RESTAURI OTTOCENTESCHI
L’ATELIER BERTINI

Le vetrate del Duomo di Milano dal punto di vista chimico
(con particolare riferimento alle vetrate del Bertini)

Nell’ottocento l’attività dei Bertini riguardante la produzione di vetrate si è molto basata sulla smaltatura dei vetri.

E’ stato quindi interessante procedere al rilievo degli elementi presenti nelle parti colorate delle vetrate, per stabilire la composizione degli smalti usati.

Per tali rilievi è stato utilizzato un metodo non distruttivo (lo spettrometro a dispersione di energia EDAX, PV 9500 PHILIPS

Pur ricordando che il metodo utilizzato è di tipo qualitativo e semiquantitativo, e che quindi non dà risultati quantitativamente esatti, operando alle stesse condizioni è possibile confrontare le percentuali di elementi presenti nei diversi campioni, almeno a titolo orientativo, sempre che non siano presenti elementi leggeri (inferiori al sodio), che non sono registrabili con questo tipo di analisi.

Va anche ricordato che quando gli elementi che costituiscono il campione sono in numero superiore a otto, la composizione percentuale non può essere ottenuta in ossidi, ma in elementi.

La tabella Smalti '800 riporta i risultati delle analisi eseguite su alcuni campioni di vetrate ottocentesche prodotte dai Bertini, recanti smalti di tinte diverse.

Come si può osservare in tale tabella i cromofori inorganici utilizzati erano: composti di cobalto, cromo e rame per il verde e il blu verde, composto di ferro per il giallo, composti di oro per il rosso.

Allo scopo di inquadrare queste composizioni e avviare una raccolta di dati (per ulteriori considerazioni, a carattere più generale), sono stati compiuti rilievi della composizione di vetri di epoche diverse e di diversa colorazione e il rilievo della quantità di ossidrili presenti, nel tentativo di mettere in relazione la composizione dei vetri, la loro provenienza, l’anzianità e lo stato di alterazione.

Mentre il rilievo della composizione è stato fatto con il citato sistema non distruttivo a dispersione di energia, il computo degli ossidrili presenti(indice del grado di alterazione del vetro) è stato eseguito con uno spettofotometro operante nella regione dell’infrarosso (FT-IR NICOLET 510).

I pochi campioni a disposizione e il loro diverso spessore, nonché i limiti del sistema a dispersione di energia non permettono di presentare risultati soddisfacenti e ancor meno conclusioni.

L’argomento necessita di un vaglio ben più ampio ed approfondito, alla luce di un maggior numero di dati (provenienti da campioni certi) e di ulteriori notizie; si ritiene possa essere comunque di interesse riportare qualche tabella riassuntiva, almeno per dare un’ idea del tipo di lavoro che si sta portando avanti e degli elementi rilevati nelle prime indagini.

Nella tabella Confronto tra vetri di diverse epoche sono riportati i risultati ottenuti su campioni di vetrate del ‘400, ‘500, ‘800 e attuali, confrontati a parità di tinta(incolore, blu, rosso, plaqué).

Dato significativo è l’alto contenuto in potassio che si riscontra in generale nei campioni più antichi (salvo l’eccezione del vetro incolore del quattrocento), tenore che di solito diminuisce man mano che ci si avvicina alla nostra epoca.

Il contenuto in potassio è stato messo in relazione alla provenienza della materia prima (mediterranea per i vetri meno potassici, tedesca per quelli più ricchi in questo elemento) e all’alterabilità del vetro: quelli tedeschi maggiormente ricchi in potassio sarebbero possibili di una maggiore alterabilità, in quanto tale elemento facilita la fissazione degli ossidrili con il susseguente frazionamento delle catene silicatiche.

Inoltre la maggior quantità di ossidrili sarebbe da ascrivere ( a parità di altre condizioni) alla maggior anzianità di un vetro.

Il rilievo del tenore in ossidrili fatto su vetri di epoche diverse, ha in effetti messo in evidenza una maggior quantità in ossidrili nei campioni più antichi.

Sono naturalmente necessarie maggiori indagini e considerazioni per poter discernere tra l’alterazione di un vetro causata dalla sua anzianità e l’alterazione dovuta alle condizioni ambientali alle quali il campione è stato esposto mediante il collegamento con la sua composizione iniziale.

Va anche tenuta presente l’influenza della lisciviazione sulla composizione che si rileva attualmente.

I limiti delle tecniche e le numerose varianti rendono complessa l’interpretazione dei dati ottenuti: ulteriore raccolta di dati su un maggior numero di campioni e l’osservazione microscopica degli stessi permetterà id collegare diversi rilievi nel tentativo di ottenere un quadro diagnostico, che si spera di poter presentare in un prossimo futuro.

Si pensa di ottenere risultati più omogenei e di più chiara interpretazione con il controllo in atto sulle vetrate del Duomo di Milano.

Rilievi semestrali sugli stessi campioni, scelti con diverse composizioni e diversa colorazione ed esposti su lati diversi della cattedrale permetteranno di valutare il processo di alterazione nelle diverse condizioni, onde apportare le necessarie protezioni e salvare così questo nostro magnifico patrimonio artistico.

 

Margherita Superchi