DIRETTIVE PER LA CONSERVAZIONE DELLE VETRATE

Si premettono cinque suggerimenti essenziali:

1° - ogni restauro, anche di modesta entità, deve essere occasione per uno studio globale della vetrata: storico-artistico, sue vicende pregresse, materico, stato di conservazione;

2° - ogni intervento di restauro deve essere rigorosamente conservativo;

3° - è indispensabile operare il restauro in èquipe, avvalendosi di tutte le competenze: storico dell'arte, architetto o ingegnere responsabile del monumento, laboratorio chimico-fisico, biblista e/o iconologo, esperto restauratore che operi secondi i canoni più aggiornati del restauro e, in particolare, secondo la guideline messa apunto e periodicamente aggiornata dal Comitato tecnico-scientifico internazionale del CVMA;

4° - si abbia presente che è più importante sapere ciò che non si deve fare che non ciò che è lecito fare;

5° - il restauratore deve tenere un "diario di cantiere" o "brogliaccio di restauro" sul quale, dal primo approccio con la vetrata fine alla sua ricollocazione dopo il restauro, deve giornalmente prendere nota di ogni dato di conservazione, storico e materico, di ogni considerazione e riflessione, di ogni apporto dei colleghi dell'èquipe, di ogni intervento effettuato sul manufatto vitreo. E' esigita una buona documentazione fotografica delle varie fasi di lavorazione, in particolare degli interventi più delicati.

Operazioni preliminari a vetrata ancora in situ

  • Documentazione fotografica interna-esterna della vetrata in opera nel suo vano, con eventuali particolari delle parti più disastrate.

  • Avviare il monitoraggio della situazione climatica (temperatura, umidità e, per l'esterno, azione del vento) sia dell'atmosfera esterna sia del microclima interno.

  • Raccogliere i dati principali sulla vetrata.

  • Contattare le competenti Soprintendenze ai Beni Artistici e Storici e ai Beni Ambientali e Architettonici per un primo sopralluogo e per impostare l'intervento di restauro nelle sue linee essenziali. Se la proprietà è di un ente ecclesiastico, informare l'Ufficio per i Beni Culturali della Curia Vescovile di appartenenza che, secondo i recenti accordi tra il Ministero per i Beni Culturali e la Conferenza Episcopale Italiana, prenderà diretto contatto con le competenti Soprintendenze.

Rimozione della vetrata, studio storico-artistico e materico, progetto di restauro.

* In accordo con il restauratore, innalzare un ponteggio interno-esterno, secondo le norme di sicurezza in vigore.

* Mediante il ponteggio, provvedere:

  • ad un sommario rilievo dei piombi di ogni singolo antello mediante spolvero, a riportare su questo rilievo le rotture, le tessere o i frammenti di vetro mancanti;

  • a compilare una prima scheda d'insieme sullo stato dei vetri e dei piombi;

  • al rilievo architettonico esterno-interno del vano che ospita la vetrata, ad un'attenta verifica della muratura del fabbricato (lapidea, in cotto, ad intonaco,...) e dello stato dei telai, delle eventuali reti protettive della vetrata e del loro ancoraggi;

  • se necessario, per documentare situazioni particolari di degrado non più rilevabili dopo la rimozione della vetrata, si proceda a riprese fotografiche più particolarreggiate, soprattutto in relazione al rapporto vetrata-muratura ospitante.

* Affidare al restauratore, scelto in accordo con la Soprintendenza, la delicata operazione di rimozione della vetrata, il suo imballo ammortizzato per evitare vibrazioni e scuotimenti causati dal trasporto al suo laboratorio - previa accensione di polizza assicurativa -, tenendo presente che l'optimum sarebbe di procedere al restauro in loco, in ambiente idoneo e di assoluta sicurezza contro furti e incendi.

* Affrontare da subito un approfondito studio sul manufatto vitreo (aspetto stilistico, datazione, confronti con miniature, smalti, dipinti e sculture della stessa epoca, individuazione della scuola o bottega di appartenenza o di influenza, provenienza territoriale, aspetto formale e cromatico della stesura della grisailles), sul tema espresso nella vetrata e sui documenti, da affidare a storici dell'arte particolarmente competenti nel settore.

* Analoghe indagini devono essere esperite sulla materia-vetro sia da esperti restauratori sia da laboratori di analisi chimico-fisiche non distruttive, ai quali sottoporre campioni di vetri e di grisaille per analisi qualitative e quantitative e per determinare cause e modalità del loro degrado.

* Raccolti tutti i dati dei rilevamenti microclimatici, degli studi storico-artistici, delle analisi chimico-fisiche, della situazione muraria ai contorni della vetrata, procedere alla stesura del progetto di restauro, suddiviso in due capitoli:

  • restauro dei vetri, condotto dall'intera èquipe di esperti, ma steso sotto la diretta responsabilità del restauratore;

  • restauro del manufatto architettonico, dei telai, delle eventuali protezioni con reti o vetrata isotermica, a cura del tecnico in collaborazione con il restauratore.

Ogni progetto consisterà in una breve nota storico-artistica sulla vetrata, sulla qualità, quantità e stato dell'eventuale corpus vetrario che l'edificio conserva e sulla tipologia e storia dell'edificio stesso. Più dettagliata dovrà essere la descrizione e documentazione grafica e fotografica dello stato di fatto, dei principi generali cui il restauro si ispira, delle situazioni più delicate e della proposta di loro soluzione, con l'indicazione delle tecniche e dei materiali che verranno impiegati. Fanno parte del progetto i dati delle analisi microclimatiche (preferibilmente rilevati durante un intero anno solare) e di quelle chimico-fisiche.

Il progetto per divenire operativo deve ottenere il benestare della Soprintendenza competente o, se la proprietà è di un ente ecclesiastico, occorre prima conseguire il nulla osta della Curia Vescovile che provvederà a trasmetterlo alle Soprintendenze per ottenerne il definitivo benestare.

Le varie fasi del restauro conservativo.

E' sul tavolo luminoso del laboratorio, sul quale venne svolta l'indagine sui vetri, che viene affrontato il restauro conservativo, secondo la prassi che il restauratore, operando secondo i principi, la tecnologia e con i materiali consigliati dalla guideline del CVMA, continuamente aggiornati e riconosciuti dall'ICOMOS.

* Si deve procedere all'esame dei vetri, tessera per tessera, e rilevare:

  • fratture, incrinature, lacune, carbonatazione, fenomeni di corrosione a crateri, presenza di funghi, licheni e altre sostanze organiche, distacchi di lamelle di vetro,...;stato della grisaille e degli aventuali smalti: esame della loro "scala di tenuta" o del distacco (per squamazione o polverizzazione,...), presenza di ridipinture (a forno, a freddo) o di ricotture;

  • qualità e originalità dei vetri, loro datazione, tessere sostitutive delle originarie inserite in precedenti restauri, riutilizzo improprio e disarmonico di frammenti provenienti da altre vetrate;

  • ricomposizione in interventi precedenti di tessere lesionate con legature in piombo.

* Contemporaneamente si esamina lo stato dei piombi: perdita di elasticità, riduzione dello spessore per sfarinamento del metallo, insufficiente tenuta dei vetri per slabbramento delle ali, dissaldature, prolasso del reticolo dei piombi, modifiche rispetto al tracciato originario.

* Analogamente si procede all'esame accurato dei telai e delle reti di protezione.

Tutti i dati rilevati nell' esame della vetrata devono essere riportati in un disegno su carta da lucido, utilizzando simboli grafici suggeriti dal CVMA.

Per quanto riguarda il restauro vero e proprio, l'esecutore deve attenersi scrupolosamente al dettato della guideline del CVMA e alle esperienze positive ad essa collegate e divulgate in convegni, su pubblicazioni e riviste specializzate. In casi di particolare difficoltà o di delicate problematiche, il restauratore si rivolga al Comitato Tecnico-scientifico italiano.

Si tenga comunque presente che:

  • sono vietate sostituzioni di tessere anomali o mancanti con altre elaborate secondo le modalità del completamento stilistico. Nella necessità di inserire nuove tessere, queste - rispetto al contesto dei vetri - devono essere cromaticamente affini, ma non uguali, e graficamente sintetiche, in modo da rendere ancora leggibile nell'insieme l'antello, senza trarre in inganno con falsi l'osservatore. Le nuove tessere devono essere contrassegnate dalla data del restauro e dal nome o dalla sigla del restauratore;

  • sono da escludere tutti i materiali (resine epossidiche, ...) non reversibili e anche quelli la cui reversibilità può nuocere alla grisaille e agli smalti:

  • sono altrettanto da escludere materiali e tecniche non testate positivamente da laboratori scientifici specializzati sia italiani che stranieri.

Per quanta riguarda i telai, si proceda così:

  • se in ferro e ancora affidabili, dopo l'asportazione con sabbiatura dei residui di vernice e della ruggine, si provveda al loro recupero mediante trattamento manutentivo con prodotti e vernici idonei;

  • se in ferro e non più affidabili, si proceda alla loro sostituzione con altri dello stesso disegno e ingombro, ma con profilati che garantiscano la miglior tenuta perimetrale dell'antello vetroso, e costruiti con materiale non aggredibile, come il "bronzo marina" (una speciale lega di ottone, di buone caratteristiche dinamiche e autoproteggentesi con una patina bruna senza produrre verderame) o l'acciaio inox AISI 316 (sabbiato dopo l'assemblaggio, per togliere la lucentezza e renderlo simile al piombo).

L'iter e i procedimenti tecnici del restauro conservativo sono ben conosciuti dal restauratore esperto, e per questi si rimanda alla numerosa casistica.

Per il collaudo della vetrata, il restauratore dovrà presentare alla soprintendenza una "relazione di restauro", corredata da grafici e foto in quantità esauriente che - aggiornata nelle nuovamente acquisite conoscenze storico-artistiche e di inediti dati d'archivio - andrà a integrare quella già presentata assieme al progetto di restauro. Analoghe copie dovranno essere consegnate alla proprietà, al CVMA e, se trattasi di ente ecclesiastico, oltre che al parroco o al rettore della chiesa anche all'Ufficio per i Beni Culturali della Curia Vescovile di appartenenza.

A restauro concluso e avuto il benestare delle Soprintendenze competent, il restauratore ricollochi con ogni cura la vetrata restaurata nella sua sede architettonica, nel frattempo - se richiesto - anch'essa restaurata.

Una questione molto attuale: la "vetrata isotermica".

Il crescente degrado delle vetrate istoriate medievali del Centro-Nord Europa, ha suggerito agli studiosi della materia di dotare questi manufatti a rischio di vetrate protettive isotermiche, cioè di una protezione esterna che non si limiti ad affrancarli dall'azione corrosiva dell'atmosfera inquinata e dall'impatto, non meno devastante, del vento (assicurando protezione e conservazione dei vecchi piombi), ma che garantisca anche il medesimo microclima alle due superfici della vetrata.

Non c'è dubbio che questi risultati positivi siano pienamente assicurati dalla vetrata isotermica, costituita, per motivi di protezione, da cristalli multistrato antisfondamento 4+4 mm. Questa deve essere a tenuta stagna verso l'esterno e distanziata, possibilmente lungo l'intero perimetro, dalla vetrata istoriata di 30-60 mm, in modo da consentire all'aria-ambiente di avvolgere entrambe le facce della vetrata senza creare il dannoso "effetto-camino" e da assicurare loro la stessa temperatura e umidità. Ma di questo risultato positivo, il prezzo è pagato dall'architettura e in molti casi è veramente troppo alto, soprattutto in quegli edifici (cattedrali e chiese gotiche) nei quali la dimensione e il numero dei finestroni sono assai rilevanti.

Tutti gli esperimenti messi in atto manifestano evidenti controindicazioni che danneggiano la visione "storica" dell'edificio. A seconda delle soluzioni adottate, si hanno:

A) all'esterno;

  • effetto-specchio, con la proiezione sulle vetrate dell'ambiente che circonda l'edificio;

  • nel caso che la vetrata storica venga lasciata nella sua sede originaria e quella protettiva sia traslata verso l'esterno, si apporta unamodifica sostanziale del rapporto tra modanature del finestrone e architettura. Un esito particolarmente grave nel caso di finestroni a più lancette, ricchi di trafori marmorei "a giorno", e in presenza di rosoni;

B) all'interno:

  • effetto visivo di sdoppiamento dovuto all'ombra portata dai traversi della vetrata isotermica e dalle tracce dei falsi piombi, nel caso sia stato riportato con varie tecniche lo schema principale dei piombi veri sul vetro protettivo, nell'intento di rompere l'uniformità e l'effetto-specchio provocato dal nuovo diaframma vetroso. Un espediente che provoca serie difficoltà alla lettura dei vetri;

  • nel caso che, per meglio salvaguardare l'architettura del finestrone, la vetrata isotermica venisse collocata nella sede prima occupata da quella da proteggere e la vetrata istoriata venisse arretrata verso l'interno mediante una nuova struttura, la visione verrebbe disturbata dall'alone luminoso che ne segnerà ininterrottamente il perimetro. Questo elemento negativo potrebbe essere mitigato, ma non tolto, con l'applicazione di lamelle paraluce, una complicazione che snaturerebbe ulteriormente l'architettura interna del monumento e il valore architettonico della vetrata;

C) in ogni caso, a parte il delicato problema di ancorare in una struttura esile e antica i nuovi telai, si altererebbe notevolmente il carico gravante sulle snelle nervature verticali, sui trafori marmorei del finestrone e sulle barre orizzontali di ferro di oltre il 300% rispetto alla sola vetrata storica; sovrappeso dovuto alla vetrata antisfondamento e al nuovo telaio per sostenere la vetrata da proteggere.

Il problema rimane aperto e, se è consigliabile l'adozione della vetrata isotermica per vetrate di modeste dimensioni; negli altri casi, bisogna valutare l'effettivo stato di degrado attuale e prossimo della vetrata e dei piombi e metterlo a confronto con il danno che verrebbe inferto all'architettura con la collocazione della vetrata protettiva.

Ernesto Brivio gennaio 2002