sinistra), sono state ritrovate le uniche tracce della presenza di una decorazione a grisaille: la caduta completa della grisaille ha infatti lasciato sulla superficie del vetro l’ "impronta" di un motivo ornamentale floreale.

BIBLIOGRAFIA: vedi Bibl. GROTTAFERRATA 1.

REF. FOTOGRAFICHE: Archivio CVMA Italia (foto dell’Autrice).

ESTENSORE: Marina Del Nunzio (maggio 2000).