LE VETRATE DE MATTEIS NEL BIRMINGHAM MUSEUM OF ART DI BIRMINGHAM, ALABAMA (USA)

Le vetrate realizzate dalla ditta fiorentina di Ulisse De Matteis entrarono a far parte del Birmingham Museum of Art dell’Alabama come nucleo facente parte della donazione effettuata dalla Fondazione Samuel H. Kress nel 19501: esse sono gli unici esempi raccolti in un museo americano dell’opera dell’atelier di vetrate fondato da Ulisse De Matteis (1828-1910), un pittore fiorentino piuttosto noto ai suoi tempi.

Le quattro vetrate sono delle rielaborazioni tratte da quattro delle sei vetrate create da Gualtieri di Fiandra e Paolo di Brondo tra il 1558 ed il 1561 per il Colloquio della Certosa del Galluzzo, il monastero certosino alle porte di Firenze fondato negli anni ’40 del XIV secolo2.

Come in quelle della Certosa, il medaglione centrale dei quattro pannelli De Matteis raffigura altrettanti episodi salienti della vita di S. Brunone (c.1030-1101), fondatore dell’Ordine certosino a Chartres.

Tre delle vetrate rappresentano episodi del funerale di Raymond Diocrès, maestro di Brunone alla scuola cattedrale di Notre Dame a Parigi: durante il funerale per tre volte Raymond alzò il capo e per tre volte gridò le frasi (che risultano riportate nelle vetrate della Certosa e in quelle di Birmingham): IUSTO DEI IUDICIO ACCUSATUS SUM; IUSTO DEI IUDICIO IUDICATUS SUM; IUSTO DEI IUDICIO CONDEMNATUS SUM; tali parole miracolose indussero Brunone a ritirarsi dal mondo e ad intraprendere la via dell’ascetismo.

Il quarto episodio rappresenta il sogno di Ugo, vescovo di Grenoble, che vide sette stelle d’oro cadere ai suoi piedi e poi di nuovo prendere il volo attraverso il cielo del Deserto della Chartreuse, luogo predestinato per la fondazione del primo monastero dell’Ordine3. L’iscrizione nella vetrata di Birmingham recita:EP(iscop)US VIDIT IN SOMNIO SEPTE[m] STELLAS4.

Sebbene le vetrate di Birmingham riportino la data del 1570 che si trova inclusa nell’incorniciatura di due delle vetrate della Certosa, non si tratta di un espediente della ditta De Matteis per ingannare lo spettatore: infatti il Maestro ha impresso il proprio marchio nell’angolo destro in basso di una delle sue vetrate.

L’atelier De Matteis raggiunse una grande popolarità ai suoi tempi; un catalogo pubblicato nel 1915, quando la ditta era sotto la direzione artistica del pittore fiorentino Ezio Giovanozzi, comprende la lista completa delle centinaia di commissioni che la ditta portò a termine dl 1859, anno di fondazione, fino alla pubblicazione del catalogo5:non soltanto furono realizzate vetrate per molti monumenti religiosi e civili di Firenze, ma la ditta vinse molti premi alle esposizioni e ricevette incarichi da tutta Italia, da alcune città europee e persino dall’America.

Nonostante questa fama, sono molto poche le ricerche intraprese sul De Matteis e poco si conosce della sua vita e della sua opera. Egli risulta incluso in svariati dizionari degli artisti italiani del XIX secolo e da tali notizie e dal catalogo del 1915 si può ricostruire un biografia sintetica6.

Ulisse De Matteis nacque a Firenze nel 1828 e dopo aver partecipato alla prima Guerra d’Indipendenza contro l’Austria, studiò pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze con il noto pittore Stefano Ussi. Tuttavia la carriera del De Matteis come pittore fu piuttosto breve: dagli anni ’50, con l’aiuto del chimico prof. Emilio Bechi, egli si dedicò alla pittura su vetro con smalti.

Con il vetraio Natale Bruschi, De Matteis fondò una società per la pittura a smalto su vetro che ottenne l’approvazione dall’Accademia e fece assurgere Bruschi e De Matteis ai più grandi onori negli ambienti accademici fiorentini.

Nel 1859 Ulisse De Matteis fondò a Firenze il suo studio per le vetrate assieme ai suoi due fratelli minori: anche la moglie dell’Artista, Veronica, lavorò nell’atelier come pittrice di vetrate7.

Ulisse De Matteis morì nel Febbraio 1910: il necrologio pubblicato sul Corriere della Sera informa che morì ad 82 anni, riporta la citazione di svariate commissioni eseguite a Firenze e fuori città, ed annovera la figura del Maestro nella cerchia dei pittori Macchiaioli, in compagnia di T. Signorini, G. Fattori e del suo primo maestro Stefano Ussi, col quale aveva vissuto un periodo di prigionia in Austria durante la Guerra d’Indipendenza8.

Nel 1904 Ulisse De Matteis ed i suoi figli assunsero il pittore fiorentino Ezio Giovanozzi come direttore artistico, nel tentativo di modernizzare lo stile del laboratorio9: il Giovanozzi infatti tendeva allo stile Liberty e alle composizioni di gusto neorinascimentale , al tempo molto richieste: dopo la morte del De Matteis, il Giovanozzi creò alcuni dei più vasti e meglio conservati cicli vetrari mai firmati dall’atelier.

Soprattutto ricercate erano le vetrate chiesastiche del Giovanozzi in stile neorinascimentale, diffuse a Firenze ed in Toscana a partire dal 1910: esempi sopravvivono nella chiesa Americana di Firenze, nella Cappella dell’Arcivescovo nel Palazzo dell’Arcivescovado, nella chiesa di S. Francesco ad Arezzo, ed in quella dei SS. Paolo e Donato a Lucca.

Lo stile neorinascimentale era molto diffuso anche in contesti "secolari" come banche, alberghi e dimore private.

E, verosimilmente, era per un ambiente privato che il laboratorio De Matteis aveva creato le vetrate di Birmingham durante il periodo di direzione artistica del Giovanozzi, probabilmente tra il 1905 ed il 1920.

La copertina del catalogo pubblicato dal Giovanozzi nel 1915 mostra il marchio della ditta che si ripete identico nelle vetrate di Birmingham ed in molte altre illustrate nel catalogo stesso. Così nel portale della Banca Commerciale Italiana del 1910 – sempre in catalogo – la decorazione neorinascimentale è arricchita da ghirlande e medaglioni centrali con le lettere iniziali del nome dell’istituto intrecciate a formare il logo della Banca: tali medaglioni risultano simili a quelli delle vetrate di Birmingham e a quelli originali della Certosa.

Mentre tale opera non risulta essere ancora esistente, un altro esempio coevo sussiste nell’Hotel Porta Rossa, in via Porta Rossa nel centro storico di Firenze10: sebbene la commissione non sia documentata, la ditta De Matteis vi ha inserito il proprio marchio, lo stesso riscontrabile su una delle vetrate di Birmingham; l’opera, coerente con lo stile neorinascimentale degli interni, è stata dipinta con figure ispirate alla pittura del Rinascimento, così come appare nella figura femminile che richiama la Primavera del Botticelli; le figure sono circondate da ghirlande e bordure che, come quelle del portale della Banca Commerciale, si avvicinano allo stile neocinquecentesco delle vetrate di Birmingham; soprattutto è possibile cogliere somiglianze con le vetrate ora in America per i colori, per lo stile delle figurazioni e per la scelta dei motivi ornamentali.

Queste "riproduzioni" del Rinascimento procurarono alla ditta la gran parte degli introiti, poiché esse erano molto alla moda in quel momento e dunque erano facilmente commercializzabili presso committenti privati e pubblici.

Il revival Rinascimentale per buona parte ruotava attorno all’abbellimento delle dimore private; durante la seconda metà del XIX secolo le classi elevate della società italiana e la borghesia amavano ornare le proprie case con mobilia neorinascimentale, riproduzioni di ceramiche e qualsiasi altro elemento d’arredo che richiamasse lo stile Rinascimentale; per tali committenti tutto ciò rappresentava una sorta di ritorno al grande passato artistico italiano.

Secondo Annalisa Zanni, quando Firenze divenne la capitale d’Italia nel 1865, il Neorinascimento si unì ed armoniosamente si fuse col Risorgimento11; infatti il revival neorinascimentale sembra aver avuto connotazioni politiche relativamente scoperte per gli artisti ed i committenti che decoravano le proprie case o i luoghi di lavoro con "ri-creazioni" rinascimentali.

Le vetrate di Birmingham furono prodotte con questo spirito nella Firenze degli inizi del XX secolo.

Per molte e differenti ragioni, lo stile neorinascimentale divenne altamente popolare anche in America, la futura casa delle vetrate De Matteis: nell’ultimo quarto del XIX secolo ricchi mecenati americani che si ritenevano i veri eredi della cultura italiana del Rinascimento, iniziarono ad importare arte italiana e riproduzioni di mobilia rinascimentale per le loro maestose abitazioni12 .

Ad esempio, numerosissimi oggetti d’arte e di arredamento italiani si riversarono nelle dimore di possidenti americani quali George Gray Barnard, William Randolph Hearst e William Boyce Thompson, quando nel 1916 Elia Volpi alienò gran parte dei dipinti e dei beni che aveva collezionato nel suo Palazzo Davanzati di Firenze13.

Nel decennio successivo Samuel Kress avrebbe iniziato a decorare la propria residenza di New York come un antico palazzo italiano14; secondo una descrizione, la grande abitazione venne provvista di "…grandi tavole e cassoni elaboratamente intagliati…una gran copia di maioliche, placche, piccoli bronzi e…sedie Savonarola e seggiole tipo Medici", che si aggiungevano alla collezione di dipinti italiani che il Kress si era procacciato con l’aiuto del suo patrono Alessandro Contini Bonacossi15.

Probabilmente Kress si era procurato le vetrate ora a Birmingham per il proprio palazzo: poiché le quattro vetrate corrispondono ad un tipo di vetrata venduta e pubblicizzata sul catalogo De Matteis del 1915, è possibile che Samuel Kress abbia commissionato egli stesso l’esecuzione delle vetrate direttamente al laboratorio De Matteis16; lo stile di tali "creazioni" ben si sarebbe accordato con quello della severa mobilia e dei quadri splendenti d’oro dell’appartamento neorinascimentale di Kress a New York.

 

Nancy M. Thompson

 


NOTE

1Un nuovo catalogo della Collezione Kress presso il Museo di Birmingham sarà pubblicato nella primavera del 2002. Questo saggio è uno stralcio dallo studio più ampio condotto da chi scrive per tale pubblicazione.

2 Sulla Certosa di Firenze vedi C. CHIARELLI – G. LEONCINI La Certosa del Galluzzo a Firenze, Milano 1982. Sulle committenze certosine a Firenze vedi C. CHIARELLI Le attività artistiche e il patrimonio librario della Certosa di Firenze: dalle origini alla metà del XVI secolo, Strasburgo 1984. Le vetrate della Certosa erano state attribuite inizialmente a Giovanni da Udine in base a somiglianze stilistiche con le vetrate da lui eseguite per la Biblioteca Laurenziana. Le evidenze documentarie hanno invece rivelato che le creazioni della Certosa spettano a Paolo di Brondo e Gualtieri di Fiandra (vedi C. CHIARELLI – G. LEONCINI La Certosa del Galluzzo, cit., pp.279-281).

3 C. CHIARELLI – G. LEONCINI La Certosa del Galluzzo, cit., pp.279-280.

4 L’iscrizione sulla vetrata della Certosa è più lunga rispetto a quella di Birmingham e recita: EP(iscop)US VIDIT IN SOMNIO SEPTE(m) STELLAS ANTE PEDES SUOS CADERE. Le iscrizioni delle vetrate della Certosa sono riportate in C. CHIARELLI – G. LEONCINI La Certosa del Galluzzo, cit., pp.279-280.

5 Una breve storia del laboratorio è contenuta nel catalogo di vendita del 1915 intitolato:Officina De Matteis, vetraria: per la costruzione e per il restauro di vetrate dipinte a smalto a gran fuoco, secondo il sistema degli antichi maestri, d’ora in poi citato come Officina De Matteis vetraria.

6 La scheda più cospicua è in Dizionario degli artisti italiani viventi, ed. Angelo De Gubernatis, Firenze 1892, pp. 174-175. I dizionari più tardi, compreso il Dizionario illustrato dei pittori, disegnatori, incisori italiani moderni e contemporanei del Comanducci (IV ediz., Milano 1972), sembrano derivare le loro informazioni dal De Gubernatis.

7 Veronica De Matteis esibì una vetrata raffigurante l’Angelo di Dio nella mostra dei materiali da costruzione del 1887 a Firenze (vedi nota 12 per ulteriori informazioni sulla mostra). Secondo una scheda su Ulisse De Matteis nel Dizionario dei pittori italiani, ed. A. M. Bessone Aureli, Città di Castello 1915, Veronica De Matteis vinse una medaglia d’argento ad un’altra mostra fiorentina.

8 Il necrologio del De Matteis è sul Corriere della Sera del 18 Febbraio 1910. Per maggiori informazioni, anche bibliografiche, sui Macchiaioli vedi A. BOIME The Art of the Macchia and the Risorgimento: Representing Culture and Nationalism in Nineteenth-century Italy, Chicago 1993. A pag. 185 Boime scrive che Ussi nel 1848 era nel Secondo Battaglione fiorentino che fu sconfitto a Mantova, e che fu imprigionato dagli Austriaci per diversi mesi. Forse anche De Matteis, seguendo le orme del maestro, si era unito al Secondo Battaglione.

9 Giovanozzi nacque a Firenze nel 1882 (vedi la scheda sul Dizionario del Comanducci, cit., pag. 1497). Era ancora in vita nel 1963, quando tenne una mostra delle proprie opere alla Saletta d’arte Gonnelli di Firenze.

10 La proprietaria dell’albergo Porta Rossa non sa precisare la data dei lavori di ammodernamento degli interni: ella ritiene che gli interventi del De Matteis possano risalire agli inizi del XX secolo. Poiché la commissione per il Porta Rossa non risulta inclusa nel catalogo di vendita del 1915, si può ritenere che i lavori siano di poco posteriori alla pubblicazione del catalogo stesso.

11 A. ZANNI The Neo Renaissance as the image of the private,in "Reviving the Renaissance", ed. R. Pavoni, Cambridge 1997, pag 142.

12 R. G. WILSON Expression of identity, in "The American Renaissance", New York 1979, pp.10-25.

13 R. FERRAZZA Palazzo Davanzati e le collezioni di Elia Volpi, Firenze 1993, vedi soprattutto il capitolo intitolato "Palazzo Davanzati: un simbolo della "Fiorinità" negli Stati Uniti tra la prima Guerra Mondiale ed il crac di Wall Street", pp.145-222.

14 M. PERRY The Kress Collection, in " A gift to America: Masterpieces of european painting fron the Samuel H. Kress collection", New York 1994, pag 16.

15 E’ la descrizione di John Walker, già curatore della National Gallery of Art di Washington. Vedi il suo libro: Self Portrait with Donors, Boston 1973, pp.133-153.

16 E’anche possibile che Kress si sia procurato le vetrate tramite il suo contatto commerciale a Firenze, Alessandro Contini Bonacossi. Vedi M. PERRY The Kress Collection, cit., pp.16-19 per le relazioni tra Kress ed il Contini Bonacossi.