COLLEZIONI STRANIERE 
SCHEDA : Detroit Institut of Arts 1
TITOLO : Natività

UBICAZIONE: Detroit (USA), Institut of Arts .

PROVENIENZA: Cortona (AR), Cattedrale (già pieve di S. Maria), coro.

DIMENSIONI: 118 x 66 cm.

CRONOLOGIA: 1516 (documentata: allogata 16/2/1516).

AUTORE: Guillaume de Marcillat (documentato).

COMMITTENZA: Opera del Duomo.

SOGGETTO: La Vergine in ginocchio, al cospetto di S. Giuseppe, adora il Bambino assieme a due Angeli che recano ceri. In basso fregio con stemmi papali di Leone X e conchiglie. Iscrizione: QVE(m) GENVIT ADORAVIT.

NOTE CRITICHE: La presente vetrata, con quella analoga raffigurante l’ Adorazione dei Magi ora a Londra (vedi Londra Victoria and Albert Museum 1) faceva parte di un unico complesso allogato dagli Operai del Duomo nel Febbraio 1516 al Marcillat e destinato al coro della Cattedrale (al tempo Pieve) di Cortona: tale complesso è ricordato nei libri mastri di bottega tenuti dall’Autore e dalla testimonianza delle Vite del Vasari che ricorda "…nella pieve di Cortona la fenestra della cappella maggiore; nella quale fece la Natività di Cristo e i Magi che l’adorano…".

Il complesso rimase in situ probabilmente fino agli inizi del 1700, quindi fu venduto alla famiglia Ridolfini-Corazzi presso la quale rimase fino al 1864; successivamente fu esposto come parte di una collezione privata nel Palazzo del Podestà di Firenze ed in seguito, nonostante le offerte di acquisto da parte del Governo italiano, fu venduto nel 1883 e smembrato tra la Gran Bretagna e gli Stati Uniti d’America.

In particolare questa vetrata fu dapprima collocata a Tuxedo (New York) presso la collezione R. Mortimer e successivamente fu trasferita a Detroit presso il locale Institut of Arts.

I due pannelli con scene di Adorazione del Bambino vennero eseguiti dal Marcillat durante il suo soggiorno cortonese (1515-1519): tutte le opere prodotte in questa fase fino al 1518 si mostrano coerenti con quanto già manifestato a livello stilistico e compositivo nel precedente periodo romano (1508-1515), stanti gli stretti legami formali, tecnici e tipologici che intercorrono tra vetrate romane e cortonesi.

Tali opere paiono accomunate da una lato da forti richiami alla grande tradizione vetraria franco fiamminga nota al Maestro, nativo del Berry, e dall’altro da un senso "classico" ed equilibrato della composizione che molti critici hanno ricollegato ad una ipotizzata familiarità dell’Artista - che fu anche pittore – con la cerchia di Raffaello, acquisita fin dai tempi del periodo romano e rinsaldata da ripetuti soggiorni nella Capitale scanditi negli anni.

Soprattutto nelle opere romane e cortonesi fino al 1518 sembrano ancora assenti quegli echi talora esasperati del michelangiolismo e della Maniera che diverranno poi caratteristici della produzione aretina fino al 1524 (vedi Arezzo Cattedrale 2 – 6).

Nel caso della presente vetrata – e della gemella di Londra – il legame più evidente è con le due serliane romane di S. Maria del Popolo (1508-1510) (vedi Roma S. Maria del Popolo 1 e 2) con storie della Vergine e del Cristo, laddove ricorrono i temi dell’Adorazione del Bambino.

E’ stato notato nei due pannelli cortonesi il permanere – riscontrabile anche a Roma – di tratti miniaturistici ed ancora "nordici" nella scelta di alcune tipologie fisiognomiche (Atherly): sempre all’ ambito della tradizione franco fiamminga rimandano ancora il raffinatissimo uso del giallo d’argento e della sanguigna a tratteggio parallelo per gli incarnati e tutti gli artifici tecnici più virtuosistici per la resa realistica anche del dettaglio più minuto; tale attenzione al particolare e alla sua più lucida e puntuale definizione formale può essere colta osservando soprattutto i brani apparentemente secondari, come nel caso del giustamente celebre inserto delle conchiglie del basamento, che appaiono riportate ciascuna con la propria ombra proiettata, a creare illusionisticamente l’effetto di un fregio scolpito in altorilievo.

Accanto a questo bagaglio è però evidente la meditazione compiuta dall’Autore sulla cultura Rinascimentale italiana, evidente già a partire dall’orchestrazione spaziale su più piani in profondità con l’integrazione tra architettura a natura e dall’impostazione delle figure: già in passato per la vetrata gemella di Londra con l’ Adorazione dei Magi sono stati colti degli echi del Signorelli nell’immagine della Vergine (Sinibaldi), mentre per questa vetrata sono stati evidenziati riscontri tra la tipologia del Bambino e quelle usate dal Ghirlandaio e dal Lippi e somiglianze tra la figura dell’Angelo a sinistra ed alcune analoghe di Filippino Lippi e del Botticelli (Atherly):

E’ stata inoltre sottolineata la particolarità iconografica dei due Angeli con ceri che vigilano sul Bambino: tale composizione sarebbe metafora dell’Adorazione dell’Eucarestia, da intendersi come meditazione sulla presenza del Dio vivente, e si rifarebbe al modello della perduta Pietà di Andrea del Sarto (Atherly); tutte queste notazioni confermano quindi lavoro di approfondimento posto in atto dall’Artista sul linguaggio figurativo italiano più recente, che lo porterà poi ad un avvicinamento a Michelangelo e al Manierismo nella fase più nota della produzione aretina fino al 1524: soltanto a partire da quella data il Marcillat ritornerà – e non senza apparenti ripensamenti – ad adottare uno stile più pacato e monumentale, non lontano da quello delle sue prime opere romane e cortonesi.

STATO DI FATTO: Le traversie subite dalla vetrata e dalla gemella con l’ Adorazione dei Magi ora a Londra, a partire dallo smontaggio settecentesco fino allo smembramento conseguente alle ripetute vendite, hanno sicuramente influito sullo stato di conservazione delle opere.

Alcune tessere sostituite nella parte superiore e la presenza di piombi di frattura sono state rilevate durante la ricognizione effettuata in occasione della recente pubblicazione delle vetrate conservate nelle collezioni americane.

Nel complesso lo stato di conservazione dell’opera appare soddisfacente.

Recentissime indagini archivistiche (Virde) hanno poi confermato quanto già ipotizzato in passato circa la provenienza francese dei vetri impiegati dal Maestro nella realizzazione delle opere cortonesi: nei libri mastri di bottega risulterebbero infatti le spese per vari ordinativi di partite di vetro acquistate per lo più dal mercante Guido Bressone di origine francese, che commercializzava il vetro fino della propria patria attraverso la piazza di Roma.

BIBLIOGRAFIA: V Bibl. Arezzo Marcillat

REF. FOTOGRAFICHE: The Detroit Institut of Art

ESTENSORE: Marina Del Nunzio (settembre 2001).