LO STUDIO MORETTI - CASELLI

L' arte vetraria fu nell’attività artistica di Francesco Moretti un interesse precoce e preminente. L’artista, conclusosi il periodo del suo brillante alunnato presso la Accademia di Perugia, divenne aiuto e collaboratore del suo maestro Silvestro Valeri alla decorazione pittorica del presbiterio della cattedrale di Todi. Il soggiorno in questa città gli offrì l’opportunità di conoscere e frequentare il conte Giuseppe Francisci, un fine amatore d’arte da tempo impegnato a recuperare la tecnica antica del dipingere su vetro. Fu una frequentazione stimolante per il Moretti che, dopo sperimentazioni, aiutato dal compagno di studi ed amico Eliseo Fattorini, pervenne a riesumare l’obsoleta tecnica. Il suo recupero costituì un momento formativo ed imprescindibile per la creazione di vetrate moderne cui i due pittori si dedicarono già nel biennio 1859 –60; biennio in cui, organizzato un laboratorio presso il duomo di Todi, dipinsero per quello due vetrate circolari raffiguranti l’Annunciazione

La padronanza tecnica acquisita dal Moretti e dal Fattorini in quegli anni formativi e la profonda conoscenza della antica pittura, garanzia di un sottile mimetismo, convinsero nel 18611 il Comune di Perugia ad affidare agli artisti il restauro del finestrone nel coro di S. Domenico (v. Perugia C. di S. Domenico 1). Già nel 1857, per le gravi condizioni di degrado in cui versava, la imponente vetrata era stata, per interessamento del papa Pio XI, trasferita a Roma per essere sottoposta a restauro; ma, riportata a Perugia nel medesimo stato, restò smontata e raccolta in casse nei magazzini del convento. Vista dunque la necessità di un intervento sistematico, fu messo dal Comune dato in affitto al Moretti uno spazio dell’annesso convento ove poté essere organizzato un efficiente laboratorio tecnico. Ma l’avvio dei lavori procedette con modalità cautelative: nel 14 marzo 1862 fu dalla preposta Commissione d’arte dato al Moretti l’incarico di redigere un inventario del finestrone; e solo più tardi, nel 1868 questa invitò l’artista a " voler presentare all’ufficio scrivente un progetto completo e ragionato di restauro".2

Oltreché all’iter burocratico, il lento avvio dei lavori va imputato al subentro di un’altra impegnativa commissione: nel 1863 il grave stato di abbandono in cui versava la cinquecentesca vetrata Predicazione di S. Bernardino (v. Perugia Cattedrale 1), convinse il Comune di Perugia a procedere al suo risanamento affidando il lavoro ai concittadini, A. Francisci , Fattorini e Moretti. Il sodalizio durò un breve lasso di tempo3; non è dato sapere le motivazioni che portarono al suo scioglimento; ma è presumibile esso sia stato determinato da divergenze operative.

Giustamente la Del Nunzio, concordando con il Marchini, deplora che il ‘risanamento’ della vetrata abbia comportato "estesi e disinvolti rifacimenti"; e purtuttavia, annota la studiosa, "tale intervento, duramente criticato dal Marchini, .... se riportato al contesto degli anni in cui fu eseguito, esso pare invece inserirsi perfettamente nella scia del filone ideologico dominante secondo il quale il restauro veniva inteso come operazione volta per lo più alla pura restituzione dell’immagine originaria".

Effettivamente la familiarità con lo stile del van der Broeck ha permesso al Moretti l’abile " falsificazione" dei perduti brani pittorici - senza peraltro raggiungere sempre le finezze del pennellegiare con grisaglia e sanguigna dell’artista fiammingo. E purtuttavia se il procedere ad estese sostituzioni in primis riflette senza altro scelte di integrazione analogica, non accettabili secondo l’attuale metodologia di restauro Copia morettiana della testa di S. Bernardino; non va peraltro sottaciuto che esso è anche imputabile al difficile impiego del tessuto connettivo di piombi per vetri sottili4 e malamente frantumati; un tessuto, inoltre, fastidioso, lesivo della piana lettura delle immagini; si vedano i frammenti originali raffiguranti la Testa di S.- Bernardino e lo Stemma dell’Arte della Mercanzia.

Non è dato sapere se il Moretti fosse edotto circa i restauri "archeologici" condotti da Gerente e conclusi pochi anni addietro alle rose di Nôtre Dame e alla Sainte Chapelle (v. Conservazione /Restauro di completamento). Ma è assai probabile che durante gli anni di studio e ricerca, avesse avvertito le problematiche dibattute nel milieu francese e si avviasse ad una maturazione metodologica. Di cui si notano i segni nel secondo restauro intrapreso dal Moretti, quello della vetrata di S. Domenico. A proposito della quale, in ottemperanza alla richiesta della Commissione d’arte di redigere un inventario, la prima fase dei lavori consistette nel riconoscimento iconografico dei pannelli e nella individuazione del loro stato di fatto. Questa prima fase operativa è perseguibile mediante lo spoglio del ricco materiale d’archivio conservato nello Studio Moretti-Caselli, costituito da lucidi e spolveri dei singoli pannelli in misura 1:1. Secondo il Marchini, che ha consultato tale materiale d’archivio, l’estesa sostituzione di vetri antichi con tessere moderne è dovuta ad un drastico – ed immotivato - scarto eseguito dal restauratore; ma lo stato di fatto registrato dai grafici dello Studio Moretti-Caselli segna accuratamente sia la sagoma delle tessere superstiti sia le zone rimaste ‘vuote’ per la perdita delle tessere originali; confermando quindi quanto lamentato dalle fonti, ossia che la vetrata era giunta nel laboratorio Moretti già ridotta a poco più della metà.

Anche per questa vetrata, come per l’altra, la metodologia del restauro morettiano è consistita nella sostituzione dei vetri frammentati e della trama dei piombi originari; l’intervento ha comportato il rifacimento di intere figure e la sostituzione di molti brani pittorici - in particolare di vesti e di sfondi. Conseguita ormai una consumata perizia tecnica il Moretti ha sostituito le tessere perdute o gravemente ammalorate ricorrendo ad un’abile "falsificazione", che rende ingannevoli le figure di un S. Pietro Martire o di un S. Lorenzo . Diverse tessere tuttora conservate nello Studio Moretti Caselli, (v. la mano di S. Giacomo) testimoniano la meticolosa ricerca di appropriazione da parte del Moretti dei modi stilistici di Mariotto di Nardo (si vedano ad esempio i pannelli del registro inferiore. Addirittura la acquisita padronanza del linguaggio dell’artista quattrocentesco ha permesso al Moretti la meticolosa ridipintura di quei brani pittorici - peraltro non numerosi 5– sfioriti per l’affievolimento della grisagliatura.

Un intervento dunque che riflette le contraddizioni e le ambiguità della cultura ottocentesca del restauro, incerta tra ricerca di "obiettività scientifica" e romantiche istanze interpretative; ma valgano anche per questa vetrata le puntualizzazioni formulate per la vetrata precedente: che la sostituzione di tessere sia dipesa oltre che da una scelta amatoriale, anche da difficoltà tecniche, risulta evidente se si esaminano alcuni frammenti - quali il volto del Beato Innocenzo V tuttora conservati: poiché essi mostrano una fratturazione delle tessere difficilmente ricomponibile con il reticolato di piombi, l’unico mezzo allora a disposizione.

Il lungo iter lavorativo durato dodici anni è accompagnato da una maturazione delle scelte metodologiche e al pervenire, sia pur in modo non pienamente coerente, ad un restauro archeologico. Come giustamente osserva la Del Nunzio, all’interno del lavoro mimetico si notano i segni di uno scrupolo documentario rivolto ad una integrazione riconoscibile: anzitutto la firma apposta su ciascun pannello completamente rifatto; inoltre - nel rifacimento del perduto volto della S. Lucia - il sostituire la grisaglia impiegata da Mariotto con moderni smalti; tale diversa pigmentazione assume la valenza di connnotazione dell’intervento compiuto; essa, al di là della prima generica impressione di adeguamento mimetico alle parti originali, rende, ad una più attenta lettura, riconoscibile la qualità di copia della tessera.

Il restauro della vetrata di S. Domenico si svolge parallelo al maturare, all’interno degli organi divenuti dopo il 1861 ormai governativi6, di una lunga querelle sulla filosofia del restauro che vede impegnati i sostenitori del ‘restauro amatoriale’ contro gli esponenti del ‘restauro di stato’ E vale la pena di ricordare la piena condanna del Botti all’operato del Bertini alle vetrate di Assisi e la sua dissertazione sugli appropriati criteri di restauro7 . Molti i dubbi e le controversie sollecitati dall’azione di salvaguardia del patrimonio artistico promossa in quegli anni dagli organi governativi. Tra i molti dibattiti la conservazione delle vetrate coinvolse il problema se apporre o no la controvetrata protettiva. Il Botti si dichiara contrario mentre il Moretti la colloca al finestrone di S. Domenico, aspramente criticato per questo dall’architetto G. Calderini. In questo contesto culturale va letto l’incarico dato nel 1874 al Moretti dal Ministero della Pubblica Istruzione di Ispettore alle antichità e belle arti e di membro della commissione per il restauro del duomo di Orvieto. Segno non trascurabile della attiva partecipazione del Moretti all’opera di valorizzazione e conservazione del patrimonio artistico.

Nel 1885 il Moretti avviò il restauro del finestrone absidale di Orvieto (v.Orvieto duomo 1). Come risulta dalle carte dell’archivio Moretti, il lungo periodo dell’imponente restauro alla vetrata (1885-1903), l’artista acquistò alcune partite di pregiati vetri "tipo antico" – in particolare vetri Monaco e vetri veneziani8. E’ plausibile che tale materiale sia stato acquistato per accompagnare i vetri superstiti senza i bagliori e le ’sforature’ spesso prodotti da vetri moderni, poiché le sostituzioni9 rivelano una coerenza stilistica estesa anche al supporto vitreo (v. il pannello a 3 raffigurante Il profeta Baruch).

Quando il Moretti si è accinto al restauro del finestrone orvietano lo stato di fatto della vetrata presentava lacune, sconnessioni e rappezzi di precedenti interventi: Il frammento proveniente dal pannello Il profeta Baruch e tuttora conservato nello Studio Moretti Caselli costituisce un palinsesto rivelatore dell’esistente: la tessera del volto, originale ed ascrivibile a Giovanni di Bonino, presenta i segni di un antico intervento quattrocentesco10: tracce di ridipinture, e, elemento ancor più significativo, la ritessitura dell’aureola con frammenti di ali. I piombi originali già in parte rappezzati, evidentemente risultarono al Moretti ormai sfioriti e incapaci di ancoraggio dei vetri: da ciò la drastica sostituzione dell’intero episodio figurativo.

L’elemento nuovo caratterizzante questo intervento morettiano consiste nell’aver il restauratore siglato con la lettera M ogni tessera sostituita, fatto che permette il riconoscimento delle interpolazioni all’interno di un tessuto pittorico che appare nel suo insieme omogeneo. Procedimento riconoscitivo tuttora impiegato.

Nel 1915 il Moretti fu chiamato a periziare lo stato di fatto delle vetrate della basilica superiore di Assisi precisando i necessari interventi conservativi.

La risistemazione dell’originario assetto di quel corpus di vetrate, sconvolto dall’invasivo intervento di G. Bertini non toccò al Moretti che morì nel 1917, ma fu eredità raccolta dalle nipoti Rosa e Cecilia Caselli ( v. Assisi Basilica di S. Francesco).

 


NOTE

1Le date indicate da G. Giubbini –R. Santolamazza (v. La carta , il fuoco il vetro) e da F. Abbozzo non coincidono: oscillando esse tra il 1861 per le prime il 1867 per la seconda; poiché nel 1862 il Comune richiese al Moretti un piano di lavoro, è presumibile che lo scarto temporale sia dovuto al passaggio da una lunga fase interlocutoria al più tardo intervento fattuale.

2 Incarico del Municipio di Perugia in data 14 marzo 1862 e Lettera di questo ultimo in data 10 gennaio 1868 - Perugia AMC [Archivio Moretti Caselli] e copia presso il Comune di Perugia.

3 Dopo un iniziale momento collaborativo del Moretti con Angelo Francisci ed Eliseo Fattorini, il lavoro di restauro fu condotto dal solo Moretti con l’aiuto del fratello Tito.

4 Lo spessore dei vetri è di c. cm. 0,2

5 Generalmente la grisaglia è tuttora ben ancorata al supporto vitreo; e tuttavia alcuni volti presentano lievi smagliature. Il Marchini segnala ridipinture alle mani della Maddalena.

6 Le strutture delle Soprintendenze

7 La circolare ministeriale del 30 gennaio 1877 sulla riparazione dei dipinti relativa alla integrazione dei dipinti sottolinea: "....Poco rileva che apparisca il restauro, anzi dovrebbe apparire; ma quello che conta è che si rispetti l’originale della pittura..." Analogo criterio metodologico per il restauro delle vetrate sostiene in una lettera al Cavalcaselle il Botti che a proposito delle vetrate nella Basilica di Assisi: precisa"... Né vorrei, sopratutto vi si ponesse il pennello ritoccatore, come qualcuno potrebbe suggerire,poiché molto perderebbero del loro carattere originale, come si vede da alcuni parziali restauri pessimamente fatti dal Bertini di Milano or fa trenta’anni" [Roma Archivio centrale dello stato Ministero della pubblica Istruzione busta 526, testo parzialmente trascritto in A, CONTI Fra conservazione e restauro amatoriale].

8 Nel 1888 riceve su ordinazione dal negoziante L. Fort della "Ancienne Maison Archinard, Rouvier & Fort A. Fort Jeune & C. Succ." di Parigi una partita di vetri descritti come Verres à vitres blancs de couleur et glaces. Verres chagrinés brévétés S.G.D.G. ; verres bombés .Si tratta di vetri colorati generalmente di formato cm. 81 x 57; altri formati solo su ordinazione.

  • Ordine del 2 ottobre 1891 a Giuseppe Weil, rappresentante generale per l’Italia in Milano che invia due casse di vetri tipo antico.

  • Acquisto di "vetri antichi soffiati e cattedrali gettati, rulli" dalla ditta Zwiesel-Baviera dei fratelli Tasche – Monaco di Baviera.

  • Fornitura di vetri dallo Stabilimento "Francini" - Rivendita con magazzino a Firenze, e da Ettore Salvatori magazzini generali di Roma

  • Acquisto di rulli veneziani dai fratelli Toso di Murano

9 Le sostituzioni integrali sono riconducibile a soli quattro pannelli: i profeti Malachia, Zaccaria, Isaia, e l’Offerta di Giovacchino ad Anna

10 Probabilmente ad opera di Maestro Stefano da Firenze attivo nel - 1465 .