SCAVI E REPERTI

L'Inghilterra sassone tra il VII e il IX secolo

Missioni archeologiche e scavi nell'area della Mezzaluna fertile

MISSIONI ARCHEOLOGICHE E SCAVI NELL'AREA DELLA MEZZALUNA FERTILE

Caterina Pirina, gennaio 2003

Il bacino orientale del Mediterraneo, quell’area solitamente denominata "Mezzaluna fertile", è stato nella prima metà del secolo XX, il "luogo deputato" di numerosi scavi archeologici che hanno permesso il recupero di un considerevole corpus di transenne e di vetri di estrema importanza per la storia della vetrata medievale.

Inizio propositivo posson essere considerati i reperti rinvenuti durante i notissimi scavi condotti negli anni 1905-08 dal Quibell nel monastero d'Apa Jeremias a Saqqara ; un ritrovamento che costituisce il primo consistente apporto al corpus di vetri da finestra altomedievali1.

Un corpus che si andò configurando attraverso la serie di campagne di scavo condotte, alcuni anni più tardi, tra il 1930 ed il 1950, nell'area di Gerasa e della Decapoli .

Alla fioritura di missioni non fu ininfluente la situazione geopolitica creatasi dopo la prima guerra mondiale, con la caduta dell'impero ottomano; poiché nel 1922 il mandato della Società delle Nazioni, ratificando l'accordo "Sykes-Picot" stipulato nel 1916, assegnò alla Francia il controllo diretto del Grande Libano e della costa siriana nordoccidentale; mentre, a sua volta, la Gran Bretagna rivendicò la Palestina; e l'anno dopo, nel 1923, ottenne dalla Società delle Nazioni che l'emirato autonomo della Transgiordania venisse posto ufficialmente sotto mandato britannico.2 Le missioni di scavo che seguirono tale spartizione ebbero pertanto l'appoggio dei relativi organismi governativi (v. Mappa degli scavi nel bacino del Mediterraneo).

Mappa degli scavi nel bacino del Mediterraneo

 

Missioni archeologiche francesi

 
 

Missioni in altre aree

 
 

Missioni archeologiche
britanniche

 
 

Reperti di fornaci

 

In Siria le campagne di scavo furono rese possibili dai consistenti appoggi di organismi governativi: a Bosra, le prime sistematiche indagini vennero condotte dal de Vogüé.3 A Qasr-El-Heir-El-Gharbi la missione di scavi, diretta da D. Schlumberger, fu sostenuta finanziariamente sia dalla Académie des Inscriptions, che dal governo siriano.

E, occasione straordinaria , l'aviazione militare, l'Air au Levant diede un decisivo supporto logistico alla serie di campagne di scavo a offrendo la possibilità di numerose ricognizioni a bordo di un aereo messo a disposizione degli archeologi.4

Non molto diverso fu il sostegno alle missioni archeologiche in territorio palestinese sotto il protettorato britannico. Durante gli anni 1936-40, D.C. Baramki fu impegnato in quattro campagne di scavo al palazzo di Khirbat - El Mafjar.5 I resoconti di tale missione apparvero sulla QDAP, la rivista edita dalla Oxford University Press di Londra per il Governo della Palestina.6

Gli scavi condotti negli anni 1928-30 a Gerasa [Jerash] furono supportati dall’azione congiunta della Yale University e dalla British School of Archeology at Jerusalem. Nella chiesa di S. Teodoro appartenente al periodo tardo romano –bizantino( sec. IV.VII) vennero rinvenuti numerosi cives di varie dimensioni (cm. 20-25) incastonati in frammenti di grate in stucco.7

Nel 1932 in Transgiordania le autorità del "Transjordan Department of Antiquities" assicurarono ai Francescani dello "Studium Biblicum Franciscanum" [rappresentanti della "Custodia della Terrasanta"] la possibilità di esplorare le rovine di Siyagha [Mount Nebo]; fu per padre S. Saller un momento decisivo: l’archeologo francescano riconobbe nel sito il probabile luogo di sepoltura di Mosè descritto come tale dai pellegrini.8 A seguito di tali indagini esplorative, il 4 ottobre dello stesso anno, i membri della tribù Wekhyan cedettero i loro diritti sullo sperone montagnoso nord-ovest di Siyagha al rappresentante del Custodia della Terrasanta; cessione ratificata sia dal direttore del Transjordan Department che dal Primo Ministro della Transgiordania. Fatto che rese possibile una imponente campagna archeologica preparata con grande accuratezza: il monastero sul Mount Nebo fu, negli anni 1933, 1935, 1937, esplorato sistematicamente da tre missioni di archeologi francescani appartenenti allo Studium Biblicum Franciscanum e dirette dal Saller.10 Tra il ricchissimo arredo sono state rinvenute transenne con incastonati cives di varia dimensione.

Né a questo fervore di scavi restarono estranee le missioni tedesche: a seguito delle ricognizioni e dei sondaggi condotti negli anni 1907-1909 dall'architetto francese Henry Viollet, i primi scavi sistematici a Samarra furono condotti in due imponenti campagne (nel 1911 e nel 1913) dalla missione Deutsche Morgenlandische Gesellaschaft organizzata da Friedrich Sarre e diretta da Ernst Herzfeld.11 Il logorarsi dei reciproci accordi della Triplice Alleanza e delle relative assegnazioni diplomatiche determinarono una battuta di arresto delle campagne archeologiche tedesche.12 I lavori di scavo vennero ripresi solo più tardi, nel 1936, dall'Iraq Directorate of Antiquities.13

I numerosi scavi dunque hanno evidenziato un'estesa area di utilizzo del vetro da finestra, ed hanno proposto momenti di studio e di riflessione sulla complessa koiné artistica frutto del sedimentarsi, su di un sostrato romano, di astrati bizantini ed arabi.

Tale area risultò quindi il centro ed il crogiolo di una produzione del vetro da finestra che nella ampia definizione di "arte bizantina" ingloba anche, come zona periferica, i cives rinvenuti nelle strutture murarie della ravennate chiesa di S. Vitale (v. Ravenna Museo 1 ).

Più ancora che il primo rinvenimento nel 1905 fu determinante nell'avvalorare la assegnazione all'area bizantina di tali cives un secondo rinvenimento avvenuto nel 1930, negli anni in cui l'attenzione degli studiosi era focalizzata sui monumenti cristiani e musulmani della Mezzaluna fertile.14

Prevalse dunque in quel trentennio una tesi che potremmo definire per comodità "orientalista" e che risultò determinante nell'affrontare il problema dell'origine della vetrata in Occidente. Tale impostazione metodologica è ripresa e confermata dal Franz.15 Lo studioso infatti ravvisa l'origine del rosone occidentale nelle finestrature siciliane che mediano l'arte islamica. Analogamente la Frodl Kraft riconduce i repertori decorativi delle vetrate cistercensi alle qamaryeeh siriane importate dalla repubblica veneta.16

Scavi e prospezioni nell’area mediorientale vennero dopo l’ultimo conflitto bellico ripresi con felice esiti: a Jalame ed Hadeira vennero alla luce due fornaci.17 E nuovo fervore di studi ha approfondito le problematiche emerse con gli scavi degli anni ‘30.18

E tuttavia, pur non essendo la tesi "orientalista" confutata, il corso di esplorazioni e di studi condotti dopo il 1950 nell'Occidente ha focalizzato l'interesse critico verso altre problematiche.19 Gli studi dei frammenti vitrei rinvenuti negli scavi attuati nelle due chiese sassoni gemelle di Jarrow e Monkwearmouth20 hanno confortato le ricerche sul vetro da finestra nelle Terre dell’Impero e sugli incunaboli della vetrata occidentale v. Scavi e reperti nell'Occidente altomedievale.


NOTE

1QUIBELL Excavations at Saqqara, 1906-07, p.68 ; 1907-08, p. 5. Si veda la ponderosa e fondamentale opera: K.A.C. CRESWELL Early Muslim Architecture, t. I, Oxford 1932, p. 83. Il Creswell dopo aver prestato servizio durante la guerra nell'aviazione, nel 1919 venne nominato "Inspector of Monuments to the Occupied Enemy Territory Administration". Tale carica ispettiva gli permise una conoscenza approfondita dei beni architettonici di Siria e Palestina. A seguito della prima guerra mondiale la Gran Bretagna, deposto il chedivè 'Abbas Hilmi II a favore di Fua'ad I (1917-36) impose un regime di protettorato; protettorato cui, nel 1922 rinunciò sia pur solo formalmente. Grazie all'appoggio concessogli da di Fua'ad I, il Creswell poté seguire direttamente gli scavi anche in territorio egiziano.

2Per la Gran Bretagna il protettorato su Transgiordania e Palestina creava un corridoio strategico essenziale per il collegamento tra canale di Suez e le immense riserve petrolifere dell'Iraq; terreno questo di conflitto degli interessi anglo-tedeschi. Dietro infatti scontri bellici e controversie diplomatiche si celavano gli interessi delle multinazionali del petrolio per i bacini petroliferi di Kirkuk; e, più precipuamente, quelli della multinazionale anglo- franco- olandese- americana "Iraq Petroleum Corporation". A Samarra dopo alcuni assaggi di scavo eseguiti nel 1907 dal conte Viollet (e pubblicati nel 1909 e nel 1911), furono condotti scavi sistematici dalla spedizione tedesca diretta da Sarre ed Herzfeld . Sui reperti vitrei di Samarra si vedano i fondamentali testi: J. LAMM Die Glass von Samarra, Berlino, 1928, pp. 111-28, ill. 63-76, tavv. X-XII; ID Die mittelalterliche Glaser und Steinmitearbeiten aus dem nahen Osten, voll. 2, Berlino, 1929.

3 M DE VOGŰE’ SyrieCentrale

4 D. SCHLUMBERGER Les fouilles de Qasr - El -Heir - El - Gharbi, 1936-38 in "Syria", n. 20, 1939, pp. 195-237 e pp. 324-73.

5 Il sistematico procedere delle quattro campagne di scavo condotte negli anni 1936-40 portarono alla luce numerosi frammenti. Le finestre del palazzo al primo piano avevano grate di stucco con trafori di varie dimensioni nei quali erano incastonati frammenti di vetro. Una notevole quantità di lastre appartenute alle qamaryyeh sono state rinvenute nelle stanze IVb, Vb, IVb’, VIb’ VIIb’, nonché nei portici nord e sud; frammenti simili sono stati ritrovati nella peschiera.
Le grate erano solitamente dipinte in rosso, talora in nero. In alcuni di questi reperti sono fissate tessere di vetro di varia forma e spessore. Molti vetri sono dipinti in nero con disegni geometrici o a racemi.

6 Si vedano i resoconti di scavo di D. C. . BARAMKI Excavations at Khirbet el-Mafjar I in "The Quartely of the Department of Antiquities in Palestine"( QDAP), V, n. 4,1936, pp.132-38; ID Excavations....II in "QDAP ", VI, n. 3, 1936pp. 157-68; ID Excavations....n in "QDAP", VIII, nn. 1-2, pp51-53; ID Excavations... in "QDAP", X , n. 4. Un non trascurabile approfondimento è stato recentemente dato dalla Brosh che nel 1988, in occasione dell’11° congresso della AIHV [Association International pour l’Histoire du Verre] ha puntualizzato il contesto storico- architettonico esaminando le configurazione delle transenne e il repertorio fitozoomorfo dei frammenti vitrei.

7 Un resoconto dettagliato di tali scavi è stato edito da C. H. KRAELIG Gerasa, City of Decapolis, New Haven American School of Oriental Research, 1938. La datazione dei cives è stata oggetto di revisione da parte dello Harden che li assegna al VI secolo.

8 Nella Bibbia (Deuteronomio,34) è detto: "Mosè salì dalle steppe del Moab sul Monte Nebo cima del Pisga, che è di fronte e Gerico. Il Signore gli mostrò tutto il paese. ...Mosè servo del Signore, morì in quel luogo".

9 La Transgiordania, il Negev e gran parte dell'Irak, compresi il bacino del Kirkuk ed il deserto ad ovest dell'Eufrate erano sotto il protettorato britannico. In particolare, nel 1923 l'emirato autonomo della Transgiordania era stato dalla Società delle Nazioni posto ufficialmente sotto mandato britannico. Per la Gran Bretagna il protettorato su Transgiordania e Palestina permetteva un corridoio strategico essenziale per il collegamento tra canale di Suez e le immense riserve petrolifere dell'Iraq. terreno questo di conflitto degli interessi anglo-tedeschi. Dietro infatti scontri bellici e controversie diplomatiche si celavano gli interessi delle multinazionali del petrolio per i bacini petroliferi di Kirkuk; e, più precipuamente, quelli della multinazionale anglo- franco- olandese- americana "Iraq Petroleum Corporation" Il mandato sull'Iraq venne confermato ufficialmente nel 1920 in occasione della Conferenza di Sanremo, e, di fatto, la Gran Bretagna lo mantenne anche dopo l'indipendenza dell'Iraq (1930), poiché inglesi rimasero i quadri amministrativi e militari ed i centri aeroportuali.

10 Si veda il resoconto degli scavi di padre S. I. Saller Ancient Glass from Siaghah (Mount Nebo) in "The Revue of Terrasanta College", 1935, I, p.96; e in The Memorial of Moses on Mount Nebo, Jerusalem, 1941, p. I, pp. 64-66.

11 Il resoconto della spedizione fu dallo Herzfeld edito in una ponderosa opera in 6 volumi Ausgrabungen von Samarra, Berlino Hamburg 1923 -48. L'occupazione inglese venne confermata nel 1920 dalla conferenza di Sanremo che attribuì alla Gran Bretagna il mandato sul paese". A loro volta gli interessi economici della Germania, e, particolarmente della Deutsche Bank, gravitavano attorno alla linea ferroviaria "Bagdad- Bahn" e alle sue diramazioni fino ai golfi di Adalia e di Antiochia; e si incentravano su di un colossale lavoro di bonifica nella pianura di Konia includendo anche Aleppo ed il golfo di Alessandretta.

12 A rafforzare i legami della triplice Alleanza la Germania, nel 1913, aveva appoggiato il progetto di una linea ferroviaria italiana Adalia-Bagdad ed Adalia -Smirne-Aidin.

13 ........

14 Nel 1905 durante alcuni lavori alle strutture murarie della chiesa ravennate di S. Vitale furono ritrovati vari cives. Un successivo intervento condotto nel 1930 lungo i muri perimetrali della stessa chiesa dal Bartoccini sovrintendente dei Monumenti di Ravenna, incidentalmente portò alla luce molti altri frammenti vitrei: Ne diede notizia il Cecchelli (C. CECCHELLI Vetri da finestra del S. Vitale di Ravenna,in "Ravenna Felix", 1930, pp. 1 – 20), che vi ravvisò , tenendo presente la localizzazione e lo strato del rinvenimento, i resti dell’invetriatura di S. Vitale. Non va sottovalutato il fatto che nel settembre 1932 a Ravenna fu tenuto il III° Congresso Internazionale di Archeologia Cristiana, concluso da visite guidate a Pola, Parenzo, Trieste, Aquileia, Grado, Venezia. Un congresso cui partecipò anche il Saller che considerò tale evento culturale un utile momento di riflessione e di acculturazione per le spedizioni a Siyagah allora in fase di allestimento.

15 H. G. FRANZ NeueFund zur Geschichte des Glasfenster in"Forschungen und Forschritte" ,1955, pp. 306 –12; ID Les fenêtres circulaires de la cathédrale de Cefalù et le problème de l’origine de la "rose" du moyen âge, in Cahiers archéologiques ", IX, 1957, pp. 253 – 70.

16 E.FRODL KRAFT Das Flechtwerk' der Fruhen Zisterzienserfenster in "Wiener Jahrbuch fur Kunstgeschichte", XX, (XXIV), 1965, pp.7-26; ID Die Glasmalerei: Entwicklung, Technik, Eigenart Vienna, 1970; ID Die mittelalterlichen Glasgemalde in Niederosterreich - Corpus Vitrearum Medii Aevi, Osterreich II, pt. I, Vienna, 1972.

17 Jalame Hadeira si vedano i resoconti. A distanza di trent’anni da Abdul-Hak (1958), in occasione dell’11° congresso dell’Association Internationale pour l’Histoire du Verre, la Brosh (1988) è tornata su tali materiali omayyadi, rendendo noti i dettagli delle transenne, del vetro piano dipinto a motivi fitomorfi e del contesto storico-architettonico in particolare di Khirbat al-Mafjar, nella Valle del Giordano a Nord di Gerico (attualmente esposti al Rockfeller Archaeological Museum di Gerusalemme). La pubblicazione di altri materiali omayyadi era nel frattempo apparsa entro il volume su Qasr al-Hayr Est (Grabar et Al., 1978, vol. I, pp. 140 e 144). Arce (2002) ha ripreso globalmente l’argomento, studiando per la missione archeologica spagnola presso la Medina omayyade e la cittadella di Amman.
Meyer, 1989, p. 219. Lacerenza (2001, pp. 186-88) ha raccolto le testimonianze scritte di ambito ebraico sull’uso sia di dischi/piatti che di lastre nell’architettura mediorientale.

18 Si vedano i seguenti saggi: ABDUL –HAK Contribution a l’étude de la verrerie musulmane du VIIe au XV siècle in "Annales du 1er Congrés des " Journées Internationales du Verre " août 1958, Liegi, pp 79-96

19 Si vedano le relazioni presentate al seminario lucchese del 1999 e pubblicate in "La vetrata in Occidente dal IV all'XI secolo" Atti delle giornate di studi Lucca 23-25 sett. 1999, Lucca 2001. Per una approfondita indagine sull’argomento è fondamentale l’esauriente testo in fase di pubblicazione:F. DELL’ACQUA La vetrata tra l’età tardoimperiale e l’altomedioevo: Le fonti, l’archeologia.

20 R. Cramp per prima ha affrontato la complessa problematica legata a tali reperti istituendo un basilare metodo di analisi e di inventariazione