EMILIA ROMAGNA - Bologna
SCHEDA : Chiesa di S. Giovanni in Monte 1
TITOLO : Madonna in trono con Bambino

UBICAZIONE: C. di S. Giovanni in Monte – facciata, monofora sinistra

DIMENSIONI: cm. 130 x 110 (88 x 121 senza la cornice che è un completamento ottocentesco)

PROVENIENZA: Collocazione originaria

CRONOLOGIA: 1467 c. Datazione recuperata dall’iscrizione riconosciuta in pannello della coll. da Schio

AUTORE: Maestri vetrai Cabrini (esecuzione documentata) - Francesco del Cossa (cartone) attr.

COMMITTENZA: Gabione Gozzadini. Nel suo testamento in data 31 ottobre 1481 Gabione precisa:" sua capella in introitu dicte ecclesie ad manum dexteram ubi jam fecit fieri unam fenestra vitream magnam cum arma et insigne sue familie de Gozadini"

SOGGETTO/I: Madonna in trono con il Bambino attorniata da quattro angeli . Secondo la testimonianza dell’Oretti l’attuale pannello, oggi mutilo, era completato da un’aquila e da un calice:" Finestra à destra colorita la Madonna col Bambino in Trono è con due Angioli ornamenti è aquila e Calice". Tali parti mancanti sono state dalla critica riconosciute in due pannelli erratici: nel tondo Calice fra due angeli nella Pinacoteca ferrarese (V. FERRARA Pinacoteca Nazionale- palazzo Diamanti 1) e nel ricomposto pannello Aquila e dichiarazione dei Cabrini della collezione da Schio (V Costozza di Longare, coll. da Schio 1) con la scritta" JACOBUS CHABRINI E/ DNU^S [Domenicus] 1467"

NOTE CRITICHE: Come noto, il Cossa con piena consapevolezza delle proprie capacità artistiche scriveva il 25 marzo 1470 al duca Borso d’Este ( lettera rinvenuta da A. Venturi nell’Archivio di Stato di Modena) :" Et masime Considerando che io che pur ho incomenciato ad avere un pocho di nome fusse trattato et judicato et apparagonato al più tristo garzone de ferata: Et che lo mio avere studiato e continuamente studio non dovesse avere aa questa volta qualche più premio et maxime dala Ill.maV.ra Sig.ia cghe quelli che e abesenti da tale studio." E chiedeva quel riconoscimento economico dovutogli in considerazione degli affreschi in palazzo Schifanoia; al netto rifiuto del duca, l’artista, lasciato l’ingrato protettore, riparò a Bologna ove già aveva soggiornato almeno una volta nel 1462 come padrino di un figlio di Bartolomeo Garganelli. L’allontanamento di Francesco del Cossa dalla corte ferrarese segnò un apporto nuovo nella Bologna dei Bentivoglio. E vennero rinsaldati in quegli anni i rapporti amicali con gli esponenti delle famiglie più in vista quali i Gozzadini ed i Garganelli.
Ardua è tuttavia la ricostruzione della presenza artistica del Cossa in Bologna nel decennio 1462 –72, quando era ancora al servizio di Borso; bisogna attendere dieci anni, per la prima documentata commissione: l’incarico di "restaurare" la Madonna del Barracano particolarmente venerata dai bolognesi; commissione prestigiosa affidata all’artista da Giovanni II Bentivoglio. Ma è assai improbabile, data la frequentazione dell’artista con eminenti famiglie bolognesi, quali i Gozzadini ed i Garganelli, che la Madonna del Barracano sia stata la prima opera bolognese del Cossa.
Pur nelle incertezze cronologiche che hanno portato la critica a preporre or l’una opera or l’altra, viene ravvisata la prima attività bolognese del Cossa in un gruppo di dipinti: la Madonna Kress, la Madonna in trono con il Bambino già nel Kunstgewerbemuseum di Berlino, il tondo Vergine con il putto del Museo Jacquemart André di Parigi ( V. Parigi, Museo Jacquemart André 1), e questa vetrata.
La datazione 1467 leggibile nella iscrizione un tempo inserita nella vetrata per molti studiosi si addice ai caratteri stilistici di questa: il Longhi, rigettando la tarda ascrizione al 1474 sostenuta dal Venturi e ripresa nel 1958 dal Salmi, apparenta la Madonna del tondo bolognese alla Madonna Kress "dove tutto è forbito, smagliante e di toni che già si appressano a quelli di Schifanoia e dell’Annunciazione di Dresda. Ma nei piani scavati a forza nel viso della Vergine, nelle grandi orbite scolpite, è pur sempre lo spirito migliore del Cossa così affine ai più sperimentali pittori toscani; un fervore formale e cromatico da rammentare Paolo Uccello o Giovanni di Francesco".
Le qualità stilistiche rilevate dal Longhi sono interamente condivise dall’Ortolani; che, approfondendo le affinità tra la vetrata di S. Giovanni in Monte e la Madonna Kress, (da lui datata 1468), ravvisa in questa ultima il precedente immediato della vetrata bolognese; nella quale egli avverte "una esperienza più schiettamente plastica…esasperata anzi dall’assenza dell’impasto pittorico e dalla trascrizione rudemente chiaroscurata, che fa pensare ad una xilografia colorita a mano. D’altronde , anche dove simili elementi linguistici del Cossa riappaiono nelle opere posteriori al ’70, ne sentiamo qui la crudità, la verdezza" rilevata dallo studioso nel " taglio laminato delle pieghe" nella durezza petrosa delle nubi . La datazione preoce, ( peraltro non pacificamente condivisa dalla critica), vede la Madonna berlinese databile al 1462, quando per la prima volta troviamo il Cossa a Bologna; appena successive le due Madonne di S. Giovanni in Monte e del museo Jacquemart-André, seguite dalla Madonna Kress che per stile è" subito prima o in parallelo alla decisiva parentesi cortigiana e favolistica di Ferrara".
Il recente rilievo dell’orditura di piombi e di barre eseguito dallo Studio Fenice in occasione della mostra bolognese, (orditura probabilmente originale), è interessante e propositivo di uno studio del rapporto tra il taglio delle tessere e la loro intelaiatura; genere di ricerca già avviata da R. Sanfaçon ( La coupe de verre et le dessin dans les vitraux du Xve siècle: France Allemagne, Italie, in "I laboratori vetrai lombardi sotto il dominio dei Visconti e degli Sforza" sett. 1988), non ancora sperimentata in Italia.
Presentata alla mostra " Francesco del Cossa -Le vetrate di S. Giovanni in Monte", Centro culturale S. Giorgio, Cassa di Risparmio in Bologna, ott.-dic. 1985

STATO DI FATTO: Il pannello rettangolare è quanto resta della lancetta cuspidata. In buone condizioni, salvo alcune ridipinture ottocentesche. La bordura a losanghe gialle su fondo rosso è un rifacimento forse ascrivibile al restauro ottocentesco. Originale è l’intelaiatura di sostegno composta da ferri sagomati piatti. Nel 1983 dallo Studio Fenice è stato effettuato un restauro conservativo: è stata condotta un’accurata pulitura con soluzioni acquose debolmente alcaline e solventi organici per eliminare le coltri di sudiciume nel tempo accumulatesi e liberare la pittura da pellicole di velature ad olio date nei precedenti interventi; è stato poi eseguito un fissaggio della grisaille in parte caduca .E’ stata inoltre montata una controvetrata isotermica di protezione.

BIBLIOGRAFIA: V. Bibl. L. Costa

REF. FOTOGRAFICHE: Archivio Chiesa parrocchiale di S. Giovanni in Monte

ESTENSORE: Caterina Pirina (ottobre 2000)